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Principi generali in materia di azioni societarie


Oggi con l’ibridazione degli strumenti finanziari diventa difficile dire le caratteristiche minime per dire che un certo titolo è un’azione. Un tempo si diceva che le azioni dovevano consentire almeno in alcuni casi al soggetto di votare, si ricercava nel voto uno degli elementi caratterizzanti l’azione. Questo non è più vero, perché il voto non è più una caratteristica tipica dell’azione, perché ci sono azioni che non hanno il diritto di voto.
Il potere degli azionisti di attivare determinati procedimenti interni, come nominare dei rappresentanti del consiglio di amministrazione, è un potere che non è più di monopolio delle azioni, perché la riforma prevede che anche altri strumenti possono esprimere i loro rappresentanti.
Il fatto che un tempo si poteva distinguere tra obbligazione che potevano avere un pagamento di interessi, mentre le azioni avevano solo il diritto ad ottenere una remunerazione qualora ci fossero utili, anche questo non è più decisivo.

Quindi non c’è modo per identificare la fattispecie azione, non è definibile il suo contorno. Però è possibile individuare un aggancio minimo per individuare la fattispecie che è quello della necessità di sopportazione dei risultati dell’attività d’impresa, l’azione è necessariamente esposta alla perdita degli investimenti per chi è titolare in conseguenza dell’andamento degli affari sociali. Si estingue il diritto di ottenere il rimborso se gli affari della società non prevedono il rimborso. Altri strumenti invece prevedono comunque il diritto di essere pagati. Giuridicamente il diritto del creditore non è distrutto dall’andamento negativo dell’impresa societaria, mentre quello dell’azionista è distrutto dall’andamento dell’impresa societaria e l’azionista non può ottenere nessun rimborso.
Gli americani definiscono gli azionisti come coloro che ottengono qualcosa dopo tutti gli altri.
In diritto bisogna andare a vedere le regole che si applicano per stabilire la qualificazione che si deve dare.

La fattispecie minima azione è la situazione nella quale il titolare ha il diritto ad un rimborso. Le azioni possono avere diritti diversi come contenuto della partecipazione però questa possibile diversità avviene soltanto per categorie, non ci può essere un’azione che da sola può essere diversa da tutte le altre.
Pur potendo sussistere azioni che hanno diversi diritti nelle diverse categorie, una caratteristica delle azioni delle società italiane è che il valore nominale delle azioni deve essere sempre lo stesso e se la società emette azioni senza valore nominale non vi possono essere altre azioni emesse da quell’impresa che hanno valore nominale.
AUTONOMIA DELLE AZIONI : da sola l’azione è idonea a veicolare la partecipazione sociale, quindi ciascuna azione ha un contenuto giuridico uguale a tutte le altre senza che sia collegata a tutte le altre. Ogni azione ha un valore giuridico a se.


Inscindibilità delle azioni


INSCINDIBILITÀ DELLE AZIONI : impossibilità di avere titolari diversi con riferimento ai diritti diversi che l’azione porta. In linea di massima non si può attribuire diritti delle azioni a soggetti diversi, ma devono stare attaccati l’uno all’altro in capo ad una sola persona. Mito del passato che viene molto eroso dal gruppo moderno sotto varie forme: si può in nome dell’inscindibilità consentire che venga venduto il diritto di voto o che si disponga delle azioni da consentire l’esercizio di alcuni diritti da parte di un soggetto che non è titolare. Il mito della inscindibilità oggi è contestato, perché c’è una scissione tra proprietà e voto.
Rimane comunque fermo il principio che una separazione a volontà delle parti dei diritti non si può realizzare, ma ci sono circostanze specifiche previste dalla legge.

LIBERA TRASFERIBILITÀ DELLE AZIONI : questo distingue la spa dalla srl, dove si può addirittura vietare di trasferire la propria partecipazioni ad altri, questo è inammissibile nelle spa. Si può prevedere la non trasferibilità per un periodo limitato, come i primi 5 anni.

Valore delle azioni


VALORE NOMINALE : cifra pattuita per il capitale diviso il numero delle azioni.
VALORE AZIONI : ogni azione ha un valore contabile che può essere superiore o inferiore al valore nominale. Il valore contabile è dato dalla divisione tra il patrimonio netto contabile e il numero delle azioni. Questo valore non è necessariamente corrispondente al valore di mercato, nel valore di mercato si possono esprimere valutazioni che attengono alle prospettive future della società, o preoccupazioni per l’andamento del tasso di interesse. Il valore di mercato può essere accertato da meccanismi particolarmente affidabili sul corretto funzionamento dei mercati regolamentati.
Ciascuna azione si porta con sé una serie di diritti che sono la manifestazione della complessità della partecipazione sociale. Chi acquista con l’azione, acquista una serie di diritti, di obblighi e di facoltà, questo viene definito come uno status.
Ci sono dei diritti patrimoniali, amministrativi come quello di voto o le iniziative che si possono assumere per le decisioni. In tempi moderni hanno acquisito particolare importanza quei diritti che in realtà sono poteri che dipendono da un esercizio congiunto con altri soggetti detentori di azioni o diritti che dipendono che il titolare raggiunga una certa soglia di detenzione delle azioni rispetto alla totalità. Questi sono diritti di minoranza qualificata. Il diritto di far parte di un’aggregazione di minoranze qualificate è un diritto personale.
I soggetti che facilmente raggiungono le soglie di minoranze qualificate sono gli investitori istituzionali. Però quando gli investitori istituzionali vedono che il manager non si comporta bene, non lo attaccano, ma lasciano correre.
I diritti non misurabili, quelli che non hanno alcun apporto con l’entità della partecipazione. La titolarità di membro si esprime con questi diritti.


Diverse categorie di azioni


Sono un’eccezione di uguaglianza di azioni, perché attraverso le categorie di azioni si possono avere soggetti che si chiamano azionisti però con diritti diversi, ma sono anche una conferma perché si parla di categorie ma non differenziazioni tra singole azioni.
Se c’è una categoria di azioni con diritti speciali, è la maggioranza di quella categoria che ha l’ultima parola per decidere sulle modifiche. Questa è la norma sulle assemblee speciali che prevede una sorta di doppia decisione per la modifica dei diritti di categoria: ovvero per la modifica deve essere raccolta la maggioranza dei detentori delle azioni ordinarie e accanto a queste una delibera conforme riservata soltanto ai partecipanti alla categoria dei diritti speciali che devono concordare sulle modifiche dei diritti speciali.
Lo strumento di difesa delle assemblee speciali è attivabile tutte le volte in cui vi sia un pregiudizio di carattere giuridico oppure si può avere un ricorso alla tutela delle assemblee speciali anche quando il pregiudizio è di fatto:
L’orientamento che prevale nel diritto italiano è di non riconoscere la tutela ai diritti di fatto.
Quanti tipi di azioni di categoria con diritti speciali sono possibili: Teoricamente un numero infinito perché non ci sono regole che impediscono la creazione di azioni con diritti speciali, purché questi diritti appartengano ad una categoria. Il limite è il limite della fattispecie minima azione. È il mercato che comunque stabilisce se le azioni vanno bene o meno, perché i soggetti possono creare tutte le azioni che vogliono, basta che rispettino i principi generali. Le norme sulle categorie di azioni non si applicano alle prestazioni accessorie, che infatti non sono azioni di categoria.
Le azioni per i dipendenti sono azioni di categoria che hanno diritti speciali non utilizzabili all’interno dell’assemblea della società, ma esercitabili all’interno dell’impresa. Le azioni di godimento vengono emesse dalle società che sono concessionarie di opere di pubblica utilità che nel corso del tempo non hanno più bisogno del capitale del quale sono state fornite per realizzare l’opera e quindi possono già iniziare a restituire parte del capitale. Coloro che sono obbligati ad uscire dalla società perdono il vantaggio di ottenere la crescita del valore dell’azione in borsa, quindi a questi soggetti si danno delle azioni che consentono di godere di vantaggi di utili rispetto agli altri che rimangono. Questi azionisti hanno un’assimilazione agli azionisti ordinari.
Tratto da DIRITTO COMMERCIALE DELLE SOCIETÀ di Valentina Minerva
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