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Procedimento di formazione di un contratto

Per giungere alla conclusione di un contratto spesso è necessario un periodo di trattative, sia per negoziare il contenuto di accordi in formazione, sia per svolgere quegli eventuali accorgimenti tecnici e legali che possono servire per valutare la convenienza dell’affare.
Durante queste trattative le parti debbano comportarsi secondo buona fede.
Il contratto si conclude con la redazione comune del testo negoziale seguita dal consenso delle parti, attraverso: dichiarazioni congiunte (sottoscrivendo un unico documento) o simultanee (scambio di 2 dichiarazioni identiche).
Vi è anche la possibilità di inoltrare  un ordine (forma) con avviso di ricezione automatica, si tratta di un fenomeno tipico della contrattazione on line.
Nel procedimento di formazione dei contratti vi sono 2 atti fondamentali (entrambi pre-negoziali):
1)proposta: atto con il quale una parte prospetta all’altra il contenuto del contratto.
2)accettazione:  dove si esprime la volontà di vincolarsi al contenuto della proposta.
Esse costituiscono entrambe dichiarazioni di volontà unilaterali: quando alla proposta segue l’accettazione allora si ha l’accordo (dove proposta e accettazione si fondono in unica volontà, quella contrattuale).
Il contratto si considera concluso quando il proponente viene a conoscenza dell'accettazione dell'altra parte, e nello specifico, la conoscenza si presume nel momento in cui la dichiarazione giunge all'indirizzo del destinatario, pertanto per dimostrare che il contratto si è perfezionato, è sufficiente dimostrare che la dichiarazione di accettazione è pervenuta all’indirizzo del proponente, per es. tramite raccomandata con ricevuta di ritorno (teoria della cognizione).
La proposta e l’accettazione possono essere ritirate secondo un atto uguale e contrario che si chiama revoca: la proposta può essere revocata finché il contratto non sia concluso; nell’accettazione, la revoca per essere efficace deve giungere a conoscenza del proponente prima che gli pervenga l’accettazione.

Tratto da ISTITUZIONI DI DIRITTO PRIVATO di Antonio Amato
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