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Psicologia dell'invecchiamento


L'approccio NC ha trovato applicazione anche nella psicologia dell'invecchiamento.
Parlare di anziani però è abbastanza vago --> chi sono gli anziani? La nostra aspettativa di vita si sta allungando nel nostro ambiente. Per convenzione si distinguono i giovani anziani (tra 64 e 74 anni), i grandi vecchi (tra 75 e 85 anni) e i vecchi vecchi (di età maggiore di 85 anni). Data questa nuova popolazione di anziani, si deve saper prestare cura agli anziani, sia dal punto di vista sociale sia dal punto di vista psicologico (sempre di più gli anziani accedono al servizio per la persona portando difficoltà di vario genere). Ciò si traduce anche in un incremento delle ricerche psicologiche sugli anziani. Mentre prima ci si interessava agli anziani in modo marginale, oggi sono oggetto di ricerca, tanto che l'UE offre dei fondi per tali ricerche. I primi studi gerontologici risalgono agli anni 20, negli anni 70 si verifica un forte incremento di questi studi, fino a che l'interesse è sempre cresciuto fino ai giorni nostri. I grandi vecchi sono aumentati del 147% ed entro il 2050 saranno 6 volte più numerosi.

Cosa vuol dire invecchiare? Come possiamo definire l'invecchiamento? Qual è l'età che segna il passaggio alla vecchiaia? Il quadro è reso complesso da:
- alta eterogeneità della popolazione anziana (a parità di età) --> tutti gli anziani sono fra loro diversi anche avendo la stesa età
- Difficoltà metodologiche che ostacolano lo studio sulla vecchiaia: se si presentano dei test a persone di 40, 60 e 80 anni si può dire che le prestazioni variano con l'età, tuttavia le critiche che si possono fare a questi tipi di ricerche sono che negli studi trasversali la persona di 40 anni può essere vissuta in un contesto molto diverso dal quella di 60 o 80 anni, quindi le diverse prestazioni possono essere dovute a tanti fattori diversi, non necessariamente solo all'età.

L'altra questione importante è che i cambiamenti legati all'età possono essere dovuti a più fattori, e alcuni di questi fattori sono strettamente psicologici (quindi una persona può vivere le stesse esperienze di un'altra persona, però guardandosi allo specchio può sentirsi molto più giovane del suo coetaneo). Quindi l'eteroegeneità è dovuta non solo alle condizioni ambientali, ma anche alle caratteristiche psicologiche. Quindi c'è molto di più dell'età cronologica che rende una persona anziana.
Si può dire in generale che l'invecchiamento consiste una serie di processi che determinano trasformazioni nell'individuo a diversi livelli: livello psicologico (l'invecchiamento è inteso come la trasformazione nel tempo di un individuo in un dato ambiente), livello biologico (l'invecchiamento è un processo che opera in modo cumulativo con il passare del tempo, comportando modificazioni cellulari di varia origine), livello sociologico (invecchiamento nella posizione sociale). Naturalmente questi tre livelli sono interdipendenti e interagenti --> esempio: se capita una malattia legata alla vecchiaia (come la cataratta) ci possono essere una serie di ripercussioni psicologiche. Altro esempio: con la pensione si perde un ruolo sociale, e si può reagire in modi diversi: si può pensare alla propria famiglia o a se stessi, oppure si può andare in profonda crisi non sapendo come gestire il tempo. La dimensione fisica-biologica influisce quindi sulla percezione della vecchiaia. A questo proposito si parla di evento soglia della vecchiaia, cioè si passa la propria vita senza pensare di essere vecchi, poi però un evento stabilisce il passaggio dall'età adulta a quell'anziana (ad esempio una malattia, la morte del coniuge, la perdita di autosufficienza, solitudine). Questo evento soglia fa entrare nella fase della vita della vecchiaia.

Tracce biologiche dell'invecchiamento:
- cambiamenti fisici esterni: pelle e viso (rughe, macchie ecc), capelli (diventano bianchi), altezza (diminuzione di 1-2 cm), peso (diminuisce), voce (più acuta
- cambiamenti fisici interni: muscolatura e ossa (declino della forza muscolare e della densità ossea), sistema cardiovascolare (il muscolo cardiaco si deteriora), sistema polmonare (efficienza diminuita), digestione (più lenta)
- Cambiamenti sensoriali: visione (presbiopia, cataratta, glaucoma e quindi difficoltà a leggere, guidare, vedere la TV), udito (sordità che porta a difficoltà di comprensione), gusto (diminuzione di lieve entità nella capacità di discriminare tra i 4 tipi di gusto), olfatto (declina dopo i 70 anni), tatto (diminuisce la sensibilità al tocco e alla pressione, e cambia l'abilita ad adattarsi a temperature calde o fredde).

Invecchiamento psicologico: Anche qui non vi è una sola variabile da prendere in considerazione, ma ci si deve riferire  diverse tipologie di vecchiaia:
    ⁃    Vecchiaia normale
    ⁃    Vecchiaia di successo
    ⁃    Vecchiaia patologica
Si devono poi considerare vari fenomeni a vari livelli: SNC, livello percettivo, cognitivo, affettivo, sociale
Quindi non si può dare una definizione globale di vecchiaia, ma si deve stare attenti a diversi aspetti e diverse dimensioni --> molteplici fattori entrano in gioco, che sono legati all'ambiente, all'individuo, alle strutture anatomiche del cervello. Quindi tutti quei fattori che sono di grande rilevanza nelle prime fasi di sviluppo, sono altrettanto rilevanti nelle ultime fasi di vita. Dunque come l'idea che lo sviluppo infantile non sia dovuto solo a maturazione cerebrale, la vecchiaia allo stesso modo non è dovuta solo al tempo che passa.

Gli anziani spesso sono persone fragili. Accedono spesso ai servizi sociali perché presentano una serie di fragilità. Quali sono i fattori che determinano fragilità nell'anziano? Certamente l'età è un fattore (più è vecchio più è fragile --> il cut-off è 75 anni), ma anche l'assenza di supporto sociale (non solo dalla famiglia ma anche da amici o vicini), recente ospedalizzazione (cade e si rompe un femore), presenza di eventi-soglia (frequenti cadute, insorgenza di incontinenza), presenza di disabilità cognitive o demenza, depressione (gli anziani sono molto a rischio per lo sviluppo di depressione), poli-patologia (cioè presenza di tante patologie mediche o psichiche), basso livello economico (tanto più l'anziano ha uno stato sociale basso, tanto più è fragile, dato che se ha le possibilità economiche può accedere a una serie di cure che migliorano le sue condizioni, mentre se non possiede queste possibilità economiche non può accedere a tali cure, e di conseguenza è più fragile. Oppure più semplicemente avendo soldi si può andare al cinema, a teatro, a ristorante con gli amici). Quindi anche qui la fragilità dell'anziano non è dovuta solo all'età cronologica di per sè, ma a una serie di fattori (tra cui anche l'età, ma non solo). Per questo oggi si parla di anziano fragile in una  nuova entità clinica in una società che invecchia.
La fragilità negli anziani è stata anche concettualizzata come riduzione delle risorse che l'individuo possiede per affrontare le diverse problematiche della vita. Questo lo rende più vulnerabile all'ambiente e alla gestione dei compiti della quotidianità, quindi più fragile. Il fatto che l'anziano sia fragile, fa sì che sia spesso oggetto di abuso, in tanti variegati modi: abuso fisico, uso di forza o di punizioni fisiche / abuso sessuale, contatti sessuali non consenzienti / abuso psicologico ed emotivo, imposizione di stress psicologici, causare angosce / abuso finanziario e materiale, uso illegale di denaro o proprietà / abbandono dell'anziano / rifiutare di curare l'anziano. Se accade frequentemente che gli anziani siano abusati, accade anche frequentemente che sia l'anziano stesso ad abusare, ad esempio spesso capita che rifiuti di essere curato o aiutato, perché rifiuta la propria condizione come malato. Così diventa una persona abusante verso i familiari (ad esempio rifiuta di usare il bastone, quindi non può camminare, quindi le commissioni devono essere fatte dai familiari). Molti anziani sono anche vittime di una serie patologie, come il gioco di azzardo. Anche qui possono essere persone abusanti, perché spendendo la pensione in azzardo  e cercano i soldi nei familiari.

Come abbiamo visto nelle prime fasi di sviluppo, anche qui i cambiamenti sono psicogenici (cioè cambiamenti cognitivi si riflettono nell'organizzazione e funzionamento del cervello dell'anziano --> esempio: training di potenziamento delle competenze cognitive possono apportare modifiche nell'organizzazione cerebrale --> ciò vuol dire che il cervello è ancora plastico) e neurogenici (nell'anziano si verificano trasformazioni e cambiamenti a livello cerebrale che hanno effetto sul comportamento e sul funzionamento cognitivo dell'anziano. Esempio: atrofia della materia grigia nella corteccia prefrontale determina declino nella memoria di lavoro) --> ancora una volta si può osservare un rapporto dinamico tra mente e cervello. Sempre di più oggi si parla quindi di neuroscienze cognitive dell'invecchiamento.
Non tutte le abilità cognitive subiscono un decremento con l'età, ma alcune rimangono stabili, anzi talvolta si arricchiscono e si perfezionano (talvolta si migliora con la vecchiaia), quindi se dobbiamo avvicinarci a un anziano, non dobbiamo partire con l'aspettativa che le sue funzioni cognitive in toto siano disfunzionali rispetto a quelle dell'adulto. Anche qui si devono considerare diverse dimensioni che hanno direzioni di sviluppo differenti (in alcuni casi queste funzioni subiscono un decremento, in altri casi rimangono stabili). La più famosa distinzione, elaborata nel secolo scorso, è quella tra abilità fluide e abilità cristallizzate. Fluide: sono quelle abilità legate a memoria, pensiero astratto, ragionamento; esse sono più sensibili al passare del tempo. Cristallizzate: sono abilità che rimangono stabili nel tempo; esse sono per esempio il vocabolario (rimane stabile negli anziani, quindi la loro capacità di esprimere concetti è sostanzialmente invariata rispetto al'età adulta). Si può parlare anche di distinzione tra capacità pragmatiche (spesso gli anziani sono molto più pragmatici dei giovani) e abilità meccaniche. Altri modi per definire questa differenza tra abilità fluide e cristallizzate: intelligenza fluida vs cristallizzata / abilita meccaniche vs abilità pragmatiche / processi di controllo vs rappresentazioni / processi vs prodotti.
Un'altra importante dimensione che spesso viene trascurata è l'intelligenza emotiva. Anch'essa non cambia ed è stabile tra adulto e anziano, quindi può essere una utile stampella su cui l'anziano può appoggiarsi per risolvere le varie problematiche della vecchiaia.

Cosa succede sul piano del cervello? Nel complesso il volume cerebrale decresce nell'anziano. Però anche qui si deve fare attenzione: se è vero che a livello cerebrale a si hanno una serie di perdite (diminuzione dei neuroni, delle ramificazioni, delle sinapsi, riduzione di volume cerebrale ecc), è anche vero che questa diminuzione non è uguale in tutta la corteccia, ma avviene in modi diversi nelle diverse aree--> in modo prevedibile si verifica una riduzione dell'ippocampo, invece in altre aree (corteccia occipitale o parietale inferiore) la diminuzione è molto inferiore.

Una serie di studi, a parte considerare le perdite, hanno cercato di considerare a quali fossero i meccanismi di compensazione che il cervello dell'anziano mette in atto per sopperire alle perdite che subisce. Così come nelle prime fasi di sviluppo il nostro cervello è plastico per adeguarsi ai cambiamenti che avvengono, allo stesso modo il cervello è plastico nell'anziano, e mentre alcune aree subiscono delle perdite, altre prendono il sopravvento. Il cervello si riorganizza per svolgere un compito dalla giovinezza all'anzianità. Infatti mentre nel corso dello sviluppo si ha un'attivazione che diventa sempre più  specializzata e localizzata, nell'anziano avviene esattamente il contrario, cioè il cervello recluta aree maggiori per compensare le sue perdite. Questo meccanismo è stato studiato da diversi modelli. HAROLD model (vuol dire: riduzione dell'asimmetria tra i due emisferi): con la vecchiaia si verifica una riduzione dell'asimmetria tra i 2 emisferi, mentre con lo sviluppo si verifica un crescente aumento di questa asimmetria (l'emisfero dx risponde preferenzialmente a certi stimoli, mentre l'emisfero sx ad altri). CRUNCH model (ipotesi della compensazione): Nella persona giovane le aree che si attivano in risposta a un compito sono molto ridotte e circoscritte, invece nell'anziano le aree sono più ampie. La differenza rispetto al modello di prima è che non si tratta solo di una diminuita asimmetria emisferica, ma proprio in generale di una ridotta specializzazione.
Anche di questo fenomeno, pur essendo documentato, vi sono ipotesi diverse: alcuni dicono che sono meccanismi di compensazione cha aiutano l'anziano (è un modo per modificare in modo plastico le sue competenze), altri invece pensano che sia proprio questa attività aspecifica  e indifferenziata del cervello una delle cause delle perdite che si verificano nell'anzianità. Quindi alcuni lo vedono come un fenomeno positivo, mentre altri lo vedono come negativo. Altri semplicemente parlano di diverse strategie utilizzate da adulti e anziani.
Un altro modello sostiene che nell'anziano vi sia un'attivazione delle aree posteriori: nell'anziano si verifica un'attivazione nelle aree prefrontali associata ad una riduzione nelle aree posteriori occipitali per compensare deficit percettivi e motori
Quindi in conclusione così come vi sono cambiamenti nel bambino, altrettanti ve ne sono nella popolazione anziana.

A fronte di tutto ciò si deve cercare di sostenere la persona in questa fase della vita. Come prevenire la vecchiaia? Anche se non si può evitare di invecchiare, vi sono dei modi per favorire una migliore qualità della vita e di salute nonostante il trascorrere del tempo, tra cui: non fumare, avere una dieta bilanciata, esercizio fisico, consumo di alcool moderato, check up regolari, dormire  8 ore, avere momenti di svago, mantenere un atteggiamento positivo verso la vita, apportare cambiamenti alla propria casa in modo che questa sia "sicura". Un aspetto cruciale è mantenere le relazioni sociali --> l'essere soli costituisce un forte elemento di fragilità, mentre invece poter contare su una rete sociale ampia (familiare e non familiare) è un grande punto di forza.
Gli psicologi si sono poi chiesti come poter aiutare l'anziano che arriva in consulto. La prospettiva life-span (ciclo di vita) sostiene che occorre proporre all'anziano una serie di strategie che possano valorizzare suoi i punti di forza e le sue risorse, in modo che tali risorse possono compensare le perdite che si affrontano inevitabilmente con la vecchiaia. Quindi è cruciale saper utilizzare in modo flessibile il proprio potenziale personale di riserve nelle molteplici circostanze quotidiane, e bisogna saper utilizzare strategie adeguate agli eventi. In questa prospettiva si considera come vecchiaia di successo una vecchiaia in cui i guadagni (cioè i punti di forza) sono più delle perdite --> le perdite vanno viste come catalizzatori verso cambiamenti positivi in quanto provocano una risposta nell'individuo e/o nell'ambiente e quindi possono contribuire alla formazione di una capacità di adattamento.

Come posso fare per affrontare concretamente i problemi di un anziano  che arriva in consulto? Un modello è il SOC (selezione, ottimizzazione, compensazione):
* selezione: un suggerimento che si può dare a questi anziani è quello di selezionare le attività --> non si può più fare tutto  ciò che si faceva prima --> si dà priorità a certi obbiettivi e si seleziona ciò a cui si può rinunciare --> si fa una gerarchia di importanza delle varie attività
* Ottimizzazione: le risorse disponibili vengono focalizzate sulle attività prescelte, in modo da sviluppare strategie che sopperiscano alle perdite
* Meccanismi di compensazione e sostituzione: sviluppo di adeguate strategie in grado di sopperire alle perdite utilizzando risorse residue, siano esse personali, cognitive, affettive o sociali (esempio: tra i miei obbiettivi vi è quello di fare una passeggiata tutti i giorni però allo stesso tempo accetto di usare un bastone, quindi un meccanismo di sostituzione).

Il modello SOC e life span quindi permettono di definire una vecchiaia di successo --> sono 3 i fattori fondamentali:
-> prevenzione: evitare troppe attività, evitare luoghi pericolosi, avere una vita sana ecc
-> Coinvolgimento attivo nella vita sociale, assolutamente evitare la solitudine
-> Alta funzionalità cognitiva e fisica: tanto più si usa la mente e il corpo tanto più le risorse motorie e cognitive rimarranno stabili.

Invecchiare bene dipende da un lato dall'individuo (deve metter in campo tutte le sue risorse) ma dall'altro dalla società (che deve creare condizioni e opportunità di crescita e sviluppo personale per l'anziano, informando, aiutando, educando le persone a sapere come agire per stare bene).
di Mariasole Genovesi
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