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Rischio di cambio

L’operatività in moneta diversa da quella nazionale crea i presupposti per l’esposizione al rischio di cambio. L’esposizione al rischio di cambio consegue all’assunzione di attività finanziarie e/o passività denominate in valuta, poiché queste implicano l’assunzione di una "posizione" rispetto al futuro andamento dei tassi di cambio della valuta considerata. Es: se le attività in dollari sono > delle passività in dollari, tecnicamente si dice che l’intermediario ha una posizione lunga sui dollari e corta sugli euro. Ai fini dell’analisi del rischio di cambio conviene focalizzare l’attenzione sulla "posizione netta in cambi", che sarà positiva o negativa quando la composizione per valuta delle attività è diversa dalla composizione per valuta delle passività.Le plusvalenze/minusvalenze sulle posizioni valutarie in essere sono potenziali o "non realizzate", infatti soltanto la loro estinzione e conseguente conversione in euro determinano corrispondenti e definitivi guadagni/perdite in cambi.
Perciò la valorizzazione in € delle posizioni in valuta è un’informazione "provvisoria", suscettibile di cambiare in relazione a successive nuove variazioni dei tassi di cambio.
Ovviamente, in sede di formazione del bilancio, le posizioni in valuta vengono valorizzate ai tassi di cambio correnti con la contabilizzazione di plusvalenze e minusvalenze nel CE.
In prima approssimazione potremmo dire che si potrebbe ottenere la totale immunizzazione del bilancio dal rischio di cambio mantenendo costantemente una condizioni di matching perfetto tra le attività e passività nelle singole valute, cioè operando in modo che le posizioni nette in cambi siano sempre nulle.
Tale conclusione è tecnicamente imprecisa poiché non tiene conto che le attività e le passività fruttano flussi di interessi attivi e passivi per l’intermediario, caratterizzati da tempi di incasso/pagamento differenziati e da importi diversi e si forma perciò un margine di interesse positivo in valuta (posizione netta positiva). Pertanto se si volesse realizzare una condizione di matching perfetto, occorrerebbe riferire la condizioni di eguaglianza delle attività e delle passività ai rispettivi montanti.
Alternativamente, invece di perseguire un obiettivo di immunizzazione dell’intermediazione del rischio di cambio, l’intermediario può porsi l’obiettivo di esporsi a tale rischio cogliendo opportunità di plusvalenze/guadagni in cambi. Tale strategia speculativa richiede che l’intermediario aumenti la posizione netta creditoria in valutain relazione all’aspettativa di deprezzamento delal moneta nazionale (di bilancio) sul mercato dei cambi (e viceversa nel caso opposto). L’assunzione di posizioni speculative (in condizione di "rischio calcolato" o controllo del rischio) presuppone che la direzione aziendale possieda elevate capacità di predere le tendenze del mercato e gestire con tempestività ed efficienza le posizioni in cambi (anche con un impiego evoluto dei contratti a termine e strumenti derivati).
Nb: essendo le attività e le passività in valuta fruttifere di interessi e strutturate per scadenze differenziate di rivedibilità del tasso di interesse, la gestione del rischio di cambio si combina con quella del rischio di interesse: perciò l’intermediazione creditizia in valuta è caratterizzata da un sistema di rischi più complesso, ma anche più ricco di opportunità, di quella in moneta nazionale.
Infine, l’intermediario può prendere posizione anche senza che vengano a formarsi attività o passività (crediti e debiti) mediante l’impiego di strumenti finanziari che determinano l’impegno a prendere una posizione in cambi in tempi successivi (e fanno quindi sorgere il correlato rischio): contratti a termine, swap, future e opzioni su valute. In linea generale, ai fini del calcolo della posizione in cambi per singola valuta occorre quindi sommare alle attività in valuta tutti gli "impegni a ricevere" valuta (interessi attivi, acquisti a termine, swap, future acquistati e opzioni put vendute); e viceversa sommare alle passività in valuta tutti gli "impegni a consegnare" valuta (interessi passivi, vendite a termine, swap, future venduti, opzioni call vendute).
Relativamente al ruolo della gestione della tesoreria, in linea di principio, un investimento è finanziato dall’emissione di passività (indebitamento) nella stessa valuta; tuttavia l’intermediario, per ragioni di convenienza e opportunità, frequentemente finanzia le attività in una data valuta mediante l’emissione di passività in valuta diversa (ciò significa che la valuta di raccolta viene convertita nella valuta di impiego mediante operazione di compravendita nel mercato dei cambi). Tali operazioni determinano trasferimenti della tesoreria della prima valuta a quella della seconda e sono guidate da logiche di convenienza economica riferite soprattutto alle aspettative di andamento comparato dei tassi di interesse e dei tassi di cambio delle singole valute.
di Alessia Chiovaro
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