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Scenari della globalizzazione

Oggi l’interrogativo di fondo quando si parla di globalizzaizone è se si vada verso un’omologazione tra le varie tradizioni, o se al contrario siano prossime tensioni conflittuali con l’affermarsi dei localismi.
Nonostante la crescita dell’interdipendenza economica e culturale il sistema globale mondiale è lacerato dall’esistenza di disuguaglianze e suddiviso in un mosaico di stati che hanno interessi comuni sia divergenti. Uno degli spetti più preoccupanti è che la crescente globalizzazione non è accompagnata da una riduzione delle disuguaglianze internazionali  di ricchezza e di potere.
La globalizzazione e il ceto medio. Particolarmente interessati alle conseguenze della globalizzazione appaiono i ceti medi. Questi in genere chiedono di potere dialogare con un’amministarzione pubblica efficiente di potere lavorare avendo alle spalle un paese stabile e una politica affidabile e queste garanzie oggi non ci sono.
Appare evidente che il ceto medio sta vivendo in Italia un periodo di crisi: i ricchi tendono a diventare sempre più ricchi mentre l’area degli individui che scendono verso la povertà cresce a vista d’occhio.
Ci si domanda allora se i traumi economici che stanno colpendo oggi il ceto medio potrebbero creare anche traumi di carattere sociale e politco e se potrebbero manifestarsi delle resistenze al cambiamento attraverso delle crescenti violazioni della legge confinanti con forme di terrorismo.

La nuova identità. Se riassumiamo infine i tratti distintivi della nuova cultura, vediamo che questa oggi si caratterizza per il declino della fiducia nel progresso, dell’ottimismo, delle ideologie per il venire meno delle sicurezze. Sembra che si stia sviluppando la cultura dell’incertezza. L’identificazione non avviene più in gruppi o ideologie. I consumi e i contenuti dei mass media suggeriscono i comportamenti in mancanza di altre proposte valoriali più forti. Predomina quindi la cultura del provvisorio e dell’improvvisato. In ciò rilevante è il ruolo dei media perché nulla è più provvisorio e improvvisato dell’ì”industria” della coscienza che sono i media.
di Alessia Chiovaro
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