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Segre e la teroia della comunicazione e della non comunicazione

In questo campo, Segre pare muoversi come chi ben conosce la strada per uscire dal tunnel. Se la crisi endogena è data dalle problematiche dell’attuale dibattito metodologico e sulle problematiche che esso si trova ad affrontare, non rinuncia ad una forte tensione costruttiva, forte della convinzione che negli studi letterari ci sia sempre la possibilità di un organico avanzamento di conoscenze, di una progressiva risoluzione dei problemi che affiorano volta per volta.
Segre cerca di motivare con ragioni interne la scarsa tenuta attuale della critica strutturalistico – semiologica, offre indicazioni essenziali sui limiti e gli errori delle tendenze neoermeneutiche e decostruzionistiche, ribadisce la validità di una semiotica storica e filologica di impianto realista, una concezione comunicativa della letteratura impegnata a combattere per la vita del testo contro la sua morte.
Indica poi i nuovi problemi che questa critica deve affrontare in vista di una uscita dalla crisi. Parla dunque di integrazione tra teoria della comunicazione e teoria della non comunicazione letteraria, in un continuo confronto tra dati testuali e dati extratestuali; una nuova attenzione al problema del senso di un’opera, in una prospettiva pragmatica; la necessità di un rinnovato riferimento ad una estetica.
Contro le mode decostruzionistiche e neoermeneutiche, Segre rivendica un’ermeneutica storica che sia ostile alla fluttuazione indeterminata del senso, mirante al rispetto del testo e alla comprensione dei suoi sensi molteplici. La solida e sicura resistenza di Segre, conforta e aiuta in questo momento di forte crisi letteraria.

di Gherardo Fabretti
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