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Semiotica. In un mondo di segni

Semiotica deriva dal greco Semeion (segno). Essa è una disciplina recente.
Se per segno intendiamo qualcosa che esprime o rinvia a qualcos’altro allora ci riferiamo alle parole, all’uso dei segni degli animali, ai tatuaggi ecc.
La semiotica affonda le sue radici nell’antichità greca e in particolare nel sapere medico. 
La necessità di delineare i contorni di una vera e propria disciplina scientifica con questo nome è stata sostenuta dal filosofo americano pragmatista, Pierce e dallo svizzero De Saussure. 

- Nella seconda metà dell’800 Pierce vedeva nella semiotica una teoria della conoscenza umana, incentrata sulla capacità di interpretare l’esperienza e ogni sua manifestazione empirica (parole, pensieri e comportamenti).
- Nel primo decennio del 900 De Saussure vedeva la semiotica come una disciplina-quadro che contenesse al suo interno tutti i fenomeni della comunicazione

Il significato del termine semiotica deriva dal greco semeion (segno) e semeiotikòs (relativo ai segni). Se per segno intendiamo qualcosa che esprime o rinvia a qualcos’altro, tutta la nostra vita sembra organizzata attorno ai segni. Infatti, tutto è comunicazione siccome siamo nella civiltà dell’immagine

- Le parole sono segni di pensieri, idee, sentimenti, intenzioni
- Per “dire” all’ascensore di spostarsi al piano giusto dobbiamo premere un bottone: un numero
- Quando mettiamo in moto la macchina e partiamo un insieme di spie ci “informa” sul funzionamento o meno delle varie parti meccaniche
- In strada, segnali di vario tipo “guidano” il nostro comportamento: ferma, parti, svolta

Possiamo definire veicoli fisici tutti gli elementi (segni) che ci riportano a qualcos’altro.

Solo negli anni '60 la semiotica si diffuse portando alla nascita di scuole vere e proprie, un vero e proprio guru è Sebeok il quale in un convegno negli stati uniti usò il termine “semiotica”.

Mead studiò le forme della comunicazione in ogni modalità sensoriale
Prossemica: Termine coniato da Hall, è il modo in cui l’uomo inconsciamente struttura il micro-spazio: la distanza fra le persone nelle transazioni della vita quotidiana. Può rivelare aspetti importanti delle relazioni di status (superiorità, subordinazione, ecc)
Es. la varietà dei modi in cui possiamo disporci fisicamente rispetto all’interlocutore (di fronte, di fianco, toccandolo, senza toccarlo)

Cinesica: introdotto da Birdwhestell, deriva dal greco kinesis che significa movimento e si riferisce allo studio di come gli esseri umani comunicano tramite i movimenti del corpo e i gesti.
Questa raggruppa semiotica, etnologia e antropologia che indagano il comportamento sociale. 
Si distinguono varie tipologie di gesti:
- Emblemi – possono ripetere sostituire o contraddire un segnale linguistico
- Illustratori – accompagnano e definiscono il segnale, possono enfatizzarlo ecc
- Regolatori – movimenti della testa e del corpo che indicano dissenso, consenso.

Segno e Codice


Indici
Nel Medioevo la Scolastica diede una definizione di segno che è tuttora valida: cioè che il segno sia qualcosa che sta per qualcos’altro.
Secondo tale definizione vi è una relazione di rinvio tra un evento materialmente percepibile (espressione) e qualcos’altro percepibile dai sensi oppure solo afferrabile dalla mente (contenuto). Un segno è dunque un’entità biplanare (a due piani) fatta da un’espressione e di un contenuto.
Ogni volta che ascoltiamo qualcuno parlare, il problema che abbiamo è quello di mettere in relazione quel che capiamo dell’espressione con il contenuto che il mittente ha voluto comunicarci.
Vi sono due tipi di segni: 
- segni naturali (il fumo) e 
- segni artificiali (prodotti dall’intervento umano)

Luis Prieto definisce "indici" i segni naturali che non sono significativi di per sé. “naturalmente” appunto, ma solo in quanto qualcuno, capace di “leggerli”, attribuisca loro un certo valore. 
Quindi richiedono l’applicazione di conoscenze culturali per essere decifrati e compresi. 
Una tipologia complessa è data dai SINTOMI, la sintomatologia è una capacità professionale importante per il medico che riconosce dalle manifestazioni fisiche l’esistenza di patologie.
INDIZIO è un termine comprensivo che può essere applicato ad ogni genere di variazione dello stato fisico anche mediato naturalmente.

Segni propriamente detti


I segni sono prodotti da esseri viventi e tutti i sistemi con una funzione comunicativa inventata dagli uomini.
I segni veri e propri richiedono “intenzionalità” cioè sono realizzati mediante le regole previste da un codice.
Rientrano nel concetto di segno le lingue i dialetti, il linguaggio animale. L’intenzionalità è intesa come atto consapevole di volontà.
Quindi o si da al termine intenzionalità un valore generico o si considerano segni quei sistemi che hanno incorporato strategie di funzionamento semiotico e quindi non richiedono l’applicazione esterna di un codice. L’intenzionalità è quindi nelle modalità di costruzione della macchina interpretativa, naturale o artificiale.
Con il termine “natura” si intendono le lingue che sono sistemi naturali poiché riguardano la facoltà innata degli uomini di apprendere le lingue e sono sistemi storico-culturali perché vengono imparati in un contesto sociale.
Anche per le lingue si pone il problema dell’interpretazione, quando sentiamo qualcuno parlare dobbiamo mettere in relazione quello che capiamo dall’espressione e il contenuto che il mittente ha voluto comunicarci, dobbiamo riconoscere i suoni prodotti che abbiamo appreso con la lingua e a questi dobbiamo far corrispondere il relativo contesto, tutto ciò mentre cerchiamo di associare al segnale fonico il suo corrispettivo senso.

Che cos’è un codice?

Il concetto di segno è correlativo a quello di codice: nel senso che un segno è un segno solo se corrisponde alle caratteristiche del codice che lo genera (se un italiano vede una scritta in tedesco non la saprà tradurre ma saprà che non è italiano). Il concetto di codice trova applicazione in tutti i sistemi di segni propriamente detti. Il Braille si basa su due elementi strutturali: puntini in rilievo e zone prive di puntini, combinati in modo che a ciascuna casella corrisponda una lettera dell’alfabeto. Possiamo dunque concludere che un codice è un insieme di istruzioni, questo sistema di istruzioni non si limita a fissare liste di corrispondente fra elementi di espressione ed elementi di contenuto. Un codice ci permette di fare almeno tutto quello che segue:
- riconoscere un segno come segno di quel sistema semiotico;
- produrre altri segni con le stesse caratteristiche morfologiche;
- stabilire le corrispondenze fra elementi espressivi e di contenuto;
- indicare le modalità di combinazione dei segni tra loro.
I codici artificiali per quanto potenti sono sempre sottoinsiemi di una qualsiasi lingua naturale, e le lingue sono sempre, almeno in teoria, largamente intertraducibili; mentre da specie vivente a specie vivente si riscontrano barriere naturali non del tutto superabili.

I segni da Ippocrate a De Saussure


La riflessione sul segno ha la sua culla nell’antica Grecia. La nozione di segno circola in relazione ad arti quali la medicina. Il medico è un semiotico nel senso che sa attribuire un significato alle manifestazioni fisiche. L’indovino legge certi eventi naturali, l’esperto di fisiognomica interpreta le forme corporee degli individui come manifestazione della loro sostanza spirituale. 
Fin da tempo antichissimi la realtà si presenta all’uomo come una trama di segni che occorre saper leggere e interpretare, adottando un corretto codice di decifrazione. 
La durata di questa visione della realtà è stata millenaria. 
Da un punto di vista tecnico, interessa osservare che la nozione di segno con cui operano queste arti tradizionali è molto larga, e diversa da quella oggi comunemente accettata. 
Qui si parlava di segni per indicare sia processi intenzionali, sia processi squisitamente naturali o intenzionali. Al di là di queste differenze, il concetto di segno utilizzato dagli antichi non si risolve in una trama meccanica di rinvii: il rinvio è istituito sulla base di una forma di interpretazione, quel che abbiamo chiamato inferenza. 
Dimostrano ciò le strategie semeiotiche dei grandi medici, Ippocrate e Galeno.

Ippocrate è convinto che la natura abbia una struttura costante, ma che il singolo individuo sia la risultanza di un’originale combinazione di fattori (umori) quindi per analizzare un sintomo bisogna collocarlo nel clima in cui l’ammalato vive, correlarlo all’età, alle abitudini per stabilire il rapporto tra “antecedenti” e “conseguenze”.
Galeno perfeziona il metodo del grande maestro formalizzando i concetti di sintomo e sindrome e perviene così a collegare diagnosi e prognosi. Una seconda considerazione va fatta sull’ampiezza che la nozione di segno assume in questa fase storica. 
Aristotele nella “Retorica” fa ripetutamente riferimenti a segni di natura di diversa dalla parola. 
La nozione di segno appare slegata dal linguaggio verbale, riferendosi ora ai miracoli di Gesù, ora alla premonizione del futuro.
Inoltre si va delineandola distinzione tra attività semiotiche intenzionali e pratiche di attribuzione di senso a fenomeni di per sé non comunicativi.
Segno è dunque ciò che viene utilizzato per significare. Non è tutto segno, ma tutto in linea di principio può essere usato come segno. 
Agostino riflette sul potere comunicativo dei segni e sulle loro diverse tipologie.
Spiega cos’è un segno e come si distingue nella realtà dicendo che ogni insegnamento ha come oggetto cose o segni e le cose si apprendono per mezzo di segni ed esistono le cose in senso proprio che non servono per significar qualcosa.
Ci sono poi segni che sono usati solo per significare qualcosa. Quindi per segno intende una cosa che serve per significare qualcosa per cui ogni segno è anche una cosa in quanto ciò che non è una cosa non esiste e non ogni cosa è anche segno.
Il segno è ciò che viene usato per significare. Non tutto è segno ma tutto può essere utilizzato come segno anche le cose che non hanno come primaria funzione la significazione e le parole sono segni in senso stretto perché servono solo a significare però ci sono anche cose che hanno bisogno di un supporto materiale per poter funzionare.
Sostiene che un segno nasce dall’associazione di un oggetto sensibile (suono, fumo e altro) con un significato. 
In certi casi siamo noi ad attribuire all’oggetto un significato perché esso non comunica di per sé, ma solo in quanto noi sappiamo correlarlo con un altro evento o un fatto, ed è questa la significazione naturale. Significazione intenzionale si ha là dove ci sia volontà soggettiva di far conoscere il proprio animo ad altri attraverso segni di valore convenuto. 
Possiamo tuttavia parlare di segni perché abbiamo a che fare con un atto di attribuzione di significato in relazione a un sapere preesistente. Perché si abbia il segno basta dire che qualcosa sta per qualcos’altro per qualcuno in certe situazioni. 
Agostino ammette che anche altre specie animali abbiano un linguaggio. Inoltre differenzia il linguaggio verbale dagli altri in quanto è il più potente.
Sia Agostino che De Saussure cercano di spiegare (con molti anni di differenza) la comunicazione umana.
Agostino dice che cercando una parola che arrivi ad un destinatario questa diventa voce e il suono reca il significato.
De Saussure chiama “circuito delle parole” il meccanismo della comunicazione umana, inizia nel cervello dove i concetti sono associati alle rappresentazioni dei segni linguistici o ad immagini acustiche. Questo processo è un fenomeno psichico seguito da un processo fisiologico cioè trasmette agli organi della fonazione un impulso correlato all’immagine, poi le onde sonore si propagano dalla bocca di un soggetto A alle orecchie di B, il suono giunge al cervello e avviene la trasmissione, momento fisico, dell’immagine acustica nel cervello avviene l’associazione psichica di questa con il concetto corrispondente.
Secondo Saussure il segno scambiato fra mittente e destinatario è un’entità a due facce, una fisica, oggetto di trattamento squisitamente fisiologico da parte degli organi di produzione e una mentale. Vi è tuttavia un’importante differenza.
Agostino ritiene che la controparte mentale della voce sia solo significato e così  sembra inclinare verso quello che abbiamo chiamato modello elementare o lineare della comunicazione. 
Saussure spiega che in realtà la voce articolata in parole viene analizzata dal cervello nella sua immagine acustica, ovvero un immagine mentale della voce articolata. 
Questo carattere pubblico e intersoggettivo del significato era stato discusso qualche anno prima da Frege che aveva fatto due importanti distinzioni: 
- la prima fra il riferimento a oggetti del mondo di termini singolari e il senso di tali termini singolari; 
- la seconda tra senso pubblico e le rappresentazioni meramente soggettive. 
Tornando a Saussure, possiamo concludere dunque che il segno linguistico si scinde in effetti in due distinte realtà:
- comunicazione immediata, nella quale osserviamo determinati segnali fisicamente percepibili , prodotti oralmente o per iscritto, fatti di un supporto materiale e di un senso; 
- psichica o mentale, sottostante alle diverse realizzazioni individuali, nella quale il segno si configura come un’entità bifacciale composta da un’immagine acustica(significante) e un concetto(significato). Attraverso la mediazione del secondo piano è reso comprensibile il segno.

La fisiognomica è una branca della semiotica che interpreta le forme corporee degli individui e spesso analizza le somiglianze tra gli esseri umani e gli animali.

Tratto da ELEMENTI DI SEMIOTICA di Anna Carla Russo
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