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Sicurezza e strategia nell’Età di Internet: Cyberguerra, noopolitik, swarming

La capacità di raccogliere informazioni critiche, inquinare database o creare danni con i sistemi do comunicazione chiave diventa un pericolo reale nel nuovo ambiente tecnologico. Il sistema difensivo è debole perché un bug all’interno di qualunque parte della rete può comportare attacchi è un sistema di colli di bottiglia, la sicurezza complessiva del sistema è subordinata all’elemento meno sicuro dell’intera rete. Altra tipologia di problematica legata alla politica è il noopolitik con cui si indicano le questioni politiche che emergono dalla formazione di una noosfera, cioè un ambiente di informazione globale, che comprende il cyberspazio e tutti gli altri sistemi di informazione collegati. Si oppone al termine di realpolitik. La guerra è il proseguimento della politica con altri mezzi. Più di un governo e una società dipendono dal loro network avanzato di comunicazione, più diventano esposti ad attacchi che possono essere lanciati da singoli hacker o da piccoli gruppi abili che possono sfuggire a indagini e rappresaglie. Ma c’è una trasformazione ancora più importante della questioni di sicurezza internazionale: si tratta della “noopolitik” (terminologia proposta da Arquilla e Ronfeldt) termine con cui si indicano le questione politiche che emergono dalla formazione di una noosfera, ambiente informazionale globale, che comprende il cyberspazio e tutti gli altri sistemi informazionali per esempio i media. La noopolitik può essere contrastata con la realpolitik, l’approccio tradizionale per promuovere il potere dello stato nell’arena internazionale, attraverso la negoziazione, la forza e l’uso potenziale della forza. La realpolitik non scompare nell’Età dell’informazione, ma rimane etnocentrica, in un’era organizzata intorno ai network compresi quelli degli stati. Anche la guerra è stata trasformata dai network informatici, una nuova dottrina strategica sta guadagnando rapidamente i favori dei cervelli della Difesa negli Stati Uniti e nella NATO: questa dottrina è stata chiamata swarming che si discosta nettamente dai concetti militari tradizionali fondati sul massiccio accumulo di potenza di fuoco ma richiede la formazione di piccole unità autonome con elevata potenza di fuoco, buon addestramento, e informazioni in tempo reale. Questi gruppetti formerebbero i “cluster” in grado di concentrarsi su obiettivi nemici per una piccola frazione di tempo, infliggere gravi danni e poi disperdersi. Questa guerra networkcentrica, nella terminologia del Pentagono, dipende completamente da comunicazioni sicure, capace di mantenere una connessione costante tra i nodi di un network su ogni tipo di canale.  L’intera organizzazione dei corpi di larga scala, divisioni, reggimenti e battaglioni dovrebbe essere riformulata, così come la divisione funzionale tra differenti specialità.   Lo swarming sembra essere la nuova frontiera della dottrina strategica e della pratica militare, quella che potrebbe riuscire a fronteggiare le minacce alla sicurezza rappresentate dalla capacità di swarming del terrorismo internazionale e delle imprevedibili forze ostili di tutto il mondo.

di Asia Marta Muci
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