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Sociologia e storia dell'arte

Sono ripresi aspetti di carattere metodologico in parte presenti nei due saggi precedenti, in particolare lo studio a partire da una griglia tipologica che, scrive Castelnuovo, è adottata “non per addizionare degli elementi ma, in modo privilegiato per opporli. Inoltre descrive i tre possibili livelli di analisi: il primo relativo alle opere, il secondo ai contesti sociali (produzione, circolazione, ricezione delle opere), il terzo in cui emerge un elemento centrale già accennato in precedenza, ovvero la necessità che ogni ricercatore tenga conto non solo dell’oggetto della propria ricerca ma anche del “proprio orizzonte, dell’origine e della funzione degli strumenti di cui serve”.

1. Introduzione

Per sociologia e storia sociale dell’arte si intende lo studio dei committenti, del pubblico, delle istituzioni, delle organizzazioni, dello statuto sociale degli artisti, studio dello stile (a condizione di rapportarne le radici alla società).

2. La storia sociale dell’arte: espansioni e resistenze

Gli storici dell’arte dovrebbero essere costantemente alla ricerca di innovazioni stilistiche, sempre intenti a identificare i prototipi, segni di fratture, di mutazioni, dovrebbe essere messo in opera quel principio di de gerarchizzazione che dovrebbe essere un criterio distintivo della storia sociale dell’arte.

3. Approcci contraddittori

È impossibile ricercare un metodo onnicomprensivo per regolare la storia sociale dell’arte, occorre invece arrivare a disporre e a censire con chiarezza la sua tematica e i suoi approcci.

4. I tre livelli di analisi di una storia sciale dell’arte

Il primo livello è quello della specificità: non si deve comprendere e considerare oggetti intercambiabili pittura e letteratura, architettura e musica (cioè che si esercitano in forme e condizioni analoghe in tecniche diverse); è stato soprattutto Gombrich ad occuparsi di far luce sulle convenzioni e norme che regolano l’attività pittorica, di eliminare le ambiguità che sorgono dalle assimilazioni metaforiche tra vita, realtà e rappresentazione pittorica; si tratta cioè di enfatizzare l’aspetto convenzione nelle varie attività artistiche, accettandole come realtà distinte e autonome da interazioni sociali. Se questo livello è diacronico, il secondo livello, quello strettamente storico è sincronico ed è quello maggiormente usato negli studi di storia sociale dell’arte. Vi si collocano le ricerche che tentano di far luce sulle condizioni socio-storiche ed esistenziali in cui l’artista si è trovato ad operare, sull’ambiente dei committenti, le loro attese, le loro richieste, sul pubblico e le sue abitudini percettive sulle istituzioni, sulle funzioni che venivano richieste o attribuite a un ‘opera d’arte. Tutto ciò comporta l’esplorazione e l’analisi di un particolare orizzonte, che quando si tratta del passato non coincide con quello del ricercatore. Il terzo livello è quello in cui il ricercatore deve prioritamente considerare la propria situazione socio-storica ed esistenziale, analizzare il proprio orizzonte, l’origine e gli strumenti di
cui c si serve.
di Alessia Muliere
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