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Solidarietà e concorrenza nello Stato

La dimensione nazionale del concetto di solidarietà si fonda sulla coesione sociale, la quale da vita a quella rete di sussidi incrociati tra cittadini, strati, o gruppi economico-sociali diversi.
A sua volta, tale coesione si fonda su di una delimitazione della sfera dei titolari di diritti e degli obblighi che, tradizionalmente, coincide con i confini dello Stato nazionale.
In epoca recente, alla dimensione nazionale del concetto di solidarietà è venuta ad aggiungersene un’altra, quella della solidarietà tra cittadini di Stati membri diversi.
Si consideri, ad esempio, la celebre sentenza Grzelczyk.
La questione pregiudiziale sollevata da un tribunale del lavoro belga aveva ad oggetto la controversia nata tra uno studente francese residente in Belgio ed un ente belga deputato alla erogazione dell’assistenza sociale, in merito ad un provvedimento di revoca dell’indennità di sussistenza.
La Corte, nel dichiarare il contrasto tra il diniego da parte delle Autorità belghe di tale beneficio e le disposizioni sulla cittadinanza europea, ammette che imporre l’accesso da parte di un cittadino di uno Stato membro ai benefici offerti ai propri cittadini da un altro Stato membro può comportare degli oneri aggiuntivi sulle finanze dello Stato e sul sistema di welfare dello Stato ospite.
Essa aggiunge, però, che sacrifici di questo genere sono conseguenza inevitabile del fatto che l’ordinamento comunitario dà per scontata “una certa solidarietà finanziaria” tra cittadini dello Stato ospite e cittadini degli altri Stati membri.
L’introduzione della cittadinanza europea rompe il legame di esclusività tra politiche sociali e cittadinanza nazionale, sovrapponendosi alla cittadinanza nazionale e creando una nuova categoria di beneficiari degli obblighi assistenziali degli Stati nazionali.
Si tratta di un mutamento che porta gradualmente ad un ripensamento di alcuni dei presupposti del welfare.
Anche il termine “concorrenza” richiama sia la nozione di competizione tra imprese, sia quella, di matrice non strettamente giuridica, di competizione tra Stati.
La differenza più vistosa risiede nel fatto che la concorrenza in senso stretto fa parte degli obiettivi del Trattato ed ha solide basi nella legislazione, nella giurisprudenza e nella prassi applicativa della Commissione, mentre la c.d. concorrenza regolativa, la concorrenza tra Stati o sistemi di regolazione, non trova riscontri espressi né nel testo del Trattato né nella giurisprudenza.
La concorrenza regolativa non costituisce un concetto che si presta ad essere cristallizzato in principi giuridici, essa costituisce invece uno stato di cose ed un processo che determinati strumenti giuridici possono facilitare.
Con esso si indica un processo in cui gli Stati, o le entità sub-nazionali, adattano i propri standard normativi al fine di attrarre cittadini, imprese e fattori di produzione verso la propria giurisdizione.
I sostenitori di tale tipo di concorrenza ritengono che esso conduca ad una situazione di equilibrio in cui le rispettive preferenze dei soggetti coinvolti risultano soddisfatte in maniera efficiente.
A questa visione va opposta quella di chi sottolinea i limiti applicativi della teoria, ed i risultati che in pratica tale processo tende a produrre.
Anziché condurre ad una situazione di equilibrio efficiente, la competizione regolativa finisce col favorire alcuni soggetti a scapito di altri e provoca un progressivo appiattimento della regolazione su un minimo comune denominatore.
Nel contesto europeo è lampante il contrasto nel grado di mobilità tra imprese, merci o capitali da una parte, e i lavoratori dall’altra.
Se è vero che non esistono norme che facciano espresso riferimento a tale tipo di concorrenza, è stata da più parti avanzata l’interpretazione secondo cui il principio del mutuo riconoscimento, introdotto dalla Corte nella giurisprudenza inaugurata dalla celebre sentenza Cassis, introduce un processo di concorrenza tra regolatori.
Il principio del mutuo riconoscimento fa sì che i sistemi regolativi di Paesi diversi vengano posti a confronto.
di Stefano Civitelli
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