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Sovranità, libertà e proprietà in Internet

Nel 2001 è emerso il problema del cybercrimine, si è riconosciuta la vulnerabilità a intrusioni. Ondate di virus e worm girovagano per internet e i cracker superano i firewalls impadronendosi di carte di credito. In un network la sicurezza è affidabile quanto il suo punto più debole. L’hacking e il cracking segnalano l’impotenza di forze di polizia tradizionali; i provvedimenti devono essere aggiornati costantemente; l’unica attuale pratica fortemente riconosciuta è la messa al bando della tecnologia di crittazione, il controllo e la punizione potrebbero essere effettuati a posteriori attraverso i protocolli di sorveglianza. Dato il carattere di globalità del mezzo, ci sarà un problema burocratico internazionale rispetto agli standard punitivi di ogni stato, data la problematica della non coincidenza di stato di residenza e stato di commissione del reato (esempio chat omosessuali in paesi in cui è considerato reato). L’aspetto preoccupante è la mancanza di regole esplicite. Inoltre società dotcom e di compravendita di informazioni sugli utenti, hanno interessi comuni con il governo a controllare gli accessi e hanno inoltre bisogno di controllo per tutelare i diritti di proprietà. La vicenda Napster del 2000 è stata esemplare davanti ad una tecnologia che permette a persone di scambiare risorse protette da copyright le aziende musicali si sono mobilitate cooperando per stroncare il movimento attraverso tribunali. Si riconosce un vero e proprio attacco globale alla privacy mirato al controllo della proprietà intellettuale ed all’estrazione di informazioni commercializzabili.

di Asia Marta Muci
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