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Sprawson - I nuotatori inglesi

Se da un lato in Inghilterra il nuoto si afferma per tutti, dall'altro è un'ossessione per alcuni. La passione per il nuoto si afferma con la generazione romantica. Il modo di vivere l'acqua dei romantici è legato ad esperienze quasi di trance (l'oppio di de Quincey), sospensione; narcisismo, isolamento, autocompiacimento, sentimento di essere emarginati. Nostalgia del mondo classico e dell'idillio, che si esprime come rifiuto del presente. Dall'altro l'acqua sembra mettere in contatto questi personaggi con una dimensione inconscia, che spesso troviamo traslata come attrazione per gli abissi. Nell'inconscio l'acqua allude a un desiderio di tornare a essere protetti come nella vita prenatale. Molti di questi nuotatori erano molto legati alla madre: vedi Poe, London, Swinburne, Byron. Un esempio estremo di mix autismo-narcisismo-omosessualità lo troviamo nel Baron Corvo. Il fascino del nuoto contagiò anche i filosofi inglesi. Il nuotatore, dunque, si volge indietro: verso il perduto, verso il passato, il classico, verso la madre...
Mentre in Inghilterra molti praticavano il nuoto come forma di competizione o rilassamento, per alcuni divenne un'ossessione, un vizio. La passione per l'acqua in realtà nacque solo con la generazione romantica, e il verbo nuotare ricorre come parola chiave in molti versi famosi. il termine suggerisce ed evoca uno stato di sospensione, quasi di trance; come Narciso, molti nuotatori erano affetti da un forma di autismo che li portava a rinchiudersi in un isolamento totale nutrito di fantasticherie e autocompiacimento. Questi nuotatori si sentivano degli eletti in esilio, emarginati dal resto dell'umanità. Nuotando, spesso provavano le stesse sensazioni degli oppiomani, esuberanza, espansione del tempo, sbalzi di temperatura. Un'altra sensazione è quella di essere incessantemente sorvegliati da nemici invisibili. In questo mondo la sensibilità si acuisce e il più piccolo suono può causare allarme. Sprawson richiama le "confessioni" di De Quincey a proposito dell'oppio, e l'autore qui usa espressioni natatorie per indicare come si è avvicinato alla droga. La droga stessa produceva in lui visioni acquatiche. Il nuoto, come l'oppio, può causare un senso di distacco dalla vita quotidiana; i ricordi soprattutto dell'infanzia riemergono con precisione, ricchi di particolari. Questi primi nuotatori, come oppiomani, sembrano totalmente immersi nelle loro nuove esperienze: i termini usati da de Quincey per descrivere le sue esperienze ricordano le espressioni mistiche con cui Swinburne descriveva, le sue nuotate, l'immagine del mare sacro come paradiso perduto... Oppiomani e nuotatori avevano la stessa tendenza a considerarsi esseri solitari, remoti, superiori alle menti ottuse e convenzionali. Le descrizioni delle loro esperienze somigliano a quelle di chi ha appena esplorato un territorio ignoto. Rifiutavano in blocco il mondo materiale, il sistema e la società contemporanea, idealisti che sentono profondamente la futilità della vita, il contrasto tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere. L'acqua era per loro un RIFUGIO. Poi Sprawson parla di Arthur Clough, poeta e amante del nuoto, che diceva che nuotando ristabiliva contatto con la propria dimensione istintiva; per lui il nuoto e l'acqua furono simboli dell'innocente fanciullezza che aveva sempre rimpianto.

Nell'inconscio, l'acqua sotto qualsiasi forma e l'immersione alludono a un inconfessato desiderio di tornare a essere protetti e privi di responsabilità come nella vita prenatale, nel liquido amniotico del grembo materno. Secondo Marie Bonaparte in Poe ci sono simboli riferiti alla sua madre perduta e sempre ricercata, con cui anelava a ricongiungersi. La passione per l'acqua nasconde sempre qualcosa. Freud riferisce spesso di sogni in cui il desiderio di ritrovarsi immerso in acqua si basa su ricordi prenatali. Jack London, sotto l'influsso di Freud e Jung scriverà un breve racconto. Anche per Swinbourne il mare era un simbolo di regressione e integrazione con la madre. Ci sono dunque delle implicazioni psicologiche dell'acqua. Tutti i nuotatori di cui abbiamo parlato finora infatti erano molto attaccati alla madre e si sentivano distanti dal padre. Così anche Byron. Molti come Poe e Coleridge soffrirono dei periodi trascorsi in collegio. Poi Sprawson cita George Borrow e il suo romanzo autobiografico Lavengro.

Verso la fine del secolo il nuoto divenne un passatempo stuzzicante per gli omosessuali, che a quel tempo erano in qualche modo esclusi dal normale andamento della vita. Tra questi ricordiamo Frederick Rolfe, il Baron Corvo, che aveva adottato nome e titolo per dar a intendere di essere un nobile in esilio. Secondo Sprawson lui è il supremo esempio del nuotatore autistico malato di narcisismo e completamente assorbito in un mondo irreale creato dalla sua fantasia. Uomo dal carattere riservato, aveva le abitudini austere dei preti ma condivideva l'odio del nuotatore per la piccola nobiltà, gli uomini comuni.. tutti i suoi romanzi sono autobiografie camuffate, o manifestazioni della sua vita immaginaria. Tutti i suoi eroi sono nuotatori. L'ultimo periodo della sua vita fu a Venezia.  Poi parla di Denton Welch, di natura nervosa e femminile, ossessionato dalla bellezza della madre. Lì leggeva la filosofia della solitudine di John Powys, secondo cui in una condizione di solitudine l'uomo si sente trasportato all'indietro lungo i suoi avatara. Ricondotto a un mondo mitologico e ricco di miti misteriosi: era un voyeur. I bagni di questi uomini esprimevano come la ricerca di un'esistenza più disinibita, pagana.

Per quel che riguarda le donne, in Inghilterra erano escluse da quasi tutti gli stabilimenti  balneari. Abbiamo così personaggi femminili che si rifugiano nel nuoto solitario ai tropici. Vedi Mary Kingsley o Mary Wollstonecraft, che usava il nuoto per la sua salute cagionevole. Per quel che riguarda D.H.Lawrence, si sa che non nuotava in inghiltyerra. Amava descrivere sensazioni legate al nuoto, anche se nuotava poco. Poi Sprawson ci parla di Rupert Brooke, attratto come Byron dalle acque profonde e pericolose. Per Brooke il nuoto era simbolo di giovinezza in un mondo dominato dalle vecchie generazioni. Divenne il cuore di un circolo di amici legati al nuoto, che ebbe molta influenza sull'ambiente dell'epoca. Anche i grandi filosofi di Cambridge si dice fossero contagiati dal suo entusiasmo. Così G.E.Moore e Wittgenstein, che amava trovare analogie tra il pensiero filosofico e il nuoto. Bertrand Russell faceva il bagno con Brooke al chiaro di luna. Anche la morte di Brooke è comunque legata all'acqua, in guerra. Fu nella vita e nell'opera di Brooke che il senso classico del nuoto e dell'acqua esercitò il suo fascino estremo per l'ultima volta: l'acqua aveva per lui proprietà magiche e purificatrici, e il nuoto diventava come un mezzo di espiazione, per lavare corpo e mente..questo nelle sue descrizioni. Si spogliava spesso nudo per tufffarsi, come in una metamorfosi sessuale, come un presa di contatto con le divinità locali.

Il senso dell'età dell'oro classica si fondeva nella mente di questi nuotatori con gli anni dell'infanzia perduta da Byron, Borrow ecc... Questa nostalgia, alimentata dagli studi classici, era all'origine di tutte le nuotate di questi personaggi. Sprawson nota che gli innamorati del mondo classico probabilmente tendono più di altri a volgersi indietro, verso una perfezione ormai smarrita, che riguardi la società o loro stessi. Questo spirito classico è la caratteristica più romantica e peculiare della passione degli inglesi per il nuoto. Così Shelley leggeva Erodoto prima di fare il bagno nei fiumi italiani. Swinburne e Powys leggevano Omero...

(Sprawson ci fa notare come molti dei nuotatori famosi di cui si è parlato avessero un certa simpatia per le forme di vita subacquea..come fossero in contatto in qualche modo con la loro remota origine marina. Così Borrow desiderava essere un pesce...)

di Dario Gemini
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