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Sprawson - Il decennio giapponese e il nuoto

L'unica tra le nazioni asiatiche e africane a vincere un oro olimpico nel nuoto è stato il Giappone. Nel decennio culminato con la 2a guerra mondiale vediamo un grande squadra di nuoto. Ai giochi di Los Angeles del 32 i giapponesi vincono 5 gare su 6. I nuotatori giapponesi erano piccolini ma veloci. Erano maestri nel copiare la tecnica degli occidentali. Avevano una bracciata diversa, ma un fisico molto idrodinamico. I giovani nuotatori giapponesi vivevano tutti assieme sul lago Hamana, dove si allenavano con un severa disciplina militare. Il nuoto era praticato con un sorta di devozione religiosa. Alla fine delle gare atleti e allenatori si recavano in omaggio in processione agli dei. In Giappone la tradizione delle gare di nuoto è nata prima che nel resto del mondo. Già nel 36 a.c. vediamo una gara.  I giapponesi diedero al nuoto un organizzazione su scala nazionale prima degli inglesi. Vediamo in un editto imperiale del 1603 che il nuoto viene insegnato a scuola. Anche le donne nuotavano. le donne AMA, ad esempio, si tuffano da 2000 anni in cerca di crostacei commestibili. Sono circondate da rispetto. Vivono su un isola e cominciano a tuffarsi da piccole. Gli uomini sono esclusi perché non sopportano il freddo. Si sposano solo in tribù. Molti artisti giapponesi le hanno ritratte. In molti di essi le profondità marine simboleggiano la mente inconscia. Circondati dal mare, i giapponesi han messo a punto diversi stili di nuoto, adatti al variare delle condizioni e delle correnti. Il nuoto entrò anche a far parte del codice dei samurai. Si svilupparono 12 stili diversi. I giovani samurai facevano esercizi per le gambe, il nuoto per loro era un forma di esercizio cerimoniale, d'arte. Il loro stile sarà poi aggiornato per renderlo competitivo con le innovazioni occidentali. Insomma il nuotatore giapponese è sottoposto a un severa disciplina spirituale e fisica. Alla fine della guerra svanisce però anche l'impeto del nuotatore giapponese. Vien meno la causa per cui battersi.

di Dario Gemini
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