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Sprawson - Il nuoto per Akira Kurosawa e Yukio Mishima

In Yukio Mishima e Akira Kurosawa (regista), coloro che meglio sembrano aver percepito la perdita dei valori samurai nella società giapponese moderna, il nuoto ha un grosso significato.
In Kurosawa vediamo ricordi giovanili di rinascita attraverso i miracolosi effetti di gorghi e cascate, mitiche regioni del sogno e dell'inconscio cariche di significati simbolici per i giapponesi; in lui c'è un forte legame con le virtù tradizionali dello spirito samurai, e una grande curiosità per i misteri della natura.

Mishima invece non aveva imparato a nuotare da ragazzo. Anzi aveva paura del mare. Solo a 27 anni dopo un viaggio in Grecia decise di imparare. Ci fu un momento della sua vita in cui provò repulsione per la bruttezza degli intellettuali. Così nel senso greco delle proporzioni e dell'armonia tra corpo e mente, nelle dimostrazioni di orgoglio fisico e splendore trovò un antidoto alla morbosa sensualità e all'introspezione di cui aveva sempre sofferto. Sappiamo che leggeva molta letteratura greca. Euripide, Omero, i Grandi tragici. La Grecia gli sembrò un paese dove sole e mare si erano uniti per dar vita a splendide divinità: ora voleva fondere l'intelligenza con la pura esistenza fisica. Imparò anche a nuotare. Nella tetralogia che conclude la sua opera, un successione di figure eleganti ed eroiche, simboliche di ciò che il Giappone ha perduto, si svelano in mare.

Mishima aveva molte affinità con Byron e Gide: un'origine altolocata; l'infanzia con un madre iperprotettiva. una forte vena di narcisismo e attrattiva per il proprio sesso. Una romantica nostalgia per il passato che si manifesta con l'amore per l'acqua e la passione per il nuoto. Trasfigurazione provata da Mishima in Grecia.

di Dario Gemini
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