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Strategia d'impresa

Alla base di un corso di strategia c'è l'analisi dell'ambiente esterno che circonda le imprese. È stato analizzato il contesto competitivo sia a livello italiano che a livello globale per riuscire a capire quali sono i problemi che ogni giorno le imprese italiane si trovano a dover affrontare. A questi problemi corrisponde una soluzione che, però, non sempre è raggiungibile nel breve periodo. Moltissime strategie iniziano a dare il loro frutti solo dopo un lungo periodo di gestazione.

Crescere. Le piccole imprese, anche aggregate tra di loro, si muovono in modo più agevole nel mercato domestico poiché, la maggior parte di loro, non possiede gli strumenti adeguati per affrontare i mercati internazionali. Inoltre, non tutte sono capaci di sfruttare le loro potenzialità nel mercato globale, anche se comunque riescono a farsi conoscere all'estero grazie alle esportazioni. Molti brand, quali Gucci, Bottega Veneta, Ducati, sono stati acquistati da grandi gruppi esteri e solo allora hanno ricevuto un'adeguata valorizzazione. I dati, comunque parlano chiaro: sono state molte le acquisizioni fatte in Italia da parte dell'estero; mentre sono inferiori quelle dell'Italia fatte all'estero (74,4 mld contro 3,6).

Vi sono vari motivi che possono giustificare questi “dati”; ovvio, problemi di tipo monetario e regolatorio sono da avallare ma non sono gli unici. Le imprese italiane sono sprovviste di capacità di innovazione, di muoversi e di implementare delle strategie volte a comprendere nella loro visione un ambiente ormai internazionale. Per poter sopravvivere, le imprese italiane devono essere in grado di mutare quella che è la loro dimensione poiché bisogna fare attenzione:
– da un lato, siamo schiacciati da imprese straniere che vantano un basso costo del lavoro producendo, però, prodotti che siamo in grado di produrre;
– dall'altro siamo schiacciati da imprese che vantano un elevato grado di innovazione, però in prodotti che noi non produciamo.

Le imprese devono essere in grado di cambiare dimensione e riposizionarsi strategicamente, poiché devono sviluppare nuove competenze, modelli di business, alleanze e crescita per linee interne.

Con la crisi finanziaria del 2008 sono state messe in ginocchio moltissime imprese; esse sono proprio scomparse dal campo visivo ma, di contro, molte altre sono riuscite a sopravvivere grazie alla loro capacità di accaparrarsi quelle opportunità che la crisi stessa ha creato: hanno acquisito asset materiali ed immateriali per potersi inserire nelle filiere lunghe estere, usando le fusioni ed alleanze come strumento. Le strategie di nicchia, premiate anch'esse dalla crisi, dovranno comunque cambiare dimensione: in questo caso l'impresa non dovrà essere grande a livello di settore/mercato ma in termini di nicchia.

Con la crisi finanziaria che si è abbattuta a livello globale negli ultimi anni, risulta facile capire che la “cinghia” è stata stretta, sia da parte dei governi che da parte delle imprese.

Le imprese che decidono di sopravvivere dovrebbero ispirarsi al principio dell'ubiquità che, sia per gli imprenditori che per i manager, significa non vincolarsi ad una sola specializzazione, ma essere flessibili, capacità di ricombinare competenze e risorse e riuscire ad assorbire quanto più possibile dalle culture degli altri paesi. La crisi potrebbe essere il giusto trampolino di lancio per ridisegnare i modelli di management, rivedere gli strumenti gestionali e far emergere nuovi ruoli.

di Adriana Capodicasa
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