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Strategia deliberata e strategia emergente

Il modo in cui le imprese formulano la propria strategia è uno dei problemi di maggior rilievo nello studio del management strategico. H. Mintzberg è uno dei principali critici degli approcci razionali all'individuazione della strategia.

L'autore fa una distinzione:
– strategia deliberata: è quella concepita dal gruppo dei dirigenti al vertice;
– strategia realizzata: è quella più legata a quella deliberata. È la strategia effettivamente implementata;
– strategia emergente: insieme di decisioni che sono prese in capo ai manager che recepiscono la strategia deliberata ma che l'adattano ai cambiamenti dell'ambiente esterno.

Ogni tipo di strategia attraversa questi step. L'individuazione di una strategia comporta sempre una combinazione di progettazione razionale centralizzata e di adattamento decentralizzato. La strategia che viene elaborata, viene poi implementata da tutti i membri dell'organizzazione. L'emergere di una strategia decentralizzata avviene prima della formulazione più rigorosa della strategia.

La strategia, una volta elaborata, occupa diversi ruoli all'interno di un'organizzazione.

1) La strategia come supporto alle decisioni. La strategia viene elaborata come un modello che conferisce coerenza alle decisioni di un individuo o ad un'organizzazione, come l'impresa. Gli individui sono dotati di razionalità limitata, motivo per il quale senza una strategia non siamo in grado di prendere decisioni ottimali. La strategia, quindi, migliora il processo decisionale secondo alcuni punti di vista:
-semplifica il processo decisionale vincolando il numero delle decisioni alternative;
-la strategia aiuta nell'implementazione di strumenti analitici come gli schemi teorici e altri strumenti.

2) La strategia come strumento di coordinamento. All'interno di un'impresa un grande problema è dato dal difficile coordinamento a livello di azioni dei diversi membri che possono prendere decisioni o porre in essere determinate azioni, ecco perché la strategia può aiutare nel coordinamento poiché è uno strumento di comunicazione. Bisogna coinvolgere tutti i gruppi diversi all'interno dell'impresa in modo da far sì che l'implementazione della strategia sia efficace. Una volta definita la strategia, bisogna perseguirla e nel mentre monitorare l'evolversi della situazione per essere certi che l'impresa stessa evolva come previsto ed in maniera coerente.

3) La strategia come obiettivo. La strategia, come già detto, è un processo prospettico, cioè elaborata nel presente per il presente, ma anche per il futuro. Lo scopo primo di una strategia volta al futuro è imprimere una direzione allo sviluppo dell'impresa e anche definire le aspirazioni che possano motivare i membri dell'organizzazione. Viene utilizzato il termine “intento strategico” per descrivere, in questo contesto, l'esplicitazione del desiderio di raggiungere, da parte dell'impresa, una posizione di leadership.

Le imprese sono composte da diverse categorie di soggetti che sono mossi da scopi ed intenti differenti.

Le imprese, quindi, al loro interno, tendono ad avere molti obiettivi, a volte anche in contrasto tra di loro. Il principale obiettivo che però è in comune a tutta la cerchia di soggetti è il creare valore attraverso l'attività che si svolge. Le imprese creano valore che viene, in un secondo momento, distribuito tra le diverse categorie di portatori di interessi:
– dipendenti;
– fornitori;
– stato;
– banche;
– proprietari dell'impresa.
In ultimo, il valore viene dato anche ai clienti andando a soddisfare le loro aspettative e utilità.

Partendo dal presupposto che l'impresa crea valore apposta per queste categorie di soggetti, si può anche andare a pensare che l'impresa sia un insieme di gruppi di interesse e questo modo di vedere l'impresa viene denominato come stakeholder approach.

Fino agli anni '90 l'unico approccio che si conosceva era quello di massimizzare il valore per i soli azionisti che però, in poco tempo, è stato visto come ottica di breve termine. Inoltre, bisogna sottolineare che le imprese hanno la responsabilità non solo di creare valore per gli azionisti, il che è giusto, visto che non parliamo di una non profit, ma anche per i dipendenti, le banche e lo stato.

Le imprese che oggi sono ancora al top, che sono cresciute di molto, sono quelle che non hanno come scopo ultimo o principale il profitto, ma che sono mosse da intenti diversi dal profitto. Se l'impresa si occupasse solo di massimizzare il valore per la sola categoria degli azionisti, non riuscirebbe mai nel raggiungimento di questo obiettivo. Questo perché i dipendenti e altre categorie di soggetti non avrebbero la giusta motivazione e in ultimo non vedrebbero il vantaggio di cooperare tra di loro per il raggiungimento di questo obiettivo.

Negli ultimi anni è riemerso il concetto di responsabilità dell'impresa nei confronti della società nel suo insieme. Un economista ha asserito che lo scopo ultimo di un'impresa è quello sì di far crescere i propri profitti, ma seguendo le regole del gioco, cioè non sfruttando, rovinando e nemmeno frodando.

William Allen distingue 2 concetti di azienda:

1) concezione di proprietà: secondo questa concezione, l'impresa è vista come un insieme di attività possedute dall'azionista; quindi, il loro andamento deve essere positivo non a livello di tutti gli stakeholders e della società, ma solo a livello di azionisti;

2) concezione di entità sociale: l'impresa, secondo quest'ottica, è vista come una comunità di soggetti, sostenuta, appoggiata dai rapporti che stabilisce con il proprio ambiente sociale, politico, economico e naturale. (intersoggettività stratgica)

di Adriana Capodicasa
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