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Sviluppo morale

Sviluppo morale --> l’acquisizione di un norma morale è un processo che comprende almeno tre dimensioni fondamentali. La norma assume un significato affettivo – emotivo perché contiene le indicazioni su come la persona deve sentirsi nel caso in cui rispetti o violi la norma. La sensazione morale e dei meccanismi di controllo interni formano la coscienza (super io, più è forte più forte è l’adesione alle norme morali). La norma rappresenta anche una guida per la condotta perché prescrive comportamenti socialmente desiderabili e ne proibisce altri, molto importante per i bambini l’osservazione di modelli dai quali impareranno tali norme. La conoscenza delle norme rende possibile comprenderne i significati.
Piaget ha studiato lo sviluppo morale attraverso il metodo clinico.
3-4 anni: periodo premorale, caratterizzato dalla assenza di regole.
4-5 fino ai 8-9 anni: realismo morale, il punto di vista è egocentrico. La validità dei principi morali dipende sia dall’autorità di colui che ha definito la norma sia dalla forza con cui vengono fatti rispettare.
Dopo gli 8 anni: morale autonoma, si da sempre più importanza a elementi specifici della situazione. La bugia è vista come azione immorale perché danneggia la fiducia reciproca.
Kohlberg si oppone all’idea che la morale sia frutto di una abitudine e ritiene che il pensiero diriga l’azione, non viceversa. L’autore identifica tre livelli dello sviluppo morale che vanno dall’infanzia all’età adulta. Convenzionale = conformarsi ed attenersi alle regole.

Primo livello preconvenzionale: fino ai 9-10 anni, il bene e il male vengono giudicati in base alle conseguenze. Primo stadio: si attribuisce più importanza all’autorità che ha emanato le norme che non alle intenzioni di chi agisce. Secondo stadio: il bambino osserva le regole se da queste deriva un vantaggio immediato per sé.
Secondo livello convenzionale: preadolescenza, è incentrato su rapporti sociali. Terzo stadio: lo scopo principale è vivere in conformità rispetto alle aspettative della propria cerchia sociale, si intrattengono relazioni basate sulla fiducia. Quarto stadio: si affinano le capacità di differenziare tra il punto di vista della società e gli accordi e le motivazioni interpersonali.
Terzo livello post convenzionale: emergono giudizi morali basati sui principi astratti di natura etica. Quinto stadio: leggi e regole sono frutto di accordi. Sesto stadio: le leggi e gli accordi sociali sono validi solo se basati su principi universali e valori etici.

A circa 4 anni i bambini capiscono la differenza tra regole morali (non picchiare, non rubare) e regole convenzionali (mangiare con le posate) e giudicano più gravi le trasgressioni delle prime.
Nell’età prescolare le relazioni con i coetanei sono unidirezionali, perché all’azione del primo non corrisponde l’azione coordinata del secondo. Nell’infanzia si sviluppano relazioni selettive basate sull’affinità e si ha la segregazione sessuale, soprattutto durante il gioco. Nell’adolescenza le relazioni tra coetanei si ampliano, si appartiene a gruppi e si hanno i valori della fedeltà e dell’intimità.
Il bullismo rappresenta un fenomeno complesso che riguarda sempre almeno due persone: l’aggressore (bullo) e la vittima. Per essere tale, il bullissimo deve avere: intenzionalità delle prepotenze, reiterazione delle prevaricazioni, squilibrio di potere. Può essere diretto (attacchi espliciti) o indiretto (esclusione sociale). Le vittime possono essere passive (persone insicure che subiscono gli attacchi) o provocatrici (involontari comportamenti di provocazione dei compagni). Il bullo viene solitamente da una famiglia che utilizza stili educativi permissivi o autoritari e freddi durante l’infanzia.
di Adriana Morganti
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