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TEORIA MOTIVAZIONALE SENTIMENTALE

L’EQUILIBRIO EMOTIVO
Il fenomeno emotivo consiste in un programma di eccitazione, provocato da uno stimolo che da inizialmente esterno può anche provenire dall’interno dell’organismo, in cui gli sbocchi si dirigono sia alla motilità, che al pensiero e alla comunicazione. L’emozione gioca un ruolo importante nell’attivazione del comportamento, essa può essere identificata con il primo momento saliente dei processi motivatori.
Essere continuamente in stato eccitatorio non permette di elaborare cognitivamente precursori e conseguenze degli eventi interrelati all’emozione, che consente di valutare la propria posizione rispetto agli effetti correlati a un certo stato del mondo. Il piano delle emozioni è un piano necessario per attivare l’azione umana ma di per sé non è però sufficiente a rendere autonoma l’iniziativa dell’individuo.

L’EQUILIBRIO AFFETTIVO
Il processo caratteristico di tale strato della vita psichica è la funzione simbolica: meccanismo secondo cui un elemento qualsiasi viene associato ad altri elementi, in maniera che il primo rimanda agli altri, funzionando come significante che rinvia a un significato.
Il piano affettivo è caratterizzato dalla comparsa di uno stato potenzialmente ambiguo del campo, dove cioè la funzione simbolica rimanda a oggetti per così dire sfocati, incerti, il cui significato assume ambivalente valore sia di salvezza che di pericolo, sia di attrazione che di repulsione, di piacere e dolore. Nelle situazioni in cui è elevato il grado di ambiguità-ambivalenza, il piano degli affetti si tramuta da complesso a complicato.
È il piano delle relazioni affettive a dare la chiave interpretativa del fatto che le motivazioni umane possono essere talmente forti da far compiere alle persone imprese veramente grandiose. La tenacia dell’azione nel tempo è correlata al contenitore affettivo di un essere umano.

L’EQUILIBRIO DEL SENTIMENTO
L’oscillazione polare degli stati ambivalenti dell’esperienza affettiva può trasformarsi nel momento in cui si innesta in essi una nuova dimensione che apre alle possibilità del sentimento. Tale dimensione non proviene dall’esterno dei vissuti affettivi ma ne è lo sviluppo. Si può descrivere questo strato come “sentire la rappresentazione”.
I sentimenti hanno il loro linguaggio nella capacità verbale di elaborare connessioni capaci di sussumere in una dimensione di senso la molteplicità dei fenomeni di diversi livelli di esperienza della vita psichica. Nel sentimento compare il linguaggio cha va inteso come evoluzione della funzione simbolica, questa ha la proprietà di collegare un oggetto-significante a un altro oggetto-significato. Il sentimento è tale quando riesce a ridare un ordine di senso che è inverato dal sentire emozionale del corpo.
La forma tipica del funzionamento del sentimento è la narrazione, la narrazione mitica. Si intende qui un genere narrativo caratterizzato da tecniche letterarie tipiche e da un’intenzione globale nella costruzione del senso.
La struttura della vita emozionale è visto come diversi spazi intercomunicanti fra di loro.

Il sentimento ha uno spazio tridimensionale:
Impossibilità di giungere alla dimensione stessa del sentimento che porta all’angoscia dell’esistere;
Le soluzioni mitiche perdono contatto con il sentire del soggetto;
L’individuo riesce nella sua singolarità soggettiva a mantenere vivi i collegamenti fra segnalatori basilari del dolore-piacere, informazioni provenienti dalle eccitazioni delle emozioni e complessità dei fenomeni di ambiguità ambivalenza del legami affettivi.

La falsità possibile del sentimento è una conseguenza del fatto che esso è l’espressione del Sé. Lo strato emotivo rassomiglia all’insieme del Me, qui il soggetto è innervato dalle afferenze sensitive che gli provengono dal corpo che sente piacere e dolore e che si attiva alla comparsa dello stimolo emotigeno. Il Sé è dunque la sintesi di Me e Io, ovvero di strato psichico delle emozioni e di strato psichico degli affetti.
di Carla Callioni
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