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Teoria Clinica

Sullivan stava seduto di fronte ai pazienti, senza farli sdraiare, perché i pazienti erano ospedalizzati.

Farli sdraiare davanti a lui era come porli in un contesto regressivo, ed è pericoloso per un paziente delirante che sta allucinando farlo regredire ancora di più.

Sullivan adottò un setting flessibile negli orari e nei luoghi (es. passeggiate in giardino) e rinunciò all'uso del divano.

Affermava che le interpretazioni servivano a poco; servivano i chiarimenti dell'esperienza del paziente (“le interpretazioni sono come i consigli: la loro quantità eccede sempre di gran lunga il bisogno”).

Transfert = le distorsioni paratassiche, indotte dall'angoscia e dall'emergere di processi non-Me.

Il colloquio clinico richiede quindi «una graduale evoluzione della coscienza degli interlocutori»: eliminare le discontinuità, integrare tutte le esperienze non-Me del paziente, ricreare una continuità nell'esperienza del paziente. Il paziente poi può verbalizzare e condividere quelle esperienze.

Le componenti paratassiche (dal passato del paziente ) vanno dissolte attraverso la ricostruzione della sua esperienza, la chiarificazione delle sue integrazioni passate e attuali, che ha con il terapeuta, e il raggiungimento della validazione consensuale.
Sullivan sta attento a regolare il livello di angoscia del proprio paziente.

Afferma che: «Si arriva alla salute mentale nella misura in cui si diviene consapevoli delle proprie relazioni interpersonali». Freud diceva che si deve sostituire l'Es con l'Io, anche lui pensa che si debba passare da materiale inconscio a materiale cosciente; tuttavia, il materiale inconscio freudiano non sono le relazioni. Per Sullivan il materiale inconscio consiste in quelle disintegrazioni e quelle integrazioni poco costruttive che il paziente ha avuto nel suo passato remoto, passato recente e attualmente, con le altre persone della sua vita e con il terapeuta.

I dati su cui lavora il terapeuta non sono sogni o associazioni libere (le stanno già facendo involontariamente) ma sono dati primari: il racconto particolareggiato e sistematico dei dati anamnestici, sollecitato da un'inchiesta dettagliata, dalla ricerca degli elementi «storici» per le ricostruzioni genetiche (cioè il passato del paziente), necessari per la comprensione delle situazioni di vita attuali.

L'equivalente dell' insight, per Sullivan, è la possibilità di accedere al materiale disatteso o dissociato nel corso dello sviluppo, per ottenere nuove integrazioni interpersonali nella relazione terapeutica.

Nuovo ruolo del terapeuta: invece dell'analista-schermo bianco e neutro postulato da Freud, Sullivan propone un terapeuta come osservatore partecipe: «tutti i processi del paziente», così come l'esperienza del clinico, «sono più o meno indirizzati» all'altro partecipante, con il risultato di una meravigliosa azione reciproca». La partecipazione del clinico è inevitabile, però il clinico è un ‘esperto' che regola i gradienti d'angoscia --> c'è dunque una grande differenza tra il clinico, (l'esperto, colui che regola il livello di angoscia del paziente) e il paziente --> la relazione non è mutua e reciproca.

di Mariasole Genovesi
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