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Un impero americano... e la sicurezza collettiva

Usa → potenza economica, potenza in borsa, grande contributo all'ONU, prestigio e autorità sul piano dei valori, linguistico e dello stile di vita → soft power (capacità di attrazione e persuasione) affiancato all'hard power → sistema unipolare incentrato sugli Usa, fino a parlare di impero americano. Gli Usa stanno mettendo in discussione l'ordine mondiale fondato sul diritto in una ricerca di ridefinizione della legittimità internazionale. Anzitutto Washington è stata ed è protagonista del processo di erosione del divieto dell'uso della forza → leadership americana in Kosovo, Iraq vs Saddam ecc.. Inoltre settori influenti dell'establishment americano tendono a rompere il paradigma che il potere può essere legittimamente esercitato solo nel contesto multilaterale e nel rispetto dell'ordinamento internazionale → le organizzazioni internazionali secondo questo punto di vista non sono più così indispensabili se non come quadro attraverso cui bisogna obbligatoriamente agire → carattere eversivo, revisionista, tendenze neo-sovraniste: è proprio il principio che viene messo in dubbio, si contesta che l'ordinamento internazionale sia l'unica fonte di legittimità → tendenze che asseriscono il diritto, se necessario, di agire unilateralmente fondando la legittimità dell'azione non sulle regole del diritto esistente ma sull'interesse nazionale o sui valori americani, la “democrazia”. Le Nazioni Unite e il sistema di sicurezza collettiva sono considerate uno strumento storicamente imperfetto, intrinsecamente inefficace e irrilevante di fronte al potere americano. Fino ad arrivare a reclamare il massimo della libertà per lo stato nazione (Usa) → vincoli internazionali sono per gli Usa come i lacci dei lillipuziani per Gulliver. Da capire è se si tratti di un momento storico, di un'amministrazione Usa, di una politica insomma eccezionale oppure dell'inevitabile parabola dell'egemonia americana.
Si aggiungono altre tendenze volte a sfruttare con finalità egemoniche la posizione di preminenza di cui gli Usa godono nelle istituzioni internazionali → si tratterebbe di nuove forme di condizionamento dell'ordinamento internazionale e del suo sviluppo che hanno fatto parlare di diritto internazionale egemonico perché quest'influenza pervasiva condizionerebbe lo stesso diritto internazionale → esempi vari di matrice americana: la funzione legislativa del Consiglio in merito alla lotta al terrorismo, la sua posizione all'11 settembre in relazione all'esercizio legittimo di legittima difesa in risposta ad atti terroristici, le risoluzioni del 2003 in materia di sistemazione post-bellica → forme di acquiescenza verso le azioni americane → egemonia che gli Usa possono esercitare sul sistema internazionale e all'interno delle istituzioni e che determinerebbe l'imposizione di un'agenda multilaterale in rispondenza pressoché esclusiva con gli interessi americani → una sorta di deriva autoritaria in osservanza dei diktat Usa. Le azioni continuerebbero ad apparire multilaterali, ma di fatto permetterebbero agli Usa di ottenere qualsiasi risultato. Queste forme di diritto internazionale egemonico sono persino più pericolose delle azioni unilaterali perché condividerebbero responsabilità e colpe con gli organi.
di Alice Lavinia Oppizzi
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