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Unità e molteplicità in Holderlin


Unità + differenza = divenire. Hegel si ispirerà forse a queste considerazioni. Per Hegel solo la religione potrà garantire il passaggio dal finito all’infinito, mentre la riflessione coglie i 2 termini nell’assoluta separazione. Se sono possibili un finito e un infinito in quanto esseri esperibili, allora un rimando è possibile. L’abisso è colmato dalla religione. La filosofia qui finisce il suo percorso con la religione.
Uno in se stesso diverso > Eraclito, ma secondo Giovanni Reale Platone. Non ci può essere armonia tra gli opposti senza un termine superiore di riferimento. La diversità di Eraclito, dice Reale, non ha un Uno come soggetto. Le parole di Eraclito son state pronunciate quando ancora la filosofia greca non esisteva. Sono il prodotto del sentimento poetico dei greci, pronunciate da un greco. Nel saggio “il divenire nel trapassare”, Holderlin affronta un tema dialettico: il divenire, partendo dall' analisi dell' autentico linguaggio tragico. Holderlin concepisce il dissolversi del finito come condizione intermedia tra essere e non essere. Nell’atto trascendentale dell' amore si riconciliano ideale e reale. E’ questa la ricomposizione mitica o tragica.  Tematiche dialettiche sono affrontate anche in “sul procedimento dello spirito poetico”. Qui Holderlin parla dell'inutile tentativo umano di voler comprendere l’unità a partire da una condizione unicamente soggettiva o sbilanciata sul lato oggettivo (ovvero conoscersi come unità nel divino o il divino contenuto in lui come unità). Ma questo disegno è possibile solo in una sensazione bella e sacra. Holderlin allude qui alla sensazione trascendentale, che nel saggio prima rappresentava l’amore. Conclusione: unità e molteplicità, o unità nella diversità, possono coappartenersi in ciò che idealmente li trascende, la bellezza.
di Dario Gemini
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