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Universo infinito di Bruno


La nuova concezione cosmologica di Bruno nasce dalle nozze tra la metafisica di Cusano e la scienza di Copernico. Nel pensiero di Bruno però non c’è più traccia di quel senso del limite che pervadeva tutta la dottrina della “dotta ignoranza” di Cusano. Bruno afferma con gioia l’infinità dell’universo. C’è dunque una differenza di tono rispetto a Cusano: dove là c’era umiltà e senso del limite, in Bruno c’è senso di liberazione e totale glorificazione dell’universo proprio da parte di quell’infinità che ne è artefice. L’uomo si riconosce come parte integrante di questa natura infinita ed è per questo motivo che si attua la sua liberazione. Bruno ridiscute i concetti fondamentali della metafisica aristotelica: non si può fondare una metafisica partendo dalla sensibilità, essa è troppo riduttiva; bisogna costruire le basi attraverso un puro argomentare razionale. In questo modo l’universo di Bruno, che si raggiunge oltrepassando l’orizzonte della sensazione, risulta un universo senza centro, animato in ogni sua parte e soprattutto infinito. Nel senso sia della estensione spaziale, sia nel senso della molteplicità innumerabile dei mondi in esso esistenti. Questa allora ripetiamolo, non è una cosmologia che fa riferimento ai sensi, ma di costruzione puramente razionale. Se Dio che è infinito deve esplicarsi in quel simulacro che è l’universo, quest’ultimo non potrà che essere anch’esso infinito. Fra l’altro l’universo risulta essere una “libera necessità”: Dio non può non originare un universo che abbia le stesse caratteristiche divine; pena il contraddire la propria infinità
di Carlo Cilia
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