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VEBLEN: critica all'economia tradizionale

Veblen giudica l'economia tradizionale (classica, neoclassica) incapace di fornire strumenti di conoscenza adeguati per comprendere i grandi cambiamenti economici di fine secolo e ne critica 3 aspetti:
1) Teoria dell'azione economica (concezione individualistica della natura umana) : perché per Veblen il comportamento dell'uomo non è comprensibile in termini individualistici, cioè al di fuori dell'influenza esercitata dalle istituzioni.
Infatti Veblen parla di "istinto di operosità" come propensione fondamentale, quindi la sua visione dell'uomo è più vicina a quella dell'homo faber, piuttosto che al calcolatore massimizzante di piaceri e pene della teoria economica.
2) Interesse per l'equilibrio più che per il cambiamento: per lui l'approccio tradizionale resta legato a un'idea di equilibrio che allontana dalla comprensione delle dinamiche reali. L'economia invece deve essere in grado di dar conto dei grandi cambiamenti in corso, e per farlo deve guardare alle scienze biologiche e al loro impianto evoluzionista e deve porre al suo centro il ruolo delle istituzioni.
Le istituzioni, per Veblen, sono "abitudini mentali", modelli di comportamento condivisi e approvati; elementi che plasmano il comportamento.
Per Veblen quindi l'azione umana è socialmente condizionata, perché gli uomini sono guidati da valori e norme che ricevono dalla società in cui vivono.
Dunque Veblen ha una visione evoluzionistica delle istituzioni: esse emergono per regolare i rapporti tra gli uomini in società, ma una volta affermatesi contribuiscono a selezionare certi tipi di comportamento che condizionano le risposte ai futuri problemi di adattamento.
Scienza è tecnica quindi sono il motore del cambiamento: ma il processo non è affatto lineare, perché per introdurre nuove istituzioni (leggi, costumi) è necessario superare le resistenze delle vecchie istituzioni (che sono difese dai gruppi sociali che da esse vengono privilegiati). La società quindi sconta un "ritardo strutturale" nell'adeguamento istituzionale, perché le classi che si oppongono al mutamento riescono spesso ad influenzare le classi inferiori.
Da questa teoria delle istituzioni deriva che:
-maggiore sarà il ritardo nell'adeguamento istituzionale, tanto più grande sarà il costo al quale una determinata società andrà in contro in termini di spreco di risorse (disoccupazione e perdita di benessere collettivo);
-possibile coesistenza di società in cui il rapporto tra tecnologie e istituzioni è diverso. La tesi di fondo è che ci possano essere percorsi di sviluppo differenti, basati sulla capacità di innestare le tecnologie più moderne applicabili al processo industriale in un contesto istituzionale ancora permeato da valori tradizionali.
3) Nesso tra il perseguimento dell'interesse individuale e quello collettivo (costi sociali del capitalismo e consumo vistoso) : Veblen ritiene che nella fase iniziale dello sviluppo capitalistico si era realizzato un nesso tra perseguimento dell'interesse individuale e miglioramento del benessere collettivo, favorito dal funzionamento dal mercato. Nella fase successiva, invece, questa relazione si era allentata e l'organizzazione economica basata sul capitalismo di mercato comportava una perdita di benessere collettivo rispetto alle potenzialità offerte dalla tecnica e dalla scienza.
Con i suoi lavori, Veblen cerca di dimostrare questa tesi guardando ai cambiamenti:
-dal lato della produzione: nella prima fase della Rivoluzione industriale, avviatasi in Inghilterra nella seconda metà del 700, si era affermato il sistema dell'industria meccanica, in cui la produzione faceva capo a delle imprese private in cui i proprietari-imprenditori erano insieme capitalisti e organizzatori della produzione.
di Antonio Amato
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