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Velocità: un altro film Fantasma

Rimasto inedito fino alla metà degli anni ’90, il soggetto di Velocità è stato pubblicato con un’introduzione di Lista sulla rivista Fotogenia (1996). Il documento originale è conservato tra le carte degli Archivi Marinetti. Per quanto riguarda la datazione della sceneggiatura si può soltanto congetturare perché le cartelle non riportano la data.
Marinetti non parlò pubblicamente del progetto, inoltre è stato coinvolto in vari progetti di film non realizzati; il cinema futurista si riduce ad una lunga storia di “atti mancati”, come il progetto cinematografico che intraprese nel 1914 con Valentine de Saint- Point.
Nel 1926 Marinetti avrebbe scritto un soggetto per la Littoria Film, si ipotizza che il soggetto sia proprio Velocità.
Secondo Lista questo fu redatto tra il 1917 e metà del 1918. Vita futurista e Velocità presentano una struttura analoga, la differenza sta nel fatto che nel primo caso la struttura derivava da un metodo di lavoro estemporaneo, mentre nel secondo si tratta di una scelta ben ponderata infatti il numero degli sketch è 11. Il soggetto di Velocità può essere situato tra Vita futurista e Futurismo Italianissimo di Depero. I tre testi si possono collegare per due aspetti: una struttura seriale e un’impostazione pubblicitaria o addirittura propagandistica illustrando il programma del futurismo. Con questa sceneggiatura Marinetti ha voluto creare una nuova storia; il film fu realizzato nel 1930 dai futuristi torinesi Oriani, Cordero e Martina. Il film che si pensava fosse andato perso è stato ritrovato e proiettato nel 1997 al Festival del Cinema Ritrovato di Bologna ed è stato discusso in dettaglio da Lista. Il film presenta diversi drammi d’oggetti, il che permette di collegarlo direttamente con la poetica marinettiana e con la sceneggiatura Velocità, inoltre si notano immagini di aereo pittura che consiste nel dipingere ciò che si vede dagli aerei. Questo film restituisce l’idea visiva di tutti gli elementi valorizzati dai futuristi nel tentativo di costruire una forma di cinema trasgressiva che si fonda sull’idea di rilancio.
In quanto progetto non realizzato Velocità è un atto mancato ed è l’unico atto mancato di Marinetti il cui soggetto è stato conservato nella sia integralità. Il testo dà prova di un interesse da parte del futurista del mezzo filmico. Non si tratta di un copione nel senso stretto del termine: il testo non contiene indicazioni tecniche di messinscena filmica riguardanti inquadratura, angolazione o movimento della cinepresa.
Il soggetto di Velocità è ibrido: da un lato sembra che Marinetti descriva scene filmiche già realizzate, dall’altro si possono individuare chiare istruzioni che egli dà all’eventuale futuro cineoperatore ricorrendo all’uso dell’infinito.
Ognuno degli 11 quadri è provveduto di un titolo didascalico. Sembra che Marinetti abbia ideato il soggetto per un film muto infatti il testo è incentrato essenzialmente sull’aspetto visivo. 
Il primo quadro è il più lungo ed elaborato, gli altri dieci sono molto più brevi:
1.  Passatismo e futurismo: 
Nel primo quadro i 4 fratelli futuristi sono confrontati con i loro vecchissimi nonni che rappresentano una famiglia passatista. Tutto il quadro si svolge in funzione della truccalità o dell’esplorazione dell’immagine filmica truccata, si assiste ad un continuo trasformarsi della scenografia che rifletto gli stati d’animo dei personaggi. Il film si apre con la veduta di un interno dall’aspetto funebre, sommerso nella semioscurità: è la casa dei nonni, luogo-simbolo del passato. L’arrivo dei giovani futuristi è preceduto dall’irruzione del sole. In netta opposizione all’inerzia dei vecchi, i giovani futuristi accorrono a tutta velocità e invadono la casa dei nonni. Marinetti propone di dividere l’inquadratura in due zone ben distinte,a mo’ di splitscreen: ¾ della stanza buia e ¼ della stanza invasa dal sole. Mente i vecchi, scossi dal letargo cominciano a fare grandi gesti, i giovani si ritirano nell’angolo luminoso per dedicarsi in tutta tranquillità alle loro attività artistiche.
Altrettanto teatrale è l’uscita dei vecchi che se ne vanno barcollando; a questo punto entra in 
scena un nuovo personaggio attraverso la porta-finestra: la cugina bella e radiante con dei fiori. Qui Marinetti propone di inserire un primissimo piano. Lo statuto attribuito alla cugina è ambiguo: da un lato è una femme fatale, dall’altro è la donna musa.
Quando la ragazza getta intorno il suo mazzo di fiori i fiori ingigantiscono smisuratamente. La foresta fantastica è immaginata da Marinetti al tramontare del sole che viene assimilato ad un faro enorme; mentre uno dei fratelli insegue il faro gli altri tre si invischiano in avventure bizzarre, uno si trova in groppa ad uno struzzo e a questo punto scatta il meccanismo di trasformazione analogica: le piume dello struzzo si trasformano in cappelli.
La scenografia è in continua mutazione, la foresta si trasforma in teatro e i fratelli con la cugina assistono ad uno spettacolo teatrale che rimette in scena il loro arrivo nella foresta tropicale guardando se stessi. Marinetti inserisce il motivo dello spettacolo nello spettacolo come un puro effetto visivo, come un flash. Subito dopo un’altra metamorfosi riporta gli spettatori alla casa dei nonni: calata a notte sul palcoscenico si vedono le ombre di due grandi alberi che si trasformano nei due vecchi. La visita della famiglia passatista si svolge con cerimonie lente come il fidanzamento della ragazza. Marinetti fa scorrere sullo schermo il soggiorno campagnolo di un mese i qualche minuto secondo il principio del cross-cutting che alterna scene della ragazza con scene dei 4 futuristi.
La fine del 1 Quadro è ateatrale imperniata di effetti speciali: lo stato d’animo angoscioso della ragazza realizzato mediante dramma d’oggetti, mobili che invecchiano, muri che si trasformano. Le risate futuriste sono da considerarsi liberatorie perché aiutano la ragazza a scappare via dalla villa del fidanzato e a sfuggire a una vita passatista, segue una visione caotica e la fuga. Questo sembra un cortometraggio autonomo.
Il motivo della metafora è meno sviluppato negli altri quadri.
2.  Uno studio di giovani novatori mette in scena la battaglia tra l’arte futurista e l’arte classica per mezzo di drammi d’oggetti. I quattro futuristi sono calpestati dall’arte passatista.
3.  I ricconi dai rigattieri: si trasforma un mobile nuovo in mobile antica con dei colpi di fucile, i ricconi si lasciano ingannare. Marinetti immagina in un quadro doppiamente truccati ingrandito e accelerato il lavoro dei tarli.
4.  Avanti i giovani: Sviluppa l’opposizione tra lentezza passatista e velocità futurista: il luogo d’azione è un’officina: prima si vede l’effetto della gestione inefficiente di un direttore pigro e poi l’improvvisa morte del direttore che porta alla gestione di un ingegnere futurista .
5.  I diritti del genio: C’è un effetto di contrasto tra oscurità e luce con uno splitscreen
6.  Una città galvanizzata: si svolge in una città non definita, una città nuova, dinamica e pulita. Tutto è il preludio di una serate futurista che si trasforma in una battaglia tra spettatori.
7.  Venezia futurista: trasformazione futurista di Venezia.
8.  Voluttà e patria: dedicato allo spettacolo della guerra e alle prestazioni dei futuristi al fronte; in una specie di prologo si assiste ad una breve storia d’amore, dopodiché il soldato viene portato in guerra dal tenente; si passa alle crudeltà della battaglia dove i futuristi riescono lo stesso a trovare il tempo per dipingere e declamare poesie.
9.  Senilismo e gioventù futurista: il luogo d’azione è una corazzata ormeggiata in Africa con il capo di marina futurista. Il capo viene abbindolato da una donna spia dei nemici arabi.
10.  La città futurista fra 100 anni: vi è un immaginario fantascientifico vicino alla Metropolis di Fritz Lang. C’è anche qui il sottosuolo che però è percorso dal traffico,dal caos.
11.  L’uomo futurista fra 100 anni: è incentrato sulla figura dell’ “uomo politico”, un leader futurista che esercita fascino sul popolo mediante discorsi radiofonici . Dal punto di vista della tecnica questo quadro contiene molti effetti speciali come l’ubiquità e vita centuplicata del personaggio. L’idea di ubiquità è soggiacente al discorso telefonico dell’uomo e alla visione di molti apparecchi avveniristici. 
Velocità si conclude con un episodio molto singolare: lo scorrere dei treni su 8 binari diversi consiste nella vittoria della velocità sulla lentezza e l’arretratezza passatista.
Dal punto di vista tematico i quadri possono essere raggruppati, 2-5, 3-4, 6-7, 8-9, 10-11.
Per quanto riguarda l’aspetto tecnico: la formazione teatrale dell’autore predomina; la sceneggiatura è a metà strada tra attrazione e sperimentazione, tra cinema primitivo e cinema d’avanguardia. Velocità mostra fiducia nel mezzo filmico e raggruppa molti elementi ideologici del futurismo.


Mario Verdone si è chiesto se sia mai esistito un cinema futurista; Gianni Rondolino afferma che il cinema futurista non è mai nato veramente.
Per rispondere a questa domanda bisogna innanzitutto definire cos’è il cinema futurista e quali sono le sue caratteristiche, inoltre occorre definire quand’è il cinema futurista. Il cinema futurista è allo stesso tempo compiuto e non ancora inventato.
Il cinema futurista recupera, almeno a livello teorico, elementi e motivi del cinema delle attrazioni. Durante il secondo futurismo la situazione cambia e i futuristi propongono di sfruttare il cinematografo come scuola moralizzante.
Se si tiene conto del fatto che il cinema futurista attinge ad una cultura prefuturista e in  particolare al teatro di varietà, possiamo dire che fu prima del 1909 e che nasce soprattutto come contraffazione. Nel 1914 uscirono i primi film del futurismo russo. MA la risposta più semplice è il 1916, anno di uscita di Vita futurista.
Se invece si cerca di definire il cinema del secondo futurismo, innanzitutto questo si trasforma in un cinema che punta su valori più concreti quali la moralità.
Il cinema futurista esiste ancora oggi come in Lola rennt (1998) o il dramma d’oggetto in American Beauty (1999). Per quanto riguarda il secondo futurismo Marinetti non ha mai favorito la nascita di un cinema di propaganda fascista; egli è comunque considerato il responsabile del fallimento del cinema futurista, dato che solo Vita futurista è decollato realmente e si possono individuare varie motivazioni; mancanza di esperienza tecnica, di una vera fede nel nuovo mezzo, di un’incompatibilità tra poetica marinettiana e industria cinematografica. Ma Marinetti è anche responsabile della risonanza internazionale del movimento.
Dunque alla domanda, se è esistito un cinema futurista, bisognerebbe rispondere che tutto dipende da come viene definito. In termini marinettiani, è un cinema che va anzitutto considerato come programma teorico, poetico. E in questo senso si tratta di un programma già compiuto prima della fondazione del futurismo, ma anche allo stesso tempo sarà realizzato a pieno solo a posteriori, negli anni ‘20/’30/’60/’90 o agli inizi del XXI secolo.
di Anna Carla Russo
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