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Verso una visione unitaria del diritto dei trasporti

La ricerca dell’autonomia della materia della navigazione ha creato una sorta di barriera tra i modi di trasporto marittimo, aereo e per d’acqua interne da un lato, e il trasporto terrestre, stradale e ferroviario dall’altro. In concreto, però, non ci fu veramente questa unione nel primo gruppo, finendo per creare una disciplina parallela ma insoddisfacente per il traffico aereo. Con le riforme del 2000, il parallelismo è andato sfumando, finendo per rendere le materie indipendenti. È difficile in un simile contesto avere una regolamentazione che vada verso un’omogeneizzazione, pur nel rispetto delle ineliminabili differenze collegate alle differenti nature del veicolo che viene utilizzato.
Uno dei principi basilari della moderna vita economica è indubbiamente quella della tutela dell’utente di servizi, collegata alla visione del modo di concepire l’attività del vettore con tutto quello che comporta l’organizzazione, il rischio imprenditoriale, la concorrenza… La posizione centrale del sistema non è più occupata solo dall’esercente il trasporto, ma dall’utente. L’incidenza dei rischi gravanti sulle persone e sulle cose trasportate tende a uguagliarsi qualunque sia il tipo di trasporto, per cui la scelta dell’utente viene guidata da altre considerazioni come la celerità, l’efficienza e l’economicità con cui cose e persone vengono trasportate da un luogo a un altro, mettendo in secondo piano il mezzo di trasporto stesso, e anzi mettendoli in concorrenza tra loro.
Diverso discorso per le merci, che possono indifferentemente essere trasportate con un mezzo o con un altro, anche grazie all’introduzione dei containers, che può essere trasportato con la nave,il treno o l’aereo, favorendo quindi anche il trasporto multimodale.
La tecnologia propria del mezzo usato è un aspetto che interessa prevalentemente il soggetto che assume l’obbligo di trasportare, poiché deve predisporre un’organizzazione tale da poter svolgere un’attività così articolata.
di Elisabetta Pintus
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