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Vita, volontà e dolore in Schopenhauer

Se noi fossimo soltanto conoscenza e rappresentazione, non potremmo mai uscire dal mondo fenomenico. Ma poiché siamo anche corpo, non ci limitiamo a vederci dal di fuori, bensì ci viviamo anche dal di dentro. Ed è proprio quest’esperienza che permette all’uomo di squarciare il velo del fenomeno e afferrare la cosa in sé. Infatti, ripiegandoci su noi stessi, ci rendiamo conto che l’essenza profonda del nostro io è la volontà di vivere, un impulso che ci spinge ad esistere e ad agire. E l’intero mondo fenomenico è la maniera attraverso cui la volontà si manifesta.

La volontà di vivere è inconscia, essendo un impulso inconsapevole, e unica, poiché esistendo al di fuori dello spazio e del tempo, si sottrae al principio di individuazione. Essa è inoltre eterna e incausata, essendo al di là del tempo e della causalità. La volontà è infine una forza cieca, senza meta. Dunque, miliardi di esseri non vivono che per vivere e continuare a vivere.

Schopenhauer ritiene che la volontà di vivere si manifesti nel mondo fenomeno attraverso due fasi: nella prima, la Volontà si oggettiva in un sistema di forme immutabili, le idee, considerate archetipi del mondo; nella seconda nei vari individui del mondo naturale, cioè la moltiplicazione delle idee.

Se l’essere è la manifestazione di una Volontà infinita, la vita è dolore per essenza. Infatti volere significa desiderare, e desiderare significa trovarsi in uno stato di tensione, per la mancanza di qualcosa che non si ha e si vorrebbe avere. Il desiderio è dunque assenza. Inoltre, per un desiderio che viene appagato, ne rimangono almeno dieci insoddisfatti: esso è come l’elemosina per il mendicante, che prolunga oggi la sua vita per continuare domani il suo tormento.

Per di più, il godimento fisico e la gioia non sono che cessazione di dolore. Mentre il dolore, identificandosi con il desiderio, è la struttura della vita, il piacere è solo una funzione derivata dal dolore. Accanto al dolore, egli pone la noia, che subentra quando vien meno l’aculeo del desiderio. Il pendolo della vita oscilla tra dolore e noia, passando per l’intervallo fugace e illusorio della gioia.

Poiché la Volontà si manifesta in tutte le cose, il dolore non riguarda solo l’uomo, ma investe ogni creatura. Tutto soffre. E se l’uomo soffre di più rispetto alle altre creature, è perché egli, avendo maggior consapevolezza, sente di più la spinta della volontà e l’insoddisfazione del desiderio.
di Domenico Valenza
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