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Vita Futurista: un film fantasma

Il teatro futurista si “cinematografizza” e perciò il cinematografo è da questi trattato come un’altra zona del teatro. Il cinema deve diventare una specie di teatro sintetico per lo schermo; la pellicola Vita futurista (1916) ha sfruttato alcune sintesi teatrali tra cui Un chiaro di luna di Marinetti, Gorizia uccide Cecco Beppe di Marinetti e Settimelli e Dissonanza di Corra e Settimelli. 
Vita futurista è concepito come una serie di cortometraggi più o meno indipendenti; la pellicola è andata persa e quindi ha acquistato lo statuto di “fantasma” e le diverse fonti relative ad essa si contraddicono.
L’opera costituisce in sé l’intero capitolo del cinema futurista in quanto è l’unico film degno di essere etichettato come tale, ma è anche l’unico film realizzato in correlazione con un atto teorico del cinema futurista ossia Cinematografia futurista. Fu realizzata con l’apporto di Marinetti come attore, sceneggiatore e fino ad un certo punto regista e il film è l’unica produzione filmica dell’ “ufficialità marinettiana” o del futurismo ortodosso che è costituito da film andati persi; il futurismo eterodosso comprende le opere del secondo futurismo.
Non si sa con precisione se la regia di Vita futurista fosse di Marinetti o di Ginna, ma è certo che Marinetti vi partecipò come attore in diversi episodi, ne è prova tangibile il fotogramma della “Discussione coi guantoni tra Marinetti e Ungari”.
Vita futurista è un film mito; nel 1960 la copia conservata da Ginna sarebbe andata a Belloli che ne organizzò una visione privata durante la quale la pellicola prese fuoco; secondo Belloli illustrava l’azione in un ristorante fiorentino di un gruppo di artisti d’avanguardia contro la fazione passatista, mediante diverse tecniche sperimentali quali dissolvenze incrociate, primi piani astratti ed angoli aberrati; Belloli cita la scena della Danza dello splendore geometrico dove si sarebbe visto come il corpo di Balla venisse dissolto.
Fino alla fine degli anni ’60 il titolo del film non sembrava essere generalmente conosciuto, negli archivi del Futurismo si parla di un “cortometraggio futurista” attribuibile a Corra e Ginna e nemmeno nel periodo futurista il film viene indicato con il titolo originale, ma viene chiamato “il primo film futurista” ; il titolo Vita futurista sarà rintracciabile nella rivista L’Italia Futurista risorto nella seconda metà degli anni ’60.
La lunghezza è variabile da 300 mt. secondo Belloli ai 1700 mt. Secondo Ginna; originariamente la pellicola doveva essere 900 mt. Ma i futuristi ebbero l’ordine di sopprimere l’ultimo episodio Perché Francesco Giuseppe non moriva di 190 mt., ma dopo la censura i futuristi reintegrarono Colazione futurista.
Dal punto di vista strutturale il film era composto da diverse sequenze o sezioni a sé stanti. Il numero di queste sequenze varia da 8 a13. La durata media delle singole sezioni è di 3 o 4 min. . Per ricostruire Vita futurista ci si basa su diverse fonti:
L’Italia Futurista è una fonte importante per la questione cronologica; il primo annuncio del film appare il 25 agosto 1916, nel fascicolo 7 di ottobre si fa sapere che il primo film futurista è quasi ultimato, solo il 15 ottobre 1916 esce sulla rivista un annuncio che contiene alcune parti del film descritte in 9 scene. Dalle scene è evidente la partecipazione di Marinetti e inoltre si fa riferimento al manifesto Cinematografia futurista. Sul n. 10 verrà lanciato finalmente il manifesto e nel n.12 è pubblicato un ultimo avviso senza titoli né descrizioni di scene. Durante la seconda annata della rivista compaiono alcuni commenti della buona ricezione del film, un articolo di Settimelli per la tournée del film.
Tra le diverse testimonianze bisogna distinguere quelle dei neospettatori e quelle dei futuristi coinvolti nell’impresa.  Le prime sono piuttosto scarse e ciò spiega che il film è stato proiettato soltanto poche volte. La testimonianza di Pavolini è importante perché descrive l’uso di effetti speciali dovuti all’uso di specchi deformati. Tale tecnica sarebbe stata impiegata da Marinetti per la messinscena di una conversazione tra un obeso e un magro.
Pavolini accenna anche a “drammi di oggetti”.
Le recensioni apparse sul Nuovo Giornale e su La Nazione dopo la prima la Teatro Niccolini risultano più generiche  e parlano del grande afflusso di curiosi e insistono sulla bizzarria e comicità della “vita futurista”. Il primo a dare una versione del film è stato Settimelli nell’articolo riguardante “La prima nel mondo della Cinematografia Futurista” dove espone l’analisi dell’esperienza in 4 paragrafi e traccia brevemente la preistoria della cinematografia futurista, poi si sofferma sulle “proiezioni deformate” ; La danza sello splendore geometrico contiene nuovi effetti di luce con riflessione di raggi in movimento, nell’ultimo paragrafo dichiara che la prima di Vita futurista segna una data nello svolgersi dell’arte mondiale.
Settimelli cita anche il manifesto Cinematografia futurista. Bruno Corra si riferisce molto brevemente all’avventura della cinematografia futurista, e la sua testimonianza rilevante risale a 50 anni dopo, dove afferma che la realizzazione del film avrebbe seguito il manifesto e che i futuristi avrebbero usato “attori improvvisati”.
Per quanto riguarda la testimonianza di Marinetti, questi è indifferente all’opera e non sembra interessarsi alla responsabilità del film.
Di tutta la squadra futurista è stato soprattutto Ginna a ricostruire le vicende della cinematografia futurista. All’inizio degli anni trenta rivendica sia l’ideazione che la realizzazione tecnica del film in alcuni interventi comparsi sulla rivista romana Futurismo.
Dichiara che il film era un esperimento di diverse esperienze e che conteneva 32 esperienze tecniche cinematografiche ed artistiche e che il principale metodo di lavoro era quello dell’improvvisazione, degli “artisti improvvisati”. Nel numero successivo della rivista compaiono in risposta a quest’intervista due lettere: una di Settimelli che afferma di essere stato lui l’ideatore e il direttore artistico del film e che chiama il film Vita futurista,e l’altra di Ginna che sostiene che il buon esito del film sia dovuto a lui, solo in seguito affermerà che il film deriva da una collaborazioni di vari futuristi. 
Il canovaccio del film veniva concepito al momento e adattato giorno dopo giorno secondo le leggi dell’improvvisazione. Ginna afferma che fu Marinetti ad incaricarlo di fare un film futurista e fornisce informazioni riguardanti le riprese avvenute all’aperto, ma anche in studio e sulla post-produzione, racconta come i puntini bianchi della pellicola furono colorati. Secondo Gina il film era lungo 1200 mt. e composto da 8 sequenze autonome. 
Per le informazioni ci si è basati molto sulla memoria di Ginna il quale afferma che il film si apre con la Scena al ristorante di Piazzale Michelangelo , ossia Colazione futurista.
Negli anni ’80 Isabella Innamorati ha portato alla luce nuovi documenti importanti: la richiesta ufficiale per l’autorizzazione alla proiezione e le locandine teatrali del Teatro Niccolini. Il modulo per richiedere il Nulla Osta fu compilato a mano e richiedeva una descrizione del soggetto che i futuristi strutturarono in due parti: la prima si incentra sui vari aspetti di una giornata nella vita di un futurista, la seconda è dedicata alla caricatura del parassitismo e in questa parte è importante l’impegno politico dei futuristi in quanto si apre con una satira antigermanica e si conclude con una satira antiaustriaca cioè Perché Francesco Giuseppe non moriva che fu censurata perché una caricatura in periodo di guerra era ritenuta imbarazzante, e scherzare con la morte in quel periodo non era opportuno infatti nella scena si mostra il patto tra l’imperatore e la morte che in cambio della vita chiede a Francesco Giuseppe 100.000 morti settimanali e l’imperatore dunque intensifica le stragi in Europa, ma non riesce ad osservare il patto, dunque la Morte rivendica i suoi diritti, nonostante ciò egli non muore perché emanava una puzza talmente forte da far svenire la Morte stessa. 
Secondo la testimonianza di Ginna l’episodio della Colazione futurista apriva il film, ma sulla locandina su inserito dopo Ginnastica mattutina, ossia c’una discrepanza tra gli episodi pubblicata su L’Italia futurista, la locandina e il Nulla Osta.
Dalla locandina inoltre risulta che il titolo del film fu assegnato ad una sequenza di apertura.
Inoltre ci si riferisce agli otto fotogrammi sopravvissuti per definire l’opera:
1.  Come dorme un futurista: nello stesso istante-quadro sono mostrati due modi differenti di dormire, a sinistra quello futurista ritto sul letto rappresentato da Settimelli, a destra quello sdraiato del passatista rappresentato da Spina.
2.  Discussione coi guantoni tra Marinetti e Ungari: la “ginnastica mattutina” finisce con una discussione tra i due e nel fotogramma si vede Marinetti di faccia e Ungari di spalle mentre sta cadendo.
3.  Colazione futurista: girata in un ristorante di Piazzale Michelangelo all’aperto e dal vero. In questa scena i futuristi insultavano uno dei loro ossia Venna travestito da vecchio per provocare gli altri clienti, questa provocazione ebbe buon esito.
4.  Balla si innamora e sposa una seggiola- ne nasce un panchetto: messinscena della storia d’amore del pittore Balla per una seggiola attraverso specchi deformanti; le braccia di Balla si allungano mentre corteggia la seggiola, in sovrimpressione appare una figura femminile danzante che potrebbe rappresentare l’anima della seggiola.
5.  Danza dello splendore geometrico: appare la figura femminile in tre fotogrammi. La storia d’amore di Balla finisce tragicamente quando Marinetti e Settimelli invadono la casa e maltrattano al seggiola e io panchetto per liberare l’amico da questo amore oggettuale, Balla muore dal dolore e la Danza dello splendore geometrico inizierebbe durante la sua agonia.
6.  Serata futurista e mischia: primissimo piano della faccia fasciata di Chiti inquadrata asimmetricamente e strettamente dando una sensazione di straniamento, di disorientamento psicologico.

Secondo varie fonti Chiti avrebbe interpretato altri quadri tra cui Uccidiamo il chiaro di luna, in cui spia con Settimelli una giovane coppia di innamorati e l’episodio dell’imperatore austriaco facendo la parte della morte.
Michael Kirby ha suggerito di interpretare la cattiva condizione del fotogramma come un effetto dovuto agli esperimenti di colorazione, infatti due sequenze furono sottoposte al viraggio, Ginna spiega che il blu serviva ad esprimere lo stato d’animo di mollezza del giovane innamorato, e il violetto per creare un’atmosfera soprannaturale.
Ginna definisce negli anni ’60 Vita futurista un film d’avanguardia; sulla base delle tecniche usate si potrebbe dire che i futuristi abbiano consapevolmente esplorato i limiti del linguaggio filmico al fine di riaprire gli occhi allo spettatore. Bisogna fare una netta distinzione tra gli effetti sperimentali premeditati e quelli nati per necessità, come il viraggio. L’uso di specchi concavi e convessi invece è stato programmato per ottenere visioni deformate, altri effetti speciali che danno prova di un premeditato sperimentalismo sono l’effetto splitscreen, i giochi di luce sulle danzatrici vestite da stagnola e il ricorso a primissimi piani. L’ordine stabilito da Ginna risulta essere quello più arbitrario infatti sia la locandina teatrale che L’Italia futurista aprono con una concatenazione logica. Da parte dei futuristi c’era la volontà di organizzare il materiale in funzione di un messaggio globale; la frammentarietà del film ne costituisce la coerenza in quanto illustrala vita composita dei futuristi. La pellicola è difficilmente definibile come narrativa, ciò si verifica anche a livello del contenuto.
In termini generali si può dire che Vita futurista non segue una determinata linea di narrazione, ma concatena un certo numero di brevi sketch il cui carattere disparato dovrebbe riflettere la plurisensibilità dell’artista futurista. I futuristi vanno contro corrente per proporre un ritorno alla diversità del cinema delle attrazioni. Per la scena girata dal vero al ristorante di piazzale Michelangelo il film si inserisce nel filone documentaristico. Vita futurista è un film “autoreferenziale” infatti chi parla nel film è il futurismo marinettiano, anche se Marinetti non rivendica la paternità del film. Sembra che la struttura frammentaria del film abbia permesso a ciascuno dei collaboratori di sviluppare una sua idea personale e di creare un poema cinematografico. A tale risultato ha contribuito il metodo d’improvvisazione di Marinetti che stravolge tutte le regole.
I futuristi fecero appello a Bragaglia per l’organizzazione della proiezione presso la Cines di Roma, una proiezione privata, destinata a convincere critici e distributori della commerciabilità della produzione futurista. Il film non incontrò il favore desiderato per cui si optò per un circuito alternativo, quello futurista. Per quanto riguarda la prima proiezione pubblica sappiamo che ebbe luogo il 28 gennaio 1917 al Teatro Niccolini di Firenze, ma anche se la proiezioni inizia a Firenze, epicentro futurista era Milano.
Il Teatro Niccolini organizzò due rappresentazioni, una pomeridiana e l’altra serale, lo spettacolo fu accolto con entusiasmo e il successo era una sconfitta per i futuristi che volevano suscitare scandalo. A Roma la reazione del pubblico fu più forte; è curiosa la differenza dei due pubblici, forse ciò fu dovuto all’atteggiamento del pubblico nei confronti di un film futurista. Per Marinetti l’obiettivo principale era rendere lo spettatore attivo.
Vita futurista è un film d’avanguardia per l’atto disturbatore e il rifiuto di un metodo di lavoro rigoroso.
di Anna Carla Russo
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