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Walter Otto - Come venerava la natura Holderlin?

Anche ad Holderlin non furon estranei questi toni. L'alabanda nell'iperione dice di sentirsi libero e intimamente fuso col tutto...ma manca in lui la contraddizione titanica: il sentimento religioso della vita non avrebbe mai concesso ad H di opporsi alla divinità. H consacra il suo canto al santuario della natura. La natura è per lui non solo l'oggetto più alto della conoscenza che aspira a elevarsi, ma anche la divinità totale e originaria da cui la sua vita dipende: gli dei dei greci disvelano il santo essere della natura che ad essi si accorda. Anche G aveva fede nella natura, ma spesso come studioso. C'è una radicale differenza tra il suo modo di venerare la natura e quello di H. Nel frammento "la natura" del giovane G vediamo che si collegano la visione artistica della natura con quella filosofica: una tarda autocritica del vecchio G lascia trasparire il suo spirito. Natura per G è la genialità creatrice che tutto muove. Non è però la Grande Madre, che sputa fuori i viventi per poi riprenderseli con la morte. Ma è la grande artista che produce incessantemente forme nuove, e pure sempre le stesse: presente in piena intimità entro ogni essere singolo e al contempo indifferente nei confronti dell'individuo; giocosa e seria. G vede la natura con l'occhio del creatore e dell'artista. come l'artista scompare nella sua opera, così l'osservatore scompare nella creazione. L'attegiamento religioso, però, è di altro genere. qui il soggetto umano non scompare nella creazione, ma compare nell'atto di afferrare ed essere afferrato, al cospetto del divino. Nell'incontro uomo-dio si esprime l'essenza della religione. Quando G si affida alla divina onnipotenza della natura c'è qualcosa del genere nel suo rapporto con essa.
Ma nulla è paragonabile al modo di onorare la natura di H. A lui la divinità è venuta incontro dalla natura con un tale potenza e immediatezza che ne fu colpito come dal fulmine e per non morirne chiese di essere risparmiato. La natura di cui H esalta la divinità è spirito, sempre vicino, creante e formante, al quale l'anima dell'uomo ha bisogno di aprirsi. talora essa si nasconde dagli uomini lasciandoli nel buio, poi sbuca all'aperto. Essa è dunque una divinità vivente, che ha le sue stagioni di manifestazione: tale esperienza sembra dissimile a quella dei greci, eppure possiamo chiamare H fratello dei greci. perchè? Sappiamo che ad H sono rimaste estranee le singole figure degli dei olimpici, anzi egli respinge le loro pretese di dominio. però vediamo che in grecia ci fu in un certo periodo un simile atteggiamento. Vedi il prometeo di Eschilo. Voci che rivolgono la preghiera a qualcosa d più antico e sacro degli dei dalle sembianze umane. eppure esse non potrebbero rivolgere preghiere così luminose se la luce delle figure olimpiche non fosse passata attraverso il loro mondo. H si tenne lontano dagli olimpici anche per via della sua esperienza personale.

di Dario Gemini
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