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Walter Otto - Il rapporto con gli dèi

Gli dei, come pensati dai greci, sono rimasti quasi estranei al 700 e all'800 tedeschi. I loro nomi si presentano durante le sublimi ispirazioni ma solo come allegorie o immagini di sogno. Li conosciamo molto con le denominazioni romane, ma lì sono già lontani dallo spirito greco. In generale non sono gli dei dell'olimpo quelli che si voglion mostrare. Nel faust non ci sono dei, ma spiriti della natura, e il poeta attinge dal mondo spirit d tarda grecità/ romano-ovidiana. Solo nella sua giovinezza G ha incontrato gli dei olimpici in persona: essi si fanno visibili quando è al culmine del suo sentimento vitale. Vedi il canto del viandante nella tempesta. Anche schelling ne ha avuto esperienza, quando la sua riflessione sull'essenza di dio lo persuase della somiglianza col produrre umano. Nel produrre l'uomo è occupato con qualcosa fuori di sè: proprio per questo Dio è il Grande Beato, poichè i suoi pensieri sono costantem nella creazione, in ciò che è fuori di lui. Egli non ha nulla da fare con sè poichè il suo essere è certo e sicuro a priori. L'uomo creatore, dice G, penetra fino alle cause dell'incanto, godendo le armonie. nella sovranità del suo fare porta alla luce ciò che è. La sua vita è legata a un mondo divino. Nel prometeo di G vediamo che lo spirito del mondo dell'operosità si rivela come figura vivente. Dunque il giovane G riconosce la forza divina che afferra colui che crea e che al tempo stesso è anche sua propria. è qui che si avvicina agli dei dell'antica grecia. Limite: il dio olimpico non è solo il celeste fratello dello spirito creatore d uomo: è l'essere del mondo. Non è solo il mediatore che congiunge uomo-eterne armonie: egli è la sembianza visibile di quelle armonie: questo distingue la Minerva di Goethe dall'Atena dell' antica grecia. L'uomo non può sottomettersi a lei senza condizioni, ma neppure separarsene. Sono 2 atteggiamenti estranei al carattere greco. Il senso d esistenza di tale carattere testimonia di una divinità a cui l'uomo vivamente partecipa con tutto il valore di cui è capace, così che non gli verrà mai in mente di opporsi o distaccarsi. il Greco funziona diversamente, è persona ma è amico della divinità, senza sentir minacciata la sua autosufficienza. Dopo il mondo greco vediamo l'uomo volgersi a se stesso, perdendo la prossimità al divino: l'uomo è rimasto solo quando la natura si è svuotata di dei e il divino, un tempo intimo ai suoi moti d essere, è fuggito nell'inafferrabile. Ora deve solo farsi servo della natura che però si vendica di lui, o tentare un assalto alla divinità così lontana, come la vediamo nella dottrina della Grazia.
A questo spirito G si è opposto. L'orgoglio di chi crea, che da giovane lo avvicinò ai greci, poi lo allontana. lo spirito greco non può pensare l'uomo senza divinità. l'uomo conscio d se stesso come persona può respingere pericolosamente il divino. prometeo greco diviene simbolo dell'uomo che si leva contro Dio, una titanica disposzione di cui G sapeva. G esprime la ribellione dell'uomo alla divinità che si intromette n sua vita con violenza e oppressione. Tale ribellione è possibile solo dopo aver reciso il sentimento di sè da quello del divino, come fa l'uomo moderno. Altra contraddizione, che si manifesta in forma titanica: nel werther e nel prometeo viene espressa la protesta dell'uomo consapevole della propria forza con grande fierezza. Qui parla l'orgoglioso sentimento di gioia del creatore appagato dalla sua opera. G dice che il senso del gigantesco, del titanico, dell'assalto al cielo si è tenuto lontano dalla sua poesia, ma in realtà gli è vicino e lo testimonia quanto G simpatizzasse con quei "rivoltosi" (contraddizione titanica). Nella finzione poetica lo spirito fondato in se stesso si ribella quando un aldilà sovrano vuole toccare il suo proprio mondo.

di Dario Gemini
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