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Weber, potere e burocrazia

Weber, potere e burocrazia


Potere e burocrazia, Weber: Il suo è un approccio o analisi che si può apprezzare se la si guarda in modo comparativo, con gli altri sistemi amministrativi esistenti in altri tipi di autorità/potere, ovvero quello tradizionale (con un sistema amministrativo, patrimonialistico), e quello carismatico(con un'amministrazione basata sulla fiducia e la fedeltà verso il capo). In quest'ottica viene appunto vista da Weber come l'organizzazione più efficiente e razionale.
Il suo è un approccio descrittivo, dell'ideal-tipo burocratico, elencando apunto determinate caratteristiche che dovrebbero essere proprie delle burorazie dello stato moderno. Ovvero: un organizzazione basata su norme astratte e universali, divisa per aree di competenza, rapporti impersonali, gerarchia degli uffici, selezione in base a qualificazione tecnica, non proprietà dei mezzi di cui si dispone.
Dunque nella nuova complessità rispetto al passato , nello stato moderno, diventa la macchina organizzativa più diffusa, anche per la diffusione della democrazia.
Inoltre in questo modello secondo il sociologo, dovrebbe esserci una netta seaparazione tra politica amministrazione, a quest'ultima spetta il compito di attuare in maniera neutra e imparziale le decisioni politiche.
Ma spesso l'attore politico si trova in un rapporto in cui è leui svantaggiato e dilettante rispetto, alla superiorità tecnica dei burocrati.
Le critiche : Provengono da Merton in primo luogo, il quale la etichetta di ritualismo, nel senso che manca di flessibilità, per prendere decisioni in situazioni nuove e impreviste, dunque c'è una specie di incapacità addestrata, in quanto le regole sono rispettate senza considerare le conseguenze per i risultati.
Quindi l'ambiente in cui è produttiva è la routine, che sfavorisce i meritevoli, inoltre viene messa in dubbio anche l'imparzialità della burocrazia, da Crozier che pone l'attenzione sullo sfruttamento dei margini di incertezza, per aumentare il loro potere discrezionale(i burocrati), così facendo potranno distorcere i fini ultimi della decisione politica da attuare.
Il neoistituzionalismo, è un insieme di teorie interdisciplinari, che partono con l'assunto di fondo, secondo il quale le istituzioni condizionano le strategie adottate da individui , gruppi, organizzazioni. Le strategie degli attori sono quindi a razionalità limitata. Perché questi soggetti sono legati a modelli di comportamento difficili da rompere. Le istituzioni dunque routine norme (formali e informali) che influenzano le decisioni e i comportamenti, fornendo una logica di appropriatezza degli stessi. Le regole informali sono le più difficili da modificare in un contesto ad alta istituzionalizzazione come le burocrazie, ed è per questo motivo che le modifiche i cambiamenti del funzionamento di queste volute dall'alto (dalla politica), fanno fatica ad avere successo, perché per scardinare un sistema di valori e norme istituzionalizzato ci vuole tempo.

Tratto da SOCIOLOGIA POLITICA di Antonio Grisolia
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