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l’impresa giapponese degli anni 70 e 80

tra gli anni 70 e 80 le imprese giapponesi sfidarono le imprese americane nei settori a produzione di massa (acciaio, chip di memoria, macchine utensili, elettronica di consumo e automobili), nei quali gli statunitensi sembravano aver raggiunto un vantaggio competitivo insuperabile. in un primo momento, molti osservatori attribuirono l’aumento di esportazioni giapponesi ai salari più bassi, ma dopo poco fu chiaro che il vantaggio giapponese si basava sulla capacità di realizzare prodotti di alta qualità a costi più bassi. alla base del successo vi furono tre istituzioni sociali:
- nel 1948 le forze alleate del dopoguerra comandarono di sciogliere gli zaibatsu, enormi holding nipponiche, spodestando le famiglie proprietarie e il management a capo delle imprese; al loro posto si sostituirono ingegneri presi dalle fila del management intermedio. quando nel ’49 ci fu la riapertura del mercato azionario, per evitare che le famiglie riprendessero il controllo tramite acquisto di partecipazioni, la comunità dei dirigenti si impegnò in partecipazioni incrociate: l’accordo tacito era l’impegno a non vendere le azioni delle altre imprese che ogni società possedeva;
- il sistema bancario fornì alle società giapponesi le risorse finanziarie con cui sostenere i costi del processo innovativo fino a quando non fossero arrivati i guadagni sui mercati internazionali, svolgendo un ruolo sostanzialmente passivo nelle politiche per lo sviluppo e nel monitoraggio dei managers;
- una grande conquista per il sindacalismo giapponese fu l’istituzionalizzazione del posto a vita: una simile tutela lavorativa fece sì che le imprese si guadagnassero l’impegno a vita dei lavoratori e fossero incoraggiate a svilupparne le capacità produttive. i lavoratori parteciparono al miglioramento della qualità e dei processi che permise alle imprese di affermarsi nel campo dell’automazione di fabbrica.
i problemi dell’economia giapponese si riscontrarono nel sistema finanziario (banche): durante il boom economico degli anni 80 le principali imprese riuscirono a ridurre l’indebitamento dalle banche, proprio quando queste avevano ingenti disponibilità liquide, che riversarono in investimenti speculativi. quando la “bolla speculativa” scoppiò negli anni 90, le banche erano gravate da crediti inesigibili
di Maria Caldiero
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