La Social Dreaming Matrix: un’indagine conoscitiva sulla funzione sociale del sogno

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Marco Avena Contatta »

Composta da 290 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5347 click dal 31/08/2007.

 

Consultata integralmente 11 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline. L'iscrizione non comporta alcun costo.

Anteprima della Tesi di Marco Avena

Anteprima della tesi: La Social Dreaming Matrix: un’indagine conoscitiva sulla funzione sociale del sogno, Pagina 11
Mostra/Nascondi contenuto.
11 1.1.1 L’interpretazione religiosa e profana dei sogni: un excursus storico Le prime testimonianze scritte del sonno e dell’attività onirica ad esso collegata risalgono al III-II millennio a.C., da un poema epico assiro-babilonese scritto in caratteri cuneiformi, ricavato da un centinaio di tavolette di argilla ritrovate a Ninive. Il poema prende il nome dal protagonista, Gilgamesh, che affronta avventure di ogni genere alla ricerca del segreto dell’immortalità. In tale componimento appare evidente la funzione che il sogno aveva di messaggero di disegni divini. La decifrazione dei piani degli Dei da parte dei sacerdoti della comunità inaugurava 4 discussioni pubbliche che avrebbero portato a cambiamenti sociali in funzione del contenuto dei messaggi. Nel poema di Gilgamesh le immagini oniriche sono considerate delle risposte alle invocazioni al Dio del sole affinché comunichi profeticamente, attraverso i sogni, le conseguenze all’eventualità di attaccare o meno il nemico. I sogni venivano di conseguenza trattati come responsi da intendere in chiave divinatoria. L’oniromanzia (dal greco “oneiros”, sogno, e “manteia”, divinazione) è forse la più antica arte divinatoria dell’umanità. Nell’antico Egitto i sogni erano importanti ed esisteva una oneirocritica tesa a rilevare il loro carattere simbolico. La più antica “chiave ai sogni” è quella egizia, inclusa nel papiro Chester-Beatty III. Data 2000 a.C. il Libro dei sogni ieratico, redatto in Egitto al fine di fornire una spiegazione ai sogni più comuni in quel tempo. Da tale “dizionario” dei sogni si potevano trarre indicazioni di auto-cura, usando le immagini oniriche quali indicatori dello stato psicofisico del sognatore. Nasce infatti in Egitto quella che può essere denominata come “medicina onirica”, affidata al sha’ilou, un sacerdote che conosceva le formule per far inviare o per evitare certi sogni. Aristotele (nato nel 384 a.C.) fu forse il primo a fare del sogno un problema psicologico, considerandolo, nel De divinatione, una naturale attività di pensiero durante il sonno. Non riteneva il sogno di origine divina, ma naturale. Concludeva quindi che, il Dio che parlava nei sogni, altro non era che il "demone" interiore. Ma è opera di Artemidoro di Daldi (135-200 d.C.), medico nativo di Efeso, l’opera più famosa sui sogni. La sua Oneirocritica proponeva l’ipotesi secondo cui i sogni potessero essere un appagamento notturno dei desideri del giorno – ipotesi che venne poi ripresa da Freud a distanza di molti secoli. Artemidoro distingueva cinque tipi di sogni: i sogni simbolici, le visioni diurne, i sogni oracolari contenenti rivelazioni 4 Questo può essere considerato come un esempio di come i sogni possono modificare la realtà quotidiana nel momento in cui ad essi viene data importanza.