Intervento umanitario e diritto internazionale

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Guglielmo Valìa Contatta »

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19 (1991-’93); Ruanda (1994); Haiti (1993-‘94); Kosovo (1999); Timor Est (1999). Alcuni di questi interventi rientrano nel concetto di “uso collettivo della forza” previsto dal CAPITOLO VII della Carta e autorizzato dal CDS; per due in particolare, quello in Iraq e quello in Kosovo, si è trattato di azioni unilaterali attuate da alcuni Stati al di fuori del sistema di sicurezza della Carta, privi quindi di una norma autorizzativa o di una Risoluzione permissiva del CDS. Due problemi fondamentali sorgono in relazione a tali interventi. Il primo è come conciliare le restrizioni legali all’uso della forza nei casi in cui la decisione del CDS non sia efficace, con la crescente domanda di protezione dei civili da estese e massicce violazioni dei diritti umani. Il secondo problema riguarda i limiti politici nonché strumentali e le restrizioni sulla capacità effettiva di intervento della Comunità internazionale in molte zone del globo, soprattutto quando si tratta di grandi potenze come la Cina o la Russia, ciò inevitabilmente crea ambiguità e problemi di opportunità nella protezione effettiva dei diritti umani. In termini strettamente giuridici risulta difficile conciliare la relazione tra i principi del “non intervento” e del “non utilizzo della forza” con la prevenzione internazionale di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani che vede l’intervento armato a volte indispensabile. Il problema evidentemente non ha risposta univoca e richiede una discriminazione netta tra la legalità e la legittimità dell’intervento; la questione della legalità dell’intervento è determinata dalle norme del diritto internazionale sia convenzionale che consuetudinario, questa è una prospettiva puramente legale, ci si chiede alla luce del diritto se l’intervento è lecito.