La santeria. Credenze e pratiche rituali di una religione afrocubana

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Sabrina Lunesu Contatta »

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Anteprima della Tesi di Sabrina Lunesu

Anteprima della tesi: La santeria. Credenze e pratiche rituali di una religione afrocubana, Pagina 2
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5 Il quinto capitolo è dedicato esclusivamente alla descrizione del panteon Lucumí , elencando le divinità (oricha) dalle quali è costituito e descrivendone le caratteristiche e le corrispondenze con i santi cristiani. Riporto, inoltre, alcuni miti e leggende di alcuni di loro che ho trovato particolarmente interessanti e curiosi. L’ultimo capitolo è un breve excursus rispetto alla santería fuori da Cuba, e principalmente negli Stati Uniti. E’ interessante sottolineare come la santería abbia attecchito su suolo nordamericano, non solo tra gli esuli cubani, ma anche tra la popolazione statunitense. Avendo iniziato la mia ricerca domandandomi come mai una religione di origine africana, seppur sincretizzata con la religione cristiana, si sia diffusa tra la popolazione bianca dell’isola, ho trovato interessante approfondire il motivo della sua ulteriore diffusione al di fuori del territorio cubano e tra membri della popolazione statunitense. Evidentemente le motivazioni dei due percorsi di sviluppo intraprese dalla pratica rituale santera sono differenti. Probabilmente Cuba fu, ed è tuttoggi, un territorio particolarmente recettivo ad un tipo di spiritualità priva di una struttura religiosa rigida e soprattutto potente politicamente come quella cristiana. La politica cubana, in quanto laica, è sempre rimasta slegata dal potere del Vaticano, sebbene ci siano state delle aperture, soprattutto negli ultimi vent’anni, e questa assenza imponente ha permesso alla cristianità più popolare e alla spiritualità africana di fondersi in un’unica struttura rituale profondamente organizzata e capillarmente diffusa, proprio perché priva di potere politico, ma fondamentale al fine della risoluzione delle problematiche spirituali delle persone, da un lato, e soprattutto con lo scopo della gestione delle difficoltà legate all’esistenza quotidiana, dall’altro. E queste difficoltà ed esigenze spirituali hanno interessato, e interessano, trasversalmente, entrambe le macrocomponenti della società cubana, quella bianca e quella nera. Se quindi condivido l’idea che la santería si sia sviluppata come strumento di resistenza nelle mani della parte debole della società, gli schiavi, ritengo che il suo radicarsi sia dovuto alla condivisione di stili di vita delle grandi masse delle campagne e soprattutto delle città cubane, siano esse bianche o nere poco importa, in quanto comune è il ruolo all’interno della società. Tra gli autori che ho letto, alcuni fanno menzione ad ipotetiche affiliazioni santere di Batista, prima, e di Castro, poi, la cui rivoluzione sarebbe stata sostenuta da Changó in persona, l’orisha della guerra. Quindi potrebbe essere interessante fare una ricerca relativamente alla diffusione della santería nella classe dirigente o nelle classi dominanti, ma questo è un altro capitolo ancora, su cui, sinceramente non ho trovato materiale a sufficienza se non racconti in forma anedottica. Per quanto riguarda la diffusione della santería tra adepti non cubani ritengo che forte peso abbia il fascino esotico che questa, come anche altre forme religiose della diaspora (in primis il candomblé brasiliano e il vudu haitiano) esercitano sui membri della ricca società capitalista dei diversi nord del mondo, spesso legate ad affiliazioni più o meno esoteriche con elementi di magismo. Le appendici che ho inserito in calce sono prevalentemente tabelle e curiosità relativamente allo svolgersi della ritualità nella santería.