La santeria. Credenze e pratiche rituali di una religione afrocubana

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Sabrina Lunesu Contatta »

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Anteprima della Tesi di Sabrina Lunesu

Anteprima della tesi: La santeria. Credenze e pratiche rituali di una religione afrocubana, Pagina 4
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7 Il sovrano di Ife, chiamato Oni, è pensato come il governatore spirituale di tutti gli yoruba. Anche se la religione yoruba si dovette adattare con diverse modifiche all’ambiente ostile della società cubana, diventando quella che poi fu conosciuta come santería, i suoi devoti continuavano a venerare Ife. Parte del fascino della santería è sicuramente la sua sensualità. La santería può essere definita come una religione incorporata, che può essere percepita con il corpo nella sua interezza, che a sua volta nutre l’anima. Gli schemi ritmici del suono del tamburo pare che determinino reazioni simpatetiche nel corpo umano – nei corpi dei credenti – da reazioni sedative a reazioni stimolanti, a seconda della canzone. L’immediatezza del divino, così accessibile ai santeri, è attraente per tutti coloro che crescono in tradizioni in cui si tende a vedere dio come inaccessibile. Se la santería iniziò come religione degli schiavi, ora è praticata da individui appartenenti a qualsiasi tradizione culturale. Il sistema di valori della santería non può essere oggettivamente caratterizzato dalle definizioni di superiorità o inferiorità rispetto alla cristianità occidentale. Ciò che può essere dichiarato nel panorama culturale della santería, differisce notevolmente da quello che può essere dichiarato nelle fedi giudeo- cristiane o islamiche; di conseguenza il contesto etico di riferimento corrispondente è del tutto incomparabile. All’inizio era l’ashé. Quando l’ashé iniziò a pensare, divenne Olodumaré. Quando Olodumaré agì, divenne Olofi, e fu Olofi che creò Obatalà come parte di se stesso. Il concetto di ashé è centrale per comprendere la santería. Ashé – dallo yoruba asé – è, così come il termine Hindu dharma, un concetto dinamico e difficile da definire. Mentre la parola ashé è diventata parte integrante del lessico cubano popolare, stando a significare “fortuna” o “carisma”, il suo significato ontologico è molto più profondo, riferendosi ad un senso di ordine e di equilibrio nell’universo. L’ashé è la fonte ultima di ogni cosa. I santeri vedono l’universo – comprendente dio e gli orisha - come abitato da esseri codipendenti che hanno responsabilità reciproche. Queste responsabilità riguardano il raggiungimento dell’ordine e dell’equilibrio. Una mancanza di equilibrio (mancanza di ashé) è sperimentata dall’individuo come disfunzioni emotive, fisiche o economiche. Quando una persona sperimenta il disequilibrio, consulterà uno degli oracoli della santería per venire a capo della causa e per trovare un rimedio adeguato. Questo implica una serie di offerte agli orisha o agli spiriti ancestrali, così come consigli pratici dal divinatore – solitamente un santero o una santera – su come riguadagnare l’equilibrio perduto. Le dicotomie occidentali, come bene e male, dio e satana, non hanno un gran significato nella santería. Per i santeri, “il male” è un concetto relativo; non esistono assoluti. Il male, il peccato, e il dolore possono tutti essere definiti come mancanza di ashé – disequilibrio.