La Social Dreaming Matrix: un’indagine conoscitiva sulla funzione sociale del sogno

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Marco Avena Contatta »

Composta da 290 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5356 click dal 31/08/2007.

 

Consultata integralmente 11 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline. L'iscrizione non comporta alcun costo.

Anteprima della Tesi di Marco Avena

Anteprima della tesi: La Social Dreaming Matrix: un’indagine conoscitiva sulla funzione sociale del sogno, Pagina 5
Mostra/Nascondi contenuto.
5 CAPITOLO I PROSPETTIVE STORICHE E SOCIOCULTURALI DELLA SOCIAL DREAMING MATRIX «Un giorno ho scoperto che la storia personale non mi era più necessaria e l’ho abbandonata». Carlos Castaneda Questo capitolo ha lo scopo di rintracciare le possibili radici del sogno sociale nella storia. A questo proposito verranno ripercorse alcune importanti tappe dello sviluppo dell’Uomo, a partire dalle tradizioni orali dei primitivi, fino a giungere alle prime forme scritte di cultura e di religione, con un breve accenno alla più recente letteratura. 1.1 Gli albori del sogno Ogni epoca della civiltà umana possiede un proprio modo di concepire e spiegare i fenomeni dell’esistenza, fenomeni ai quali appartiene anche l’attività onirica. Il modo in cui l’uomo si è avvicinato alle manifestazioni psichiche ha determinato il modo in cui ha concepito e studiato il mondo onirico. Da sempre l’uomo si chiede come mai egli abbia bisogno ogni giorno di dormire e sognare e come ciò avvenga. I precedenti storici di tali bisogni si trovano nei documenti più antichi della letteratura e della scienza, quali i poemi omerici, gli scritti dei pre-socratici, di Platone, Ippocrate, Galeno, i documenti della Scuola salernitana, le riflessioni di Cartesio, fino a giungere alle ipotesi di Pavlov. Le popolazioni arcaiche consideravano le esperienze fatte in sogno al pari di quelle diurne, ritenendo che la vita non iniziasse nel momento in cui vengono aperti gli occhi dopo aver trascorso una notte di sonno, né che si interrompesse, seppur momentaneamente, nell’attimo in cui li si richiudono andando a dormire. La concezione del sogno per i popoli primitivi, dove l’inconscio prevale sulla coscienza, segue concettualmente quella dell’energia che essi credevano animasse tutte le cose. Per questo la vita era considerata come un flusso continuo di eventi vissuti in stati di coscienza differenti, ma non auto-escludentisi. Nel suo libro Il ramo d’oro, il pionieristico antropologo scozzese James Frazer osservò che al risveglio dopo un sogno,