La Social Dreaming Matrix: un’indagine conoscitiva sulla funzione sociale del sogno

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Marco Avena Contatta »

Composta da 290 pagine.

 

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Anteprima della Tesi di Marco Avena

Anteprima della tesi: La Social Dreaming Matrix: un’indagine conoscitiva sulla funzione sociale del sogno, Pagina 8
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8 forme e immagini virtuali, tipiche del mondo e della vita, le quali corrispondono alle esperienze compiute dall’umanità nello sviluppo della coscienza. Essi si trasmettono ereditariamente e rappresentano una sorta di memoria dell’umanità, espressioni dell’inconscio collettivo, di cui si possono ritrovare le tracce nei miti e nei sogni, le “raprésentations colletives” di Lévy-Bruhl (1910). L’uomo primitivo, intendendo così anche coloro che vivono ancora in una società “primitiva”, ha una maggiore inclinazione a pensare per simboli. Le tradizioni tribali sono il mezzo attraverso il quale acquisire una conoscenza mitologica e simbolica, che avvicina la vita quotidiana al mondo dei sogni, portando l’individuo ad avere una relazione più profonda con la sua vita interiore e istintiva. Ipotizzando una corrispondenza tra sviluppo filogenetico e sviluppo ontogenetico, dove quest’ultimo sarebbe una ricapitolazione del primo, è interessante descrivere ciò che avviene agli albori della coscienza individuale. L’immagine come rappresentazione intrapsichica, secondo Piaget (1937), non esisterebbe come immagine indipendente dalla percezione dell’oggetto corrispondente all’inizio della vita del neonato. Studi sperimentali gli hanno permesso di stabilire che solo dopo i primi nove mesi di vita il bimbo è in grado di rappresentarsi un oggetto anche quando esso è assente dal campo percettivo. Il concetto che un oggetto esiste continuativamente nello spazio e nel tempo anche quando non è in vista e, più in generale, la facoltà di formare concetti astratti, dipendono dalla capacità fondamentale di archiviare rappresentazioni del mondo esterno e di reagire ad esse anche quando gli oggetti reali non sono presenti. Si comincia a pensare per immagini legate alle esperienze delle sensazioni tattili, acustiche e visive. All’inizio non c’è il verbo, ma l’immagine, che deve essere distinta dalla pura sensazione visiva, perché indice di una capacità di organizzazione psichica più complessa. Il bambino recepisce un numero incalcolabile di sensazioni che seleziona ed elabora sulla base della continuità e della ripetitività dell’oggetto. Dal momento che riesce a formare le immagini, il bambino comincia a crearne di nuove ed a giocarci: il sogno può essere visto come continuazione di questa attività ludica. Su un piano evolutivo culturale, si può paragonare il sogno alla scrittura ideografica che è più universale, ma meno definita di quella fonetica. L’immagine fornisce infatti informazioni più rapide e sintetiche, ma anche meno definite e precise. Come sostenuto dall’antropologo Robin Horton (1982), le visioni del mondo sono tentativi di spiegare le esperienze ricorrendo a metafore, fra le quali tre si sono