La Social Dreaming Matrix: un’indagine conoscitiva sulla funzione sociale del sogno

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Marco Avena Contatta »

Composta da 290 pagine.

 

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Anteprima della tesi: La Social Dreaming Matrix: un’indagine conoscitiva sulla funzione sociale del sogno, Pagina 9
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9 contraddistinte come “chiavi” ufficiali nella storia. La prima è la metafora sociale, retaggio di popoli extraoccidentali, presso i quali le relazioni sociali sono fonte di ordine, regolarità e prevedibilità. La seconda “chiave” alla realtà è la metafora organica, che applica l’immagine del corpo a strutture e istituzioni sociali. L’ultima “chiave” è la metafora tecnologica, che utilizza gli oggetti fabbricati dall’uomo come predicati metaforici. Le visioni scientifiche del mondo occidentale sono frutto della metafora tecnologica. Ogni “chiave” implica un diverso processo di costruzione delle visioni del mondo, dove particolari immagini della realtà divengono la visione “ufficiale” di una certa cultura. Dagli studi degli antropologi (C. Geertz, 1973, V. Turner, 1969) emerge che la maggior parte delle culture primitive si sono affidate ai sogni per la loro struttura sociale e per decisioni importanti riguardanti la comunità. Tali decisioni avvenivano in rituali che contemplavano delle sequenze ordinate di danze e narrazioni, che si modellavano dialetticamente a vicenda. Gli antropologi, nello studio delle concezioni culturali arcaiche, distinguono due tipi di sogni: quelli ‘individuali’ o ‘liberi’, e quelli formati dai ‘modelli di cultura’ (culture pattern dreams). I primi rispecchiano la vita e le preoccupazioni dell’esistenza quotidiana del sognatore, i secondi sono prescritti dal costume ed indotti da rituali speciali. In entrambi i casi, la convinzione di fondo è che l’anima (principio vitale) durante il sonno si distacchi dal corpo e vaghi in viaggi onirici. Semplificative al riguardo le parole di Lévy-Bruhl a proposito dei nativi americani: “Il punto di vista del pellirossa è molto pratico. Egli crede che l’uomo abbia due anime, di cui una è semplicemente il principio vitale del corpo che muore con esso, mentre l’altra dimora nel corpo ma lo abbandona alla sua morte. Quest’ultima è il suo angelo custode, il suo protettore, il suo dio personale, il suo genio, da cui egli dipende. Egli è perciò responsabile di ciò che la sua anima fa nei sogni” (Lévy- Bruhl, 1910, p. 86). Secondo la psicologia dei primitivi vivere significa sognare e sognare significa vivere, o meglio, agire secondo i sogni. Le due realtà sono così strettamente interdipendenti che il mondo onirico non è isolato e separato dalla realtà quotidiana, ma costituisce un polo di un unico continuum che va dalla veglia al sogno e viceversa. Così come i nativi americani, anche i Senoi della Malaysia incoraggiano sin dalla più tenera età i propri figli a non avere timore dei sogni, convinti che tutte le emozioni