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Il ruolo di Guido da Verona nell'industria culturale italiana dei primi trent'anni del Novecento

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6 A quel giovane che si offriva di finanziare personalmente l’operazione, la coppia Baldini e Castoldi 23 si limitò a chiedere un contributo parziale alle spese di stampa, 600 lire in tutto, assicurando inoltre una percentuale sulle vendite, percentuale che di lì a poco avrebbe ripagato l’autore di quel suo (modesto) esborso iniziale. La storia, va detto, favoriva marcatamente l’identificazione dei protagonisti, il conte Guelfo di Materdomini e la sua amante, con lo stesso da Verona e la bella straniera che da qualche tempo gli si accompagnava per le vie del centro, l’uno e l’altra seguìti da due splendidi levrieri bianchi. Addirittura, in quell’ultimo scorcio del 1908, secondo una confidenza fatta a Carlo Linati, pare proprio che da Verona sognasse di cambiarsi il cognome in Materdomini, come l’eroe del suo romanzo. “<Che idea!> gli dissi. <E perché proprio Materdomini?>. <Mi piace>” 24 , fu la sua risposta. Era fatto così, da Verona: fantasticava su se stesso e sul mondo. Finì poi che non lo prese, quello pseudonimo, e forse fu un bene, come scrisse con qualche malignità lo stesso Linati, “perché con Materdomini mica sarebbe certo arrivato ad aver la fama di Guido da Verona” 25 . In quei mesi, di tanto in tanto, lo scrittore iniziava ad assaporare il proprio successo ad un tavolo del Savini (v. figura 1), celebre ritrovo milanese del quale, come vedremo, sarebbe diventato ospite fisso nelle sere della sua definitiva consacrazione. 23 “Ettore Baldini, Antenore Castoldi, Alceste Borella e Gian Pietro Lucini fondarono la casa editrice Baldini & Castoldi nel 1897, dopo aver acquistato la libreria editrice Galli [della quale,] […] oltre al catalogo, assorbirono […] anche le librerie situate in Galleria Vittorio Emanuele, esattamente ai numeri civici 17 e 80. Dopo pochi mesi, nel gennaio 1898, Lucini abbandonò il gruppo. […] Borella morirà nel 1910. […] [Rimasti Baldini e Castoldi, per] diversi anni i due soci <sfruttarono> il catalogo della Galli, rieditando opere già stampate con il vecchio marchio o confermando autori di successo come Gerolamo Rovetta, Antonio Fogazzaro e Neera. […] [Comunque,] la volontà di perseguire solo progetti editoriali economicamente <sicuri> […] non impedì [loro] […] di selezionare e promuovere nuovi talenti [come Guido da Verona e il piemontese Salvator Gotta].” (Patrizia Caccia, “Introduzione” al Catalogo storico Baldini e Castoldi 1897-1970, Baldini & Castoldi, Milano 1997, pp. XI-XII) Poi, nel 1932, Enrico Castoldi entrò a far parte della casa editrice in qualità di collaboratore e rivoluzionò il catalogo aprendo agli autori stranieri, soprattutto agli ungheresi della cosiddetta corrente neoborghese. Dal 1940 e fino alla fine delle pubblicazioni, negli anni Settanta, la Baldini & Castoldi fu diretta dal solo sig. Antenore. Sotto, l'antica insegna della casa editrice in Galleria. 24 Carlo Linati, “Il bel Guido” [1943], in Il bel Guido e altri ritratti, Ultra, Milano 1945 (poi All’insegna del pesce d’oro, Milano 1982, pp. 29-30). 25 Carlo Linati, “Il bel Guido”, op. cit., p. 30.
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Il ruolo di Guido da Verona nell'industria culturale italiana dei primi trent'anni del Novecento

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Informazioni tesi

  Autore: Davide Crestani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Fausto Colombo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 204

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letteratura italiana

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