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Musica e pittura in alcune poetiche del Novecento

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Amato
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Silvia Vizzardelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 103

Nel corso del Novecento si assiste ad una costante e progressiva riflessione teorica sulla dimensione musicale da parte di importanti rappresentanti dell’avanguardia pittorica.
Il materiale musicale, che a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento iniziava ad emanciparsi gradualmente da schemi compositivi divenuti piuttosto “convenzionali”, viene utilizzato come stimolo contestuale, per il superamento dei canoni estetici tradizionali.
I linguaggi espressivi della forma pittorica si interessano dunque sinesteticamente alle nuove possibilità formali a cui approda l’arte musicale nel Novecento, al fine di ottenere una rielaborazione estetica del tutto nuova, rispetto al più tradizionale referente naturalistico.
In particolare Vasilij Kandinskij e Paul Klee hanno reso evidente nella loro produzione pittorica questo interesse per l’universo musicale. Tale interesse non deve tuttavia essere considerato nei termini di una relazione biunivoca meramente esterna tra le due arti e tantomeno essere inteso come una traduzione formale di idee musicali in pittura.
Somiglianze e relazioni tra le due arti vengono di fatto presentate come stimoli per una riflessione che si consuma all’interno di un orizzonte specificamente pittorico nel caso di Kandinskij e Klee, e specificamente musicale nel caso di Schönberg e Boulez.
Dopo secoli di evoluzione, il materiale musicale giunge ad un ulteriore stadio di superamento dei propri principi formali.
I limiti dell’espressività della musica romantica erano stati superati tramite l’estensione del cromatismo, cioè utilizzando intervalli al di fuori della scala diatonica, in nome di una maggiore flessibilità delle armonie all’interno di una data composizione. Tale processo portò al crescente distacco dalla tonalità d’impianto di un brano.
La successiva evoluzione di tali soluzioni musicali non poteva essere altro che l’abbandono definitivo del cosiddetto “sistema tonale”.
Nel Novecento abbiamo dunque la più imponente rottura formale tra passato e presente storicamente mai realizzatasi in ambito musicale. Una tale sistematica rottura con il passato favorisce la sperimentazione di nuovi modelli sonori, per andare incontro alla necessità di queste trasformazioni.
L’arte pittorica e le sue poetiche ispiratrici, dall’altro lato, sentivano la necessità anch’esse di un superamento dei parametri dell’estetica tradizionale. La scomposizione delle immagini, a partire dal cubismo, è identificata come l’azione liberatrice dell’Io compositivo che necessita di allontanarsi dai fantasmi della riproduzione realistica, dalla resa prospettica e dalla spazialità volumetrica.
Il lavoro iconico del pittore volta le spalle ai parametri tradizionali per sottrarsi volontariamente alle lusinghe del figuralismo. Tanto Kandinskij quanto Klee sono artisti che vivono fino in fondo questa necessità di rompere con la tradizione e riamalgamare i frammenti del proprio mondo e delle proprie immagini, come fossero suoni ideali di un cluster seriale.
Nello scritto autobiografico Sguardo al passato, il linguaggio musicale offre a Kandinskij un efficace vocabolario per esprimere le proprie impressioni visive:
«Mosca si fonde in questo sole in una macchia che mette in vibrazione il nostro intimo, l’anima intera come una tuba impazzita. No, non è quest’uniformità in rosso l’ora più bella! Essa è soltanto l’accordo finale della sinfonia che avviva intensamente ogni colore, che fa suonare Mosca come il fortissimo di un’orchestra gigantesca…» .
E’ un esempio che dimostra come la visione del pittore si traduce in un’esperienza psichica d’ordine uditivo-musicale.
Anche per Klee l’essenza della musica rappresenta la condizione di immaterialità e astrazione cui aspirare, attribuendo ad essa uno statuto di superiorità. Basti pensare alla presenza nel suo catalogo di oltre cinquecento titoli aventi come tema le maschere, la musica e il teatro.
Ma perché la musica precede la pittura e le altre arti in questo processo di emancipazione storica e formale? In quale modo la pittura si serve della musica per raggiungere il medesimo scopo?
Con pochissime eccezioni la musica è da molti secoli l’arte che non ha adoperato i suoi mezzi per ritrarre la natura, ma per descrivere la vita psichica dell’artista o spesso per creare una propria vita peculiare servendosi dei suoni. Gli stessi mezzi di cui essa si serve, ovvero i suoni, rappresentano la sorgente d’ambiguità di una corrispondenza tra ascolto e percezione che non può essere reale.Tale movimento di forme non visibili è l’essenza stessa della musica.
Per molto tempo la sensazione piacevole che si percepisce nell’ascolto di relazioni tonali semplici, quali l’intervallo di ottava, di quinta o di terza, è stato sufficiente per suggerire un determinato sistema di relazioni psicologiche.

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6 Introduzione Nel corso del Novecento si assiste ad una costante e progressiva riflessione teorica sulla dimensione musicale da parte di importanti rappresentanti dell’avanguardia pittorica. Il materiale musicale, che a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento iniziava ad emanciparsi gradualmente da schemi compositivi divenuti piuttosto “convenzionali”, viene utilizzato come stimolo contestuale, per il superamento dei canoni estetici tradizionali. I linguaggi espressivi della forma pittorica si interessano dunque sinesteticamente alle nuove possibilità formali a cui approda l’arte musicale nel Novecento, al fine di ottenere una rielaborazione estetica del tutto nuova, rispetto al più tradizionale referente naturalistico. In particolare Vasilij Kandinskij e Paul Klee hanno reso evidente nella loro produzione pittorica questo interesse per l’universo musicale. Tale interesse non deve tuttavia essere considerato nei termini di una relazione biunivoca meramente esterna tra le due arti e tantomeno essere inteso come una traduzione formale di idee musicali in pittura. Somiglianze e relazioni tra le due arti vengono di fatto presentate come stimoli per una riflessione che si consuma all’interno di un orizzonte specificamente pittorico nel caso di Kandinskij e Klee, e specificamente musicale nel caso di Schönberg e Boulez. Dopo secoli di evoluzione, il materiale musicale giunge ad un ulteriore stadio di superamento dei propri principi formali.

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