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Differenze individuali e Teoria della Mente: il ruolo del Temperamento

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Orani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Psicologia
  Relatore: Dolores Rollo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 114

Il temperamento è un concetto per il quale troviamo molteplici definizioni in quanto il suo studio ha lontane origini. Possiamo definirlo come l’insieme delle differenze individuali precoci, a base biologica, osservabili nel comportamento dell’individuo, stabili nel tempo e nelle situazioni, ma nonostante ciò suscettibili all’influenza dell’esperienza e dell’ambiente esterno.
Quando si effettua lo studio del temperamento si fa riferimento a tre importanti livelli di analisi: i livelli di descrizione, i domini e gli approcci.
I livelli di descrizione fanno riferimento agli aspetti dell’individuo che vengono indagati. Questi sono i comportamenti osservabili, le differenze neurologiche e i fattori costituzionali.
I domini fanno riferimento alle aree all’interno delle quali si manifestano le varie caratteristiche individuali. Esse sono le emozioni, l’attenzione e l’attività motoria.
Invece, gli approcci si riferiscono al punto di vista dell’osservatore, infatti, lo studio del temperamento può riferirsi all’individuo o all’interazione tra esso e l’ambiente.
Rispetto alle teorie sul temperamento, ricordiamo che le prime teorie a partire dalla fine dell’800 enfatizzarono soprattutto l’importanza della componente biologica nel comportamento umano. Successivamente, a partire dal 900, fiorirono nuovi approcci teorici che indagarono il temperamento infantile, collegando tale concetto a quello di adattamento, e quindi dando importanza non più soltanto ai fattori biologici, ma anche alla componente ambientale.
Inoltre, grazie a diversi contributi sono stati creati diversi strumenti per osservare e valutare il temperamento, in particolare abbiamo: i questionari, l’osservazione in contesti naturali e in laboratorio e le scale di sviluppo.
Per Teoria della mente, invece, intendiamo la capacità umana di attribuire stati mentali al proprio sé e agli altri. L’età di 3-4 anni è definita come termine cronologico per ritenere che il bambino abbia acquisito la Teoria della Mente. Ma è possibile rintracciare ancora prima di questa età alcune competenze infantili adeguate a configurarsi come precursori delle più complesse capacità mentalistiche.
I precursori delle Teoria della Mente compaiono solitamente in contemporanea tra i 18 e i 20 mesi di vita del bambino e sono i seguenti:
• la joint attention: ossia, la capacità di comprendere e di coordinare l’attenzione sociale;
• l’imitazione: ossia, un meccanismo sociale utile per apprendere informazioni rispetto alle persone;
• il gioco simbolico: ossia, la sospensione dell’uso di un oggetto come entità reale per attribuirli un altro significato sulla base della finzione;
• il gesto di indicazione: una forma di comunicazione per-verbale, che il bambino utilizza per influenzare il comportamento dell’altro;
• l’autoriconoscimento: ossia, la presa di coscienza da parte del bambino del proprio sé.
Per valutare la relazione tra il Temperamento e lo sviluppo della Teoria della Mente abbiamo effettuato una ricerca longitudinale.
L’obiettivo principale della ricerca è stato appunto quello di valutare tale rapporto ed inoltre ci siamo domandati se la percezione materna e paterna rispetto al temperamento del bambino sia uguale o differente, quale percorso evolutivo hanno seguito i precursori della Teoria della Mente, in maniera specifica il gesto di indicazione e il riconoscimento allo specchio, che abbiamo indagato e se tra le misure rilevate esiste una relazione.

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3 INTRODUZIONE Negli ultimi anni le differenze individuali, e in particolar modo le caratteristiche temperamentali, hanno assunto fondamentale importanza all’interno di varie discipline, come la Psicologia dello sviluppo e la Psicologia della personalità. Le persone coinvolte nella cura dei bambini piccoli, come i pediatri, gli psicologi e i neuropsichiatri infantili, studiano il temperamento infantile in quanto rimangono colpiti e incuriositi da quelle che sono le differenze individuali presenti tra i neonati. Queste differenze sono registrabili fin dalla nascita e sono riscontrabili nei vari comportamenti che esprimono le emozioni, l’umore, il livello di attività, il grado di socievolezza e la capacità di adattamento alle nuove situazioni. La definizione odierna di temperamento designa ancora le varie caratteristiche individuali, biologiche e innate, ma evidenzia anche la forte influenza che l’ambiente può esercitare su esse. Infatti, le varie caratteristiche temperamentali influenzano il modo in cui i caregiver reagiscono al bambino e si prendono cura di lui, e dal sistema di cure, offerto al bambino, a loro volta tali caratteristiche vengono influenzate. Esiste un’influenza reciproca e bidirezionale tra temperamento e ambiente. Il temperamento infantile predispone il bambino ad interagire in un particolar modo nei confronti dell’ambiente e delle stimolazioni che da esso derivano, di conseguenza, influenza anche l’acquisizione di varie abilità e capacità che il bambino sperimenta durante il suo sviluppo, come ad esempio, le capacità mentali e rappresentazionali. L’obiettivo di questo Lavoro, principalmente è quello di comprendere se esiste una relazione tra il temperamento infantile e la graduale acquisizione della Teoria della Mente. Per quanto riguarda la Teoria della Mente, con questo concetto possiamo indicare la capacità del bambino di comprendere i propri stati mentali e di attribuire vari stati mentali anche alle altre persone, queste capacità sono fondamentali per l’acquisizione della competenza sociale del bambino (Camaioni, 1993). Il presente Lavoro è strutturato in tre capitoli. Nel primo capitolo, l’attenzione verterà soprattutto sul concetto di temperamento.

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