La responsabilità disciplinare del dirigente e il licenziamento per falsa attestazione della presenza in servizio dei dipendenti pubblici

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Serena Cagnazzo Contatta »

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La ricerca ha ad oggetto “La responsabilità disciplinare del dirigente e il licenziamento per falsa attestazione della presenza in servizio dei dipendenti pubblici”. Uno degli obiettivi strategici che da lungo tempo caratterizza le agende dei nostri politici è quello di arginare i problemi e le criticità della pubblica amministrazione in termini di efficacia ed efficienza gestionale. Numerosi sono stati i cambiamenti che hanno investito l’apparato pubblico ed in particolar modo gli interventi legislativi che, con l’ambizione di coniugare e attuare i principi di buon andamento e imparzialità, hanno tentato di regolare la dimensione gestionale ponendo maggior riguardo alla figura del dirigente pubblico.
Dunque, nasce spontaneo domandarsi se, alla luce del nuovo assetto legislativo, volto a riorganizzare l’amministrazione e a ottimizzarne le prestazioni, si siano realmente raggiunti gli obiettivi sperati.
Il duro lavoro dei legislatori, i lunghi iter affrontati, le estenuanti battaglie politiche e la costante opposizione della vox populi, maturata in un contesto in cui la pubblica amministrazione e tutti i dipendenti pubblici sono i capri espiatori di una crisi che dura da anni, sono valsi al cambiamento? Hanno condotto a esiti positivi per il settore pubblico?
Confidare in un’amministrazione che, a seguito di questi mutamenti funzioni perfettamente, rispettando principi di economicità, efficacia ed efficienza enunciati dall’art. 97 della nostra Costituzione, si rivela senza dubbio un pensiero poco realistico e irragionevole; allo stesso tempo, però, è legittimo aspettarsi dei miglioramenti in quei campi che presentano profonde criticità e che ostacolano il corretto funzionamento della macchina pubblica.
Questo lavoro nasce dalla necessità di indagare sulle ragioni per cui non possiamo ancora rispondere positivamente ai quesiti appena posti.
Difatti, nonostante gli sforzi riformatori degli ultimi anni e i significativi cambiamenti volti a perfezionare sul piano organizzativo e funzionale le amministrazioni, non si può negare che esse soffrano ancora di gravi inefficienze.
In particolare, lo studio focalizzerà l’attenzione sul problema dell’assenteismo, analizzando il grado di responsabilità del dirigente alla luce del d.lgs. 165/2001 in materia di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche.
A seguito dei numerosi cambiamenti avvenuti in materia, si farà riferimento agli interventi normativi sul decreto del 2001 operati dal d.lgs. 150/2009, frutto del cd. “Piano Industriale” per la riforma della Pubblica Amministrazione (riforma Brunetta) e dal d.lgs.116/2016. Rilevanti saranno quindi gli articoli 21 d.lgs. 165/2001 in tema di responsabilità dirigenziale e 55 d.lgs. 165/2001 sulla responsabilità disciplinare del personale pubblico, infrazioni, sanzioni e procedure conciliative.
Da ultimo, bisognerà tener conto di un decreto che è attualmente in fase di attuazione, e che applicherà la legge delega 124 del 2015, meglio conosciuta come legge Madia. Il provvedimento, contenente importanti deleghe legislative in materia di pubblico impiego e riorganizzazione delle p.a., ha prospettato un forte rinnovamento del quadro vigente.
L’intento, tuttavia, si è scontrato con la sentenza della Corte Costituzionale del 25 novembre 2016, la quale ha dichiarato parzialmente incostituzionale la legge.

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1 INTRODUZIONE Uno degli obiettivi strategici che da lungo tempo caratterizza le agende dei nostri politici è quello di arginare i problemi e le criticità della pubblica amministrazione in termini di efficacia ed efficienza gestionale. Numerosi sono stati i cambiamenti che hanno investito l’apparato pubblico ed in particolar modo gli interventi legislativi che, con l’ambizione di coniugare e attuare i principi di buon andamento e imparzialità, hanno tentato di regolare la dimensione gestionale ponendo maggior riguardo alla figura del dirigente pubblico. Dunque, nasce spontaneo domandarsi se, alla luce del nuovo assetto legislativo, volto a riorganizzare l’amministrazione e a ottimizzarne le prestazioni, si siano realmente raggiunti gli obiettivi sperati. Il duro lavoro dei legislatori, i lunghi iter affrontati, le estenuanti battaglie politiche e la costante opposizione della vox populi, maturata in un contesto in cui la pubblica amministrazione e tutti i dipendenti pubblici sono i capri espiatori di una crisi che dura da anni, sono valsi al cambiamento? Hanno condotto a esiti positivi per il settore pubblico? Confidare in un’amministrazione che, a seguito di questi mutamenti funzioni perfettamente, rispettando principi di economicità, efficacia ed efficienza enunciati dall’art. 97 della nostra Costituzione, si rivela senza dubbio un pensiero poco realistico e irragionevole; allo stesso tempo, però, è legittimo aspettarsi dei miglioramenti in quei