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Il Buco Nero della Spazzatura

Informazioni tesi

  Autore: Gabriele Nordio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Vincenzo Romania
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

Partendo da un'introduzione sulla classificazione dei rifiuti e la loro gestione internazionale in luce storica (ossia come ci siamo accorti della spazzatura), ripercorro le radici storiche che hanno portato all'avvento del consumismo come sistema economico e culturale globale, collegandolo a teorie di sociologia dei consumi e dando al lettore qualche numero sulle ripercussioni che tale sistema ha ancora oggi sui nostri usi e costumi. Ritorno poi alla «montagna» di spazzatura che fuoriesce dai cestini domestici e dalle imprese, e ai drammi e alle soluzioni riguardo il loro smaltimento in una dimensione sia politica che sociale. Tutto questo conduce inevitabilmente alla modalità più all'avanguardia e determinante di gestione della spazzatura: il riciclo. Il riciclo è in effetti l'unica risposta alla frattura sia politica che filosofica che percorre la gestione della spazzatura, nonché il motivo per cui incominciai ad affrontare l'argomento.

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INTRODUZIONE MOTIVAZIONE, OBIETTIVI E METODOLOGIA Io mi trovavo a New York in qualità di studente di liceo scientifico, quando incominciai a osservare alcuni eventi che a quel tempo scuotevano l'organizzazione politica e sociale nell'Est. Era il marzo del 2011 e il terremoto più devastante mai registrato in Giappone aveva appena avuto luogo, seguito da uno tsunami e l'esplosione della centrale di Fukushima con la fuoriuscita di elementi radioattivi – famigerato episodio destinato a mettere in discussione i piani per l'energia nucleare in tutta Eurasia. Tali eventi appariranno al lettore immediatamente separati dal titolo di quest'opera, questo mucchio isolato di spazzatura com'è abituato a vederlo all'interno del suo cestino di casa o in una discarica a cielo aperto. Ma egli deve sapere che il mio percorso di indagine non è incominciato lì. In primo luogo mi accorsi dell'influsso profondo di alcune esternalità negative dell'attività economica sull'organizzazione sociale degli esseri umani e della fragilità politica nella gestione delle stesse (vedi l'oil spill dell'anno precedente nel Golfo del Messico). La centrale nucleare di Fukushima aveva rilasciato radioattività nell'atmosfera e perciò influito sul benessere umano e ambientale, producendo un'esternalità negativa destinata a sconvolgere diversi piani dell'organizzazione sociale locale, e ciò perché degli elementi prima fondamentali nel corretto meccanismo dell'impianto – volti alla produzione di energia elettrica – avevano perso la propria funzione, trasformandosi in scorie, residui inutili e dannosi. Ciò che prima era necessario all'interno di un'attività umana basilare, quella energetica, e perciò nell'intero ordine metropolitano, fuori dal proprio «ruolo» aveva prodotto danni immani. Fu così che feci il primo incontro con la «trasformazione degli oggetti» – la possibilità che un oggetto della nostra stessa struttura economica si possa rivelare dannoso se portato al fuori dal meccanismo per cui era stato originariamente originato. Avevo appena testimoniato la produzione di un «rifiuto». E volevo scavare più a fondo. Desideravo arrivare all'essere umano. Ma poiché, riprendendo il mio esempio di 7 INTRODUZIONE MOTIVAZIONE, OBIETTIVI E METODOLOGIA Io mi trovavo a New York in qualità di studente di liceo scientifico, quando incominciai a osservare alcuni eventi che a quel tempo scuotevano l'organizzazione politica e sociale nell'Est. Era il marzo del 2011 e il terremoto più devastante mai registrato in Giappone aveva appena avuto luogo, seguito da uno tsunami e l'esplosione della centrale di Fukushima con la fuoriuscita di elementi radioattivi – famigerato episodio destinato a mettere in discussione i piani per l'energia nucleare in tutta Eurasia. Tali eventi appariranno al lettore immediatamente separati dal titolo di quest'opera, questo mucchio isolato di spazzatura com'è abituato a vederlo all'interno del suo cestino di casa o in una discarica a cielo aperto. Ma egli deve sapere che il mio percorso di indagine non è incominciato lì. In primo luogo mi accorsi dell'influsso profondo di alcune esternalità negative dell'attività economica sull'organizzazione sociale degli esseri umani e della fragilità politica nella gestione delle stesse (vedi l'oil spill dell'anno precedente nel Golfo del Messico). La centrale nucleare di Fukushima aveva rilasciato radioattività nell'atmosfera e perciò influito sul benessere umano e ambientale, producendo un'esternalità negativa destinata a sconvolgere diversi piani dell'organizzazione sociale locale, e ciò perché degli elementi prima fondamentali nel corretto meccanismo dell'impianto – volti alla produzione di energia elettrica – avevano perso la propria funzione, trasformandosi in scorie, residui inutili e dannosi. Ciò che prima era necessario all'interno di un'attività umana basilare, quella energetica, e perciò nell'intero ordine metropolitano, fuori dal proprio «ruolo» aveva prodotto danni immani. Fu così che feci il primo incontro con la «trasformazione degli oggetti» – la possibilità che un oggetto della nostra stessa struttura economica si possa rivelare dannoso se portato al fuori dal meccanismo per cui era stato originariamente originato. Avevo appena testimoniato la produzione di un «rifiuto». E volevo scavare più a fondo. Desideravo arrivare all'essere umano. Ma poiché, riprendendo il mio esempio di 7

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