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Cina e sicurezza alimentare: processo di integrazione e nuovi modelli di consapevolezza alimentare

Informazioni tesi

  Autore: Alfredo Morieri
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Elisa Magnani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 161

Grazie all’Organizzazione Mondiale del Commercio, le abitudini di consumo degli individui si sono evolute di pari passo all’abbattimento delle barriere commerciali, consentendo ai vari Stati membri sia di offrire una maggiore varietà di prodotti, sia di sviluppare dei princìpi di sicurezza condivisibili. I notevoli risultati in materia di sicurezza alimentare, ottenuti dagli organi delle Nazioni Unite nel corso della seconda metà del ‘900, hanno sicuramente giocato un ruolo chiave nella definizione degli odierni princìpi di libero scambio. Tuttavia, la formazione di questi rapporti commerciali ha risentito negli anni di alcuni imprevisti, provenienti per la maggior parte dai Paesi in via di sviluppo, che sono subentrati nell’organizzazione in un secondo momento, a causa dell’instabilità economica interna.
La Cina si è sempre collocata in una posizione pregiudizievole, a causa delle iniziali simpatie filorusse e della sua inaffidabilità prodotta dai continui scandali alimentari; una serie di eventi negativi ha dunque minato più volte sia la salute dei cittadini, sia la loro fiducia nelle autorità. Questa tesi si propone di ripercorrere l’evoluzione delle politiche di sicurezza alimentare cinesi, nonché delle tappe legislative più significative in grado di motivare l’attitudine alimentare dei cinesi oggi. Con questa premessa, verrà dimostrato, dapprima, come i media e l’Industria 4.0 costituiscano oggigiorno dei mezzi imprescindibili del sistema alimentare nazionale; secondariamente, verrà provato come la consapevolezza dei consumatori scaturisca da nuovi modelli di definizione, basati sulle esperienze negative del passato, sulle imposizioni delle autorità e su alcuni meccanismi di difesa peculiari al contesto cinese. Verrà altresì dimostrata la buona attitudine dei consumatori, che risentono, invece, delle inadeguatezze legislative in materia di sicurezza alimentare.

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  Autore: Alfredo Morieri
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Bologna
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  Relatore: Elisa Magnani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 161

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43 1.3.2.2 L’inquinamento dell’aria: grado di estraneità durante le fasi della catena alimentare Su questo argomento, la FAO fornisce una consistente quantità di dati. Sempre in relazione all’aumento demografico avvenuto negli anni, le statistiche indicano che, dal 1961 al 2014, il consumo delle carni ha visto un incremento del 345%, contro il 188% dei cereali (FAOSTAT, 2018). Nell’interpretare queste percentuali, si consideri che la quantità di carni prodotte rimane sempre di gran lunga inferiore rispetto ai prodotti cerealicoli in termini assoluti. Ad ogni modo, il numero più elevato è riconducibile al miglioramento delle condizioni di vita e all’aumento dei salari, che hanno quindi incoraggiato il consumo delle carni, simbolo – come per il possedimento di un’auto – dell’appartenenza alla classe media in quel contesto di allora, oltre che di una migliore qualità alimentare. Oggi, la disponibilità delle carni è ampiamente diffusa in Cina, ma proprio per questo la qualità dell’aria è peggiorata sempre di più negli ultimi anni. I motivi sono stati ampiamente trattati nella precedente discussione. Ciò che verrà trattato in questa parte dell’elaborato riguarderà invece l’influenza esercitata dall’inquinamento dell’aria sulle varie fasi della catena alimentare. La relazione redatta dal “Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico” (IPCC 34 ) del 2014 afferma che un quarto delle emissioni di gas serra (GHG 35 ) del pianeta proviene dalle attività di “agricoltura, silvicoltura e altri usi della terra” (AFOLU 36 ). Inoltre, la domanda della carne si ritiene debba ancora crescere nei prossimi anni, specialmente nelle aree in via di sviluppo. L’ammoniaca si attesta come il composto responsabile del 75% delle emissioni a livello globale (IPCC, 2014). Se invece il parametro di analisi viene spostato sulla pericolosità delle componenti dell’aria, il particolato (PM 37 ) 2.5 è invece quello che ha destato maggiori perplessità in città come Pechino o Shanghai. Partendo da questi dati, nel suo articolo Sun (2017) propone una visione ciclica, di interdipendenza, tra la catena alimentare e le emissioni inquinanti in genere, non solo quelle provenienti dal settore primario: nitrati, solfati, polveri e metalli pesanti sono tutti elementi che a loro volta possono intaccare ogni fase della catena alimentare attraverso processi di diffusione, sedimentazione e precipitazione. Allo stesso modo, questo ciclo invade la sfera umana per via diretta se la consumazione di questi elementi avviene in modo diretto, altrimenti per via indiretta, se ad esempio viene 34 Acronimo inglese di “International Panel on Climate Change”. 35 Acronimo inglese di “Greenhouse gas”. 36 Acronimo inglese di “Agriculture, Forestry, and Other Land Use”. 37 Acronimo inglese di “Particulate Matter”.

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Parole chiave

nazioni unite
qualità alimentare
sicurezza alimentare
cina
fao
food security
food safety
credito sociale
opinione alimentare
food awareness

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