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Le 5 tipologie di candidati che fanno scappare i recruiters ai Career Day

31 ottobre 2019

Le 5 tipologie di candidati che fanno scappare i recruiters ai Career Day Se stai pensando di partecipare ad un Career Day devi assolutamente sapere quali sono i comportamenti che fanno scappare i selezionatori.
Questi eventi, che forse già conosci, sono dedicati all'incontro tra aziende e giovani in cerca di lavoro, solitamente neolaureati o laureandi.
Si ha la possibilità di lasciare il proprio curriculum alle aziende, fare colloqui direttamente con il dipartimento di risorse umane e scoprire se ci sono posizioni aperte.

Questi eventi funzionano?
Molte sono le critiche, soprattutto da chi il lavoro lo sta cercando.
In particolare: la sensazione di sentirsi parte di una massa indistinta che frastorna i recruiters e basta.
E la convinzione che le aziende siano lì per farsi pubblicità e non per cercare effettivamente personale.
La verità è che è un evento molto competitivo, anche solo per l’elevato numero di partecipanti, in cui hai una manciata di minuti per colpire positivamente il selezionatore e farti ricordare, senza finire sepolto nella montagna di curricula a fine giornata.
Se poi da questo scaturirà una vera offerta di lavoro dipende da molti fattori.

Il nostro consiglio però è che devi partecipare, perché non puoi farti sfuggire inutilmente questa opportunità, e che devi presentarti preparato.
Questo vuol dire non solo aver confezionato un bel curriculum (magari seguendo le nostre indicazioni), ma avere anche la presenza giusta.

Per aiutarti abbiamo intervistato alcuni recruiters del Career Day di Milano chiedendogli quali tipologie di candidati rifuggono come la peste.

1- Lo studentino
Spesso i Career Day avvengono negli spazi dell’Università, quindi capita lo studente che, per riempire il tempo tra una lezione e l’altra, arriva per “fare un giro”. Si presenta senza alcun CV, fa domande a caso o racconta la sua esperienza e poi se ne va dicendo che quello non è il suo campo/non sta cercando lavoro.
Perché non piace? Il Career Day non è una fiera, i recruiters delle aziende sono lì per ragioni professionali, non per fare due parole al bar. Se si vuole chiedere informazioni sull'azienda o sul settore lavorativo sono felici di costruire un dialogo, altrimenti è tempo sprecato.

2- Il disilluso
Arriva con faccia tetra e spenta, consegna il CV rispondendo a monosillabi, si accomiata con un: “Tanto lo butterete via, come fate sempre”.
Perché non piace? Forse l’azienda per cui il recruiter lavora non si trova lì con il preciso scopo di assumere qualcuno, ma di certo il selezionatore non resterà colpito da questo mood disfattista e il CV non verrà messo nella cartelletta 'da rivedere'.

3- Lo stalker
Preparatissimo per il colloquio, CV alla mano e piglio deciso, si avvicina ai recruiters pronto a fare una buona impressione.
Ci riesce, ma poi esagera: arrivato a casa cerca di contattare i recruiters su LinkedIn, utilizza le chat per sapere a che punto è la selezione e se il proprio CV è stato valutato. Con insistenza cerca di ottenere informazioni, contatti e colloquio arrivando a diventare molesto.
Perché non piace?Se è apprezzata una certa dose di intraprendenza, quando eccede diventa molestia e la buona impressione iniziale viene automaticamente cancellata.

4- Il narratore
Arriva al Career Day pronto a raccontarsi, ogni esperienza lavorativa e passo accademico viene narrato con dovizia di particolari fino a sconfinare nell'aneddoto privato. Passa la gran parte del colloquio a cercare di stabilire un rapporto amicale con il recruiter, dimenticandosi dello scopo finale: far emergere le proprie qualità in funzione di una prospettiva lavorativa.
Perché non piace?Il Career Day non è un evento per trovare amici e i recruiters non sono nemmeno dei confessori. Ottimo mostrare la propria personalità, ma il tutto deve essere adattato al contesto lavorativo.

5- Il contrattualista
Questa tipologia di candidato è la più agguerrita, pronto a sviluppare strategie napoleoniche per vincere la propria guerra. Durante il colloquio fa paragoni con le proposte degli altri stand, confronta il modo in cui è stato trattato/l’offerta economica/le prospettive di carriera come leva perché gli venga offerto di più, perché sia trattato meglio, per mettere in difficoltà il recruiter.
Perché non piace? Se un po’ di strategia e furbizia è apprezzata, questo approccio aggressivo ha senso solo se il candidato ha davvero un CV d’oro. Se non è così il tutto suona incongruo e un po’ ridicolo.

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