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Vertenza di Suez: si pronuncia il Governo italiano

1 agosto 1956

Il Consiglio dei Ministri dirama un comunicato in cui si stigmatizzano eventuali danni che «potrebbero derivare all'economia italiana relativamente alla situazione creatasi in privati cittadini nel caso in cui le condizioni nelle quali si è svolto finora il traffico a traverso il Canale di Suez venissero alterate». L'attenzione posta immediatamente alla dimensione economica si spiega tenendo presente che l'Italia usufruisce del Canale in misura dell'8 per cento del tonnellaggio totale, con 7.341.000 di tonnellate di petrolio giunte nel 1955 ai nostri porti da Porto Said.
Questo fatto di insistere sempre sulla dimensione economica accanto alla dimensione politica del problema Suez va tenuto presente in quanto veramente decisivo: intanto, è fuor di dubbio che una chiusura del Canale metterebbe a dura prova la struttura del commercio italiano e quindi la sua economia. Tale pericolo va scongiurato, e allora l'azione della diplomazia italiana va valutata rapportandola a questo imprescindibile dato di fatto: si tratta di realizzare un difficile equilibrio che permetta di non offuscare neanche per un attimo l'immagine che in Egitto si ha dell'Italia per non subire ritorsioni (dimensione economica), e al contempo non strappare con gli alleati occidentali (dimensione politica). In questo periodo, l'ENI di Mattei sta realizzando diversi importanti affari proprio in Egitto: costante deve essere dunque l'attenzione verso il colonnello Nasser.

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