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Il V congresso del Movimento Sociale Italiano

24 novembre - 26 novembre 1956

Si svolge al cinema Dal Verme di Milano il V Congresso del Msi. Vi presendono parte settecento delegati provinciali, i quali devono procedere, a conclusione dei lavori, alla elezione della nuova direzione del partito.
Nella seduta di apertura, Michelini in polemica con Almirante afferma: «Il Msi vive nel presente e disdegna l'immobilismo di un esclusivo ancoraggio al passato». A conclusione della sua relazione, Michelini fissa «i due obiettivi concreti e immediati dell'azione politica del Msi: 1) scioglimento del PCI passando a posizioni offensive contro la minaccia sovietica; 2) immediate elezioni politiche per mobilitare l'opinione pubblica ad esaltare lo spirito di difesa, alimentando con tutti i mezzi possibili la fiamma di rivolta contro lo slavismo, accesa dall'indomito eroismo del popolo ungherese».
Con l'affermazione di Almirante: «dobbiamo presentarci per quello che veramente siamo, e cioè come i fascisti della Rsi» si capisce fino a che punto arrivi la drammaticità dello scontro. «L'equivoco, cari camerati, è uno e si chiama essere fascisti in democrazia. Noi soli siamo estremisti, ed è un titolo di onore, ma anche una spaventevole difficoltà per questa democrazia, per questa Italia del dopoguerra. E il nostro coraggio, vorrei dire la nostra audacia, è consistita, nel 1946, nell'inserirci come Msi cioè come un partito operante in questa democrazia». Con queste parole Almirante, dalla tribuna congressuale, individua con molta acutezza il problema fondamentale della politica missina.
A conclusione del Congresso la mozione unitaria di maggioranza viene approvata per acclamazione senza contrasti. In essa si proclama «il lavoro soggetto dell'economia; la funzione sociale della proprietà; l'educazione dei lavoratori per renderli capaci alla coadiuzione responsabile dell'azienda; il superamento del salario con la formula associativa della cointeressenza; il potenziamento della produzione; la negazione della lotta di classe a cui si [contrapponeva] la collaborazione delle categorie produttive».
Per le elezioni del nuovo Comitato Centrale si sono presentate due liste, una capeggiata da Michelini, l'altra da Almirante. La lista di Michelini vince di stretta misura, con 315 voti validi contro 308 della lista di Almirante. Alla lista di Michelini sono quindi assegnati, con il premio del 10% spettante al vincitore, sessanta seggi nel Comitato Centrale, mentre alla lista di Almirante spettano i rimanenti 39 posti. Entrano a far parte del Comitato Centrale: De Marsanich, presidente del MSI, Valerio Borghese, 18 rappresentanti regionali, 6 di raggruppamenti giovanili, 2 medaglie d'oro, 3 rappresentanti sindacali, i 5 segretari federali di Roma, Milano, Trieste, Napoli e Palermo, nonché 11 esponenti di chiara fama.
I leader della sinistra decidono di non entrare nella Direzione, ma di rimanere comunque nel partito per continuare "la battaglia di opposizione" all'interno.

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