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Il nuovo regolamento carcerario

18 giugno 1931

Il nuovo regolamento per gli istituti di prevenzione e pena, promulgato con Regio Decreto n. 787, è la fedele traduzione dell'ideologia fascista nel settore penitenziario. Questo disegno si lega alla figura di Alfredo Rocco, ministro della giustizia dal 1925 al 1932, artefice del codice penale e di procedura penale, del testo unico di pubblica sicurezza e del regolamento penitenziario, emanati tra il 1930 e il 1931, ed è volto alla realizzazione di una struttura normativa - congeniale alle esigenze ideologiche, politiche ed economiche del regime fascista - volta alla repressione di ogni forma di dissenso sociale.
Il carcere viene a ruotare esclusivamente su tre perni: lavoro, istruzione e pratiche religiose.
I rapporti con la Chiesa sono stati un punto di forza del regime, che, con i Patti Lateranensi, ha messo fine alla "questione romana". Questo nuovo rapporto tra Stato e Chiesa si riflette anche nella struttura penitenziaria: la Chiesa, viene a far parte del sistema penitenziario, privilegiata da una normativa che prevede l'obbligo della partecipazione alle cerimonie del culto cattolico.
Il lavoro penitenziario si copre di un elevato valore di sfruttamento; esso, infatti, non è più fine a se stesso, ma reso disponibile alle Pubbliche Amministrazioni che ne facciano richiesta.
Dal punto di vista strutturale vengono apportati alcuni miglioramenti, uno dei quali è rappresentato dall'abolizione del sistema di segregazione cellulare continuo, strumento crudele che, sia pure mai completamente applicato per mancanza di idonei locali, ha caratterizzato l'ordinamento del 1891. Viene in parte mantenuto l'isolamento sia per fini sanitari che disciplinari. Eguale è il sistema delle ricompense e delle punizioni, dell'organizzazione dell'istruzione e delle regole spersonalizzanti e degradanti che si accompagnano al rituale dell'ingresso nello stabilimento carcerario. Novità è invece la comparsa della macchina della propaganda in tutta la struttura, quindi soprattutto nelle carceri minorili, ove si ritiene di meglio agire sull'educazione dei giovani criminali al fine di recuperarli alla nuova Italia fascista.

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