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Si tratta sull'entrata in guerra dell'Italia

25 agosto 1939

Viene preparato un telegramma per l'ambasciatore italiano a Berlino Attolico con cui lo si incarica di comunicare al Fuehrer che se il conflitto rimarrà localizzato l'Italia darà alla Germania ogni forma di aiuto politico ed economico che le sarà richiesto; ma se ci fosse un conflitto generale provocato dall'attacco tedesco alla Polonia, l'Italia, date le condizione di preparazione militare ripetutamente e tempestivamente segnalate agli alleati, non prenderebbe l'iniziativa di operazioni belliche. Questa comunicazione però non viene inoltrata. Infatti dopo poco tempo che Mussolini e Ciano l'hanno concordata, l'ambasciatore tedesco a Roma, von Mackensen, recapita al Duce una lettera di Hitler in cui il Fuehrer, dopo aver riepilogato le trattative con i sovietici, si scusa per non averlo informato e si giustifica dicendo che gli è mancata la visione dell'ampiezza che le conversazioni avrebbero potuto raggiungere e la certezza del successo; sottolinea i vantaggi che il patto Ribbentrop – Molotov arrecherà alla strategia tedesca e presenta la situazione dei rapporti con la Polonia come estremamente deteriorata per colpa di Varsavia; alla fine della missiva Hitler scrive: «In tali condizioni nessuno può prevedere ciò che si verificherà nell'immediato avvenire. Posso però soltanto assicurarVi che vi è in qualche modo una frontiera dalla quale non posso indietreggiare a nessun patto. Inoltre posso infine assicurarvi ancora, Duce, che in situazione analoga io recherò all'Italia una piena comprensione e che Voi potete fin d'ora essere sicuro del mio atteggiamento in ogni caso del genere».
In risposta a questa lettera viene preparata e comunicata ad Attolico perché la trasmetta a Hitler una risposta dal tono assai conciliante (è approvato il patto con Mosca), ma nella quale sono annunciate le decisioni già scritte nel telegramma che poi non è stata inoltrato: a chiusura però viene scritto, forse per indorare la pillola: «Il nostro intervento può tuttavia essere immediato se la Germania ci darà subito i mezzi bellici e le materie prime per sostenere l'urto che i franco – inglesi dirigeranno prevalentemente contro di noi. Nei nostri incontri la guerra era prevista dopo il 1942, e a quell'epoca sarei stato pronto per terra, per mare e per aria, secondo i piani concordati. Ritengo inoltre che le semplici misure militari italiane già prese ed altre da prendere in seguito immobilizzeranno in Europa e in Africa notevoli forze franco – britanniche».
Ormai a Berlino le speranze di un intervento italiano sono molto scarse. Però Hitler fa un ultimo tentativo: von Mackensen consegna, nella stessa serata, al Duce un'altra comunicazione del Fuehrer con la quale si invitava Mussolini a precisare di quali mezzi bellici e di quali materie prima abbia bisogno ed entro quale tempo, in modo che il cancelliere nazista possa giudicare se e in quale misura sia in grado di soddisfarle.

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