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L’esortazione apostolica Christifideles laici

30 dicembre 1988

Papa Giovanni Paolo II pubblica l'esortazione apostolica Christifideles laici. E' un documento lungo e ricco sia per gli elementi che raggruppa, sia per la struttura. Vi si tratta della vocazione ecclesiale dei laici nella Chiesa e di conseguenza della collaborazione tra laici e presbiteri.
Centrale nell'esortazione è l'idea della Chiesa come «mistero – comunione – missione»: «Che cosa significa la complessa parola "comunione"? Si tratta fondamentalmente della comunione con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nello Spirito Santo. Questa comunione si ha nella parola di Dio e nei sacramenti».
Leggendo tutto ciò non si può fare a meno di notare come l'esortazione si ponga pienamente in una prospettiva conciliare. Il Vaticano II ha già sottolineato l'uguaglianza fondamentale di tutti i fedeli (cfr. L.G., 37a – b), evidenziando inoltre l'importanza dell'apostolato comune a tutti i cristiani (cfr. A.A. 3a – c). La Christifideles laici, sulla scia del Vaticano II, pone l'accento sull'uguaglianza fondamentale nella comunione ecclesiale fondata sul battesimo, quindi «Proprio perché deriva dalla comunione ecclesiale, la partecipazione dei fedeli laici al triplice ufficio di Cristo esige d'essere vissuta e attuata nella comunione e per la crescita della comunione stessa». Il laico non è più situato in condizione di opposizione ai chierici, ma s'inserisce pienamente nella comunione ecclesiale. Egli è un "christifidelis" come tutti i membri della Chiesa. Anche i padri sinodali si sono posti il problema di dare una definizione del "laico" in termini positivi. Parlando di "christifidelis" si afferma che tutti i cristiani sono fedeli e tra loro alcuni sono laici.
Definire il carattere peculiare della loro vocazione, tuttavia, ha presentato difficoltà, visto che si tratta di definire il loro peculiare rapporto con la società, con il mondo, in poche parole quella che si definisce "secolarità". La figura del laico s'inserisce pienamente in quell'ecclesiologia di comunione nella cui natura si collocano ministeri, uffici, carismi.
E' nell'ambito di questa comunione che s'inserisce il rapporto tra sacerdozio comune dei fedeli e sacerdozio ministeriale: «Quando poi la necessità o l'utilità della Chiesa lo esige, i pastori possono affidare ai fedeli laici, secondo le norme stabilite dal diritto universale, alcuni compiti che sono connessi con il loro proprio ministero di pastori, ma che non esigono il carattere dell'ordine».

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